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Lucca Comics & Games, sessant'anni di rivoluzione nerd
Oggi fumetti, videogiochi, cosplay e giochi di ruolo sono diventati fenomeni culturali di massa, e non bisogna più vergognarsi di essere nerd. Il sessantesimo anniversario di Lucca Comics & Games racconta questo: una trasformazione che riguarda non soltanto l'intrattenimento, ma intere generazioni di appassionati

C'è stato un tempo in cui essere nerd non era esattamente qualcosa di cui vantarsi. Leggere fumetti, collezionare action figure, appassionarsi ai mondi fantastici o trascorrere interi pomeriggi tra videogiochi e giochi di ruolo significava spesso appartenere a una nicchia, oltre a essere considerati veri e propri outsider, additati come “strani”. Passioni da coltivare in piccoli circoli, talvolta quasi di nascosto, lontano dai riflettori di una cultura che faticava a riconoscerne il valore. Oggi, invece, essere nerd è diventato persino cool. E Lucca Comics & Games, che nel 2026 celebra sessant'anni di storia, è probabilmente uno degli osservatori più significativi di questa straordinaria trasformazione.
Quando, nel settembre del 1966, il Salone Internazionale dei Comics approdava per la prima volta nella città toscana, il fumetto era ancora considerato da molti un linguaggio minore, un prodotto destinato prevalentemente all'infanzia. Non a caso, proprio in quegli anni, studiosi e intellettuali come Umberto Eco contribuivano a rivendicarne la dignità culturale. Sessant'anni dopo, quei linguaggi un tempo marginali occupano il centro dell'industria dell'intrattenimento, influenzano cinema, televisione, moda e costume, e contribuiscono a definire l'identità di milioni di persone.
Ma a cambiare non sono state soltanto le storie: è cambiato soprattutto il pubblico. Le comunità degli appassionati, un tempo relativamente separate, hanno progressivamente abbattuto le proprie barriere, diventando sempre più trasversali e intergenerazionali. Oggi si può essere contemporaneamente lettori di manga, cinefili, videogiocatori e appassionati di giochi da tavolo. E soprattutto, quelle passioni che in passato potevano generare imbarazzo sono diventate qualcosa da esibire con orgoglio.
Lo dimostra proprio l'edizione del sessantesimo anniversario, intitolata significativamente Legacy, l’eredità che questo mondo porta con sé generazione dopo generazione. A Lucca si incontrano autentiche leggende del fumetto come Frank Miller, che ha rivoluzionato l'immaginario supereroistico americano, e Go Nagai, padre di Devilman, Mazinger Z e Goldrake, accanto a Claudio Castellini, autore del manifesto ufficiale e primo italiano ad aver lavorato in America con la Marvel, e ancora il canadese Seth, protagonista del fumetto d'autore contemporaneo, ospite di Coconino Press. Per la prima volta c’è l'Artist Alley di Scott's Collectables, che porta a Lucca un nuovo spazio di incontro diretto tra artisti e pubblico, e poi infiniti altri editori: tra i molti, da citare Tunué che porta la sperimentazione grafica di Jesse Lonergan con il suo Drone, Panini Comics che celebra i trent'anni di PK, anche con la presenza di Corrado Mastantuono. E ancora Carmine Di Giandomenico che presenta invece il suo passion project Manaya con SaldaPress, e Hollow Press con artisti come Tetsunori Tawaraya, Spugna e Pastaacolazione, quest'ultimo vincitore del Premio Self Area 2026 con Dust Marrow. Autori, stili e generazioni differenti, accomunati da un riconoscimento artistico che soltanto pochi decenni fa sarebbe stato difficilmente immaginabile.
Ma la trasformazione della cultura nerd è ancora più evidente osservando ciò che accade al di fuori del fumetto. Il padiglione Funko è ormai immancabile, con i suoi oggetti da collezione diventati autentici fenomeni di costume, i trent'anni di Pokémon celebrati con una gigantesca area tematica nella Palestra Bacchettoni (e, per chi conosce questo mondo, il fatto che The Pokémon Company abbia scelto proprio una palestra per la location di quest’ano fa sorridere) e la spettacolare capsula del tempo di LEGO, un progetto destinato a essere riaperto nel 2086, raccontano un mondo in cui il gioco non appartiene più soltanto all'infanzia, ma accompagna intere generazioni. Così come immancabile è il vastissimo universo del gioco, dal videogioco al gioco di ruolo e da tavolo, e quello del cosplay, capace di trasformare le strade di Lucca in un palcoscenico collettivo.
Anche il cinema testimonia questa contaminazione: dal premio Oscar giapponese Hirokazu Kore-eda, arrivato con Look Back, adattamento del manga di Tatsuki Fujimoto, all'universo di Harry Potter presente con una grande esperienza in piazza San Michele in attesa dell’arrivo della serie su HBO Max a Dicembre, fino alle inquietanti Backrooms, protagoniste dell'esperienza immersiva di I Wonder Pictures, senza dimenticare la serialità italiana della serie diponibile su Sky e Now Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883. Mondi differenti, ormai parte di un immaginario collettivo che supera generazioni e confini culturali.
Dietro questa complessa macchina c'è sempre il lavoro di tante persone e dell’organizzazione Lucca Crea, capace di trasformare ogni anno un'intera città in un luogo d'incontro tra industrie creative, autori e appassionati. Ma il riconoscimento forse più significativo di questa lunga evoluzione è arrivato proprio in questi giorni: il 29 ottobre, a Palazzo Guinigi, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il sindaco di Lucca Mario Pardini hanno firmato l'accordo per la nascita del nuovo Museo del Fumetto, che avrà sede nell'ex Manifattura Tabacchi. Un'istituzione dedicata non soltanto alla Nona Arte, ma anche all'illustrazione, al gioco, all'animazione e ai linguaggi multimediali, con l'obiettivo di conservarne e valorizzarne il patrimonio, in un passaggio dal valore fortemente simbolico che dimostra come ciò che un tempo veniva considerato una sottocultura trovi oggi pieno riconoscimento istituzionale, diventando patrimonio artistico da studiare e tramandare alle generazioni future.
Allora, andando a ricercare la più grande eredità di sessant'anni di Lucca Comics & Games, forse è questa: non soltanto aver contribuito a trasformare passioni considerate marginali in fenomeni culturali riconosciuti, ma aver accompagnato un cambiamento ancora più profondo nel modo di vivere la propria identità. Perché, in fondo, essere nerd non significa più necessariamente sentirsi diversi dagli altri. Significa appartenere a una comunità, riconoscersi attraverso le storie e, soprattutto, non avere più paura di mostrare ciò che si ama. E quella che un tempo poteva sembrare una debolezza, oggi è diventata per davvero una forma di orgoglio collettivo.