Il populismo bancario di Jerry Calà e la circolare di Salvini sui migranti. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

5 Luglio 2018 alle 18:10

Il populismo bancario di Jerry Calà e la circolare di Salvini sui migranti. Di cosa parlare a cena

Viminale. Matteo Salvini incontra il vicepresidente del Consiglio di Libia Ahmed Maitig (foto LaPresse)

Jerry Calà è stato un fantastico ragazzo del Pony Express a girare per Milano sulla sua Vespa ("Non son bello ma...Piaggio"), simbolo di chi le provava tutte, coltivando ancora un po' di speranza, per fare qualche soldo da ragazzo negli anni Ottanta e poi provare a fare altro nella vita. Col mito da yuppie di Gianni Agnelli o con gli amori anni Sessanta rivisitati filologicamente dai Vanzina. Vabbè, con l'età poteva diventare un guru, un Tiziano Terzani, un Celentano, invece si è buttato sul populismo bancario (è andata meglio o peggio?).

 


 

Parentesi: i soldi per le banche non provengono dal bilancio corrente, sono garanzie o emissioni specifiche di bond (i Tremonti e poi i Monti-bond), non levano risorse a partite correnti di bilancio, e sono serviti a evitare fallimenti di cui sarebbero state pesantissime le conseguenze per famiglie e imprese.

 

Ovviamente una scemata non poteva restare orfana di Luigi Di Maio, che si è precipitato a sostenere l'affermazione di Calà, ma ci risparmiamo il suo tweet scemotto, in cui cerca di fare il simpatico con espressioni che non gli appartengono e quindi suonano subito male.

   

Intanto si notano movimenti nello scenario politico, con un crescente nervosismo leghista sul decreto dedicato da Di Maio ai contratti di lavoro. C'è perfino chi crede che la scelta cgiellina dei 5 stelle serva, se dovessero arrivare alla rottura con la Lega, a preparare un possibile riposizionamento futuro verso un nuovo tentativo di collaborazione con parti del Pd.

  

Matteo Salvini invece sembrava intenzionato a passare qualche giorno o forse qualche ora di silenzio, non di assenso ma  di dissenso. Insomma a tacere senza acconsentire e rimuginare sulla magistratura che insegue i saldi attivi dei conti correnti leghisti. Ma niente da fare, il ministro dell'Interno non frena e rilancia la sua campagna preferita, quella di maggiore effetto propagandistico, e diffonde il documento con cui chiede alle prefetture di applicare più severità nei controlli sui migranti e più selettività nelle risposte alle domande di asilo.

 

Mentre da parte 5 stelle (ah, c'è qualcosa a che fare anche con ciò che dicevamo più su) scarso sostegno nella battaglia contro i migranti e invece ecco la sortita del ministro della giustizia Bonafede, in difesa dei magistrati ma soprattutto puntuto verso Salvini.

 

Tra i tanti dati, tutti interessanti, del prezioso rapporto Inps (ai giornalisti: tenetelo sul tavolo, pronto per qualunque occasione) eccone uno che fa davvero spavento e che dovrebbe essere volantinato fuori dagli studi dei talk-show o diffuso in diretta con un blitz mentre i soliti parlano di pensioni e di giovani (notiamo però che, come potremo confermare poche righe più giù) nell'hashtag alligna l'errore).

 


 

L'Europa cede sulla tutela del diritto d'autore. Parlatene a cena, anche se più che una decisione è una marcia indietro. Il punto è nella rinuncia alla difesa di un fondamento della nostra civiltà, il diritto d'autore, ovvero l'unica cosa che protegge e soprattutto valorizza i risultati della creatività, ovvero, visto che va di moda parlane in questi anni, del maggiore ascensore sociale che esista. Il voto che ha sancito la rinuncia europea ha visto protagonisti i vari partiti e movimenti genericamente sovranisti ma non è mancato qualche voto da centristi e socialisti e da alcuni parlamentari italiani del Pd.

 

E' chiaro che, malgrado gli sforzi acculturanti di Luca Bergamo, nella giunta Raggi non amano l'arte contemporanea e non capiscono cos'è il genio creativo. Così, come sempre succede a chi non capisce, prendono a odiare e a perseguitare. Succede ovviamente anche con quelle spiazzanti opere un po' concettuali, un po' arte povera, un po' post-industriali, che sono i cerchi di vernice attorno alle buche delle strade romane. La persecuzione, questa volta, si realizza con le multe.

 

Ieri ci eravamo associati agli auguri filo-americani per il 4 luglio mandati dal prof. avv. e, forse per l'entusiasmo patriottico, forse per rimbambimento, forse per crassa ignoranza, ci era sfuggito l'errore nell'hashtag, che poi ha evidentemente condannato il tweet da Palazzo Chigi a restare nel limbo di Twitter, sfiorando invece tutti gli altri tweet, quelli con hashtag corretto. E quindi eccoci a recuperare il 5 luglio dando il giusto riconoscimento a chi si è letto attentamente il tweet e ha scovato il grave errore. 

 


 

Ah ecco, ci sta benissimo qui parlare delle prove Invalsi, non esaltanti per il Mezzogiorno e discrete invece nelle regioni settentrionali. Ci vogliamo leggere anche qualche sovrapposizione con le mappe del consenso politico? O con la qualità della nostra classe dirigente? Proviamoci, stiamo a cena e ci sentono solo gli amici.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    05 Luglio 2018 - 19:07

    Ma la Lega non era per l'abolizione dei prefetti?

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