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La risposta (seria) del Guardian al “fascistometro” della Murgia

Il quiz sul populismo è stato ideato da un gruppo di accademici che studiano l'argomento nelle università di tutto il mondo per capirne le cause e le conseguenze

21 Novembre 2018 alle 15:08

La risposta (seria) del Guardian al “fascistometro” della Murgia

La copertina del quiz del Guardian

Solo quattro spunte, tra cui “Basta con quelli che dicono NO a tutto” o “Sarebbe meglio aiutarli a casa loro”. Risultato: democratico incazzato, secondo il fascistometro pubblicato sull'Espresso da Michela Murgia il mese scorso. Non c'è male. Eppure è proprio così che si comincia, bacchetta la Murgia, a diventare fascisti. Il fascistometro che ha fatto tanto discutere nelle passate settimane – e che in fondo è soprattutto una trovata pubblicitaria in vista del lancio del nuovo libro della scrittrice sarda – “è una raccolta di 65 frasi veramente pronunciate da politici negli ultimi vent'anni. Potrebbero essere state dette dalla stessa persona, ma alcune le ha pronunciate Salvini e altre Serracchiani”, ha spiegato la scrittrice a Circo Massimo, su Radio Capital. Quel test però ha fatto storcere il naso a tutti, da Massimo Gramellini sulla Stampa (“Risulto appartenere al profilo ‘protofascista’ perché ho spuntato alcune voci che consideravo ovvie, che in Italia ci sono troppi parlamentari: il doppio degli Stati Uniti, cinque volte più popolati di noi. O che la gran parte dei richiedenti asilo sono migranti economici e non rifugiati politici”) a Francesco Maria Del Vigo sul Giornale (“Secondo il Murgia-pensiero tutto ciò che non è ipocrita melassa radical chic è fascismo”) e persino i militanti di Casapound, “indignati perché risultavano fascisti solo al 47 per cento”.

   
I test fanno tanto “Top Girl”, ma gli engagement editor (esistono davvero) dicono che sono una cosa buona per aumentare l'interazione con i lettori. Allora, se proprio tocca farli, consigliamo ai nostri colleghi e competitor di dare un'occhiata a quello che ha pubblicato il Guardian: “Quanto sei populista?”. Un sondaggio che ci piazza sul piano cartesiano tra gli estremi marcati da Sanders in alto a sinistra e Donald Trump in alto a destra, ma che dà anche la possibilità di non essere definiti populisti (in un range che oscilla tra Obama e Merkel). A differenza del giochino della Murgia, in cui si può risultare solo fascisti, il quiz del quotidiano britannico è una cosa seria: è stato ideato dal “Team Populism”, un gruppo di accademici che studiano l'argomento nelle università di tutto il mondo per capire le cause e le conseguenze del populismo. “Cerchiamo di scoprire perché alcuni partiti, leader o movimenti populisti hanno più successo di altri”, spiega il team “La nostra argomentazione generale è che il populismo è meglio inteso come una combinazione di questioni individuali e contestuali ('lato della domanda') e una disponibilità di leader di successo ('offerta')”. 

 

 

Le risposte al test sono aggregate per posizionare ciascun partecipante su una matrice che combina il populismo e l'ideologia convenzionale sinistra/destra. Il modello si basa sulla cosiddetta “definizione ideazionale” del populismo, usando le definizioni degli scienziati politici Cas Mudde, professore all'università della Georgia, e Kirk Hawkins, professore associato alla Brigham Young University. Hawkins è fra l'altro uno dei quattro accademici che hanno contribuito a costruire il sondaggio. Il collocamento dei leader politici sulla matrice è stato fatto chiedendo a esperti di ogni politico di completare il test come se fossero quel politico. Per renderlo più affidabile, è stato chiesto a diversi esperti – accademici e giornalisti – di completare il sondaggio per ogni politico e fornire una media delle loro interpretazioni.

Enrico Cicchetti

Enrico Cicchetti

Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti

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