Roma ritrova Sant’Ivo alla Sapienza, il gioiello nascosto di Borromini

Dopo anni di chiusura e un lungo restauro riapre al pubblico una delle perle del Barocco romano

27 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 15:06
Per vederla da vicino bisogna varcare il portone del Palazzo della Sapienza, in corso del Rinascimento, e attraversare il cortile. Eppure Sant’Ivo è una delle sagome più riconoscibili del panorama romano: basta alzare lo sguardo sopra i tetti del centro storico per scorgere la sua lanterna e la cuspide a spirale che si avvita verso il cielo, come un faro. Dopo anni di chiusura e un lungo restauro, il capolavoro di Francesco Borromini torna aperto al pubblico.
La storia della chiesa è legata a quella dell’antica università romana. Fu Borromini, nominato architetto della Fabbrica della Sapienza da Urbano VIII, a dare forma alla chiesa universitaria, consacrata da Alessandro VII nel 1660. Il palazzo che la circonda ha ospitato l’Università di Roma dal Quattrocento fino al 1935, quando è diventato sede dell’Archivio di stato. 
Negli ultimi anni Sant’Ivo è rimasta perlopiù inaccessibile, a causa dei danni provocati dal terremoto del 2016. I lavori sono stati sostenuti con i fondi del Pnrr, nell’ambito dell’investimento Caput Mundi, e la riapertura è stata resa possibile da un accordo tra l’Archivio di stato e la Diocesi di Roma. 
Il restauro restituisce l’interno nella sua veste originaria: un bianco quasi assoluto, giocato sui contrasti di luce e ombra, sulle profondità degli stucchi, su una geometria complessa e insieme rigorosa che ha fatto discutere per secoli studiosi e architetti. Uno spazio grandioso e discreto allo stesso tempo, che sembra moltiplicarsi a ogni passo verso il centro della cupola.