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Di cosa parlare stasera a cena

La magagna dei conti pubblici e il Tg2 anti-Europa

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

19 Febbraio 2019 alle 18:26

La magagna dei conti pubblici e il Tg2 anti-Europa

Foto LaPresse

Ronzano elitre fuori, ronza il folle mortorio...vabbè non esageriamo e lasciamo in pace Montale, però mentre ronzano un sacco di robacce giudiziarie e schifezze sovraniste ci sarebbe, nel mondo sottostante ma reale, l'economia che va proprio male. Istat racconta di ordini in calo drastico, e quindi di industria che si riassetta su livelli produttivi più bassi. Le associazioni degli imprenditori continuano a segnalare i guai incipienti, ma assieme dicono che nessuno le ascolta. Di Maio segue solo i dossier che lo interessano per la ribalta pubblica e giusto il tempo di farsi vedere un po' con le luci giuste (dai rider alla Pernigotti, dall'Alitalia all'Ilva). Per il resto è assente, lo segnala anche il combattivo e a sua volta mediatico operaio-tipo dell'Alcoa, l'azienda dell'alluminio localizzata in Sardegna e che doveva ripartire ma sempre manca un pezzetto per completare il piano. In quella zona del Sud sardo non ne possono più dei rinvii. ma non ricevono attenzione, neanche un decimo di quella riservata ai pastori. E il ritiro di Di Maio dal sostegno per la competizione regionale (ben documentato dal Foglio di oggi, in cui si dice che il ministro ha cancellato gli impegni nell'Isola per evitare di accostare la propria faccia a un altro flop) è il segno che ai sondaggi negativi seguirà anche il disinteresse del ministro per le vertenze industriali locali. Ahia.

 

L'opposizione nota il "non fare" di Di Maio e prova a ironizzarci sopra.

 

 

Ma dicevamo del crollo produttivo. Sono proprio brutti i dati pubblicati oggi.

  

E diventano anche più brutti se letti in parallelo a quelli dei conti pubblici, con la realtà che sta stracciando il buffonesco 20,4 per cento indicato dal governo come obiettivo di deficit nel 2019. Perché si viaggia verso un 2,4 per cento o anche 2,5 per cento se non peggio. Perché l'operazione quota 100, partita con una certa velocità, sta sorprendendo per la disponibilità ad accettare un trattamento meno favorevole pur di uscire dal lavoro da parte di molte persone. E quindi il carico improvviso sull'Inps e di rimbalzo sul bilancio dello stato si sta rivelando peggiore delle attese. Inoltre a ogni uscita dal lavoro corrisponde un calo di gettito fiscale, non solo perché il lavoratore non viene rimpiazzato (malgrado le chimeriche indicazioni governative sulla sostituzione piena tra uscenti ed entranti) ma anche perché, nel caso in cui si assumesse un giovane al posto di chi esce, la retribuzione sarebbe minore e probabilmente si userebbe con qualche forma di incentivazione fiscale con la conseguenza di ridurre le entrate per l'erario.

 

Con il voto che vincola un gruppo di senatori ai quali dovrebbe essere riconosciuta doppiamente la libertà di giudizio (perché sono parlamentari e perché fanno parte di una commissione con speciali compiti giurisdizionali) ha perso la democrazia, che non ha neppure giocato. Mentre si dimostra che i capi bastone (cioè lo stesso Di Maio che ne parla) contano poco perché non hanno una linea non perché non vorrebbero imporla. Si potrebbe dire che non hanno una linea ma la impongono lo stesso.

 

Parlate anche di Salvini, perché è lui ormai il personaggio interessante. I 5 stelle annaspano, hanno esaurito le carte politiche, i sondaggi sembrano ancora fin troppo generosi e soprattutto non hanno più argomenti spendibili sulla grande ribalta (fatto e annunciato il reddito di cittadinanza la più prosaica fase della gestione porta meno consensi, anzi ne toglie...). E allora Salvini che vuol fare, cosa sa fare? Vabbè, proviamo a cercare una piccola spia di qualcosa che potrebbe succedere, perché di fronte al possibilo sblocco della partita sulla Tav grazie a un provvido intervento delle autorità europee il ministro dell'interno ha avuto la saggezza di notare come "l'UE una volta tanto ne abbia fatta una giusta". Allora, nel mondo salviniano questo riconoscimento pesa e vedrete che non è stato casuale. Comunque gli sviluppi sulla Tav, con la decisione sui contratti da far ripartire, sono interessanti. 

 

Brexit infinita e tentativi di risolvere l'impossibile. Comunque May ci riprova e va a fare due chiacchiere a Bruxelles. Intanto scappano anche quelli di Honda e dolorosamente licenziano in UK. Tuttavia, se scappano le grandi aziende e si portano via le fabbriche ai brexiteers resta il conforto di un tetragono Tg2 anti-Europa (ma neanche Salvini è più tetragono, come si diceva)

  

Gli arresti dei genitori di Matteo Renzi: ci sono le carte, copiosamente uscite dalla procura, e ci sono le scelte politiche di schieramento. Certo, qualche colpa giustizialista la hanno tutti i protagonisti della vicenda politica recente, comunque Renzi ha risposto, ha preso posizione, ha chiarito che lui non si farà travolgere. Insomma, da ora in avanti l'intensità dell'interesse per questa storia di fatture e società chiuse in gran velocità è destinata a scendere

  

Accordo fatto, senza medagliette per nessuno, sull'ormai notissima questione del pecorino. 80 centesimi al litri da subito per il latte e poi a 1 euro. Il mercato, d'altra parte, con queste cose c'è sempre entrato poco, perché sono tantissime le variabili esterne capaci di avere influenza sul prezzo. E quindi festeggiamo la pace e, a cena, grattiamo un po' di pecorino. 

  

E in USA c'è Bernie Sanders di nuovo in campo, col suo socialismo all'americana e il suo LEU-ismo distruttore dei Dem. Trump, salvo scivoloni, si ricandida e quindi torna lo schema delle estreme che si aiutano a vicenda

 

Vicenda locale, ma che illumina sui tanti business laterali rispetto alla raccolta dei rifiuti. Poi qui guardate chi sono i protagonisti e potrete smontare un po' di luoghi comuni sui soliti noti dei reati ambientali. In più metteteci il totale blocco decisionale e operativo del comune di Roma, dopo le dimissioni dell'assessora Montanari (la preferita dell'ormai scontento Beppe Grillo) e mentre l'amministratore delegato dell'azienda comunale dei rifiuti se ne sta asserragliato a resistere ai tentativi di mandarlo via.

  

La morte di Karl Lagerfeld.

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