Dai giovani designer alle famiglie, chi va a caccia del manifesto d’epoca

In un’èra in cui la pubblicità viaggia su maxischermi e smartphone, le affissioni cartacee d’un tempo, spesso piccole opere d’arte, stanno vivendo una nuova giovinezza come elemento d’arredo. Viaggio in una galleria milanese specializzata

24 OTT 26
Quindicimila manifesti d’epoca, tutti originali, di un periodo che va dalla fine dell’Ottocento agli anni ‘80 del ventesimo secolo. Tutto questo è Milano Manifesti, galleria specializzata nella vendita e nel noleggio di questo articolo particolarissimo. Un mondo in cui ci inoltriamo facendoci largo fra espositori e pareti tappezzate spesso di piccoli capolavori. Ad accompagnarci è il titolare, Andrea Re. Ci troviamo nel quartiere Isola, ovviamente a Milano. “Tutto deriva da una collezione trentennale che ha iniziato mio padre, Edoardo, e che continuiamo ad arricchire”.
Una clientela, quella di Milano Manifesti, che si va ampliando. “Parallelamente a un mercato di collezionisti appassionati che vengono qui già con una consapevolezza di quello che hanno attorno, ci sono tanti giovani curiosi che magari vogliono mettere qualcosa alla parete e sono attirati soprattutto da manifesti cinematografici o musicali o di design”. Ci racconta ancora Re che si va dai giovani designer in carriera “a normalissime coppie o famigliole che vogliono arricchire la propria casa con qualcosa di bello”.
Guardandoci intorno, ci vediamo circondati da manifesti di ogni tipo: da quelli musicali e cinematografici a cui Andrea ha già accennato, a quelli pubblicitari e politici. “Devo dire che attirano molto sia il manifesto politico, sia quello musicale, sia quello cinematografico. Tra i giovani la locandina cinematografica va molto”. Anche per una questione di spazio: la locandina, essendo stretta e lunga, sta un po’ dovunque. E la politica? “Ci sono tanti giovani che comprano manifesti politici, soprattutto di sinistra, mentre quelli dell’altra parte è un po’ più difficile venderli”.
Il prezzo di un manifesto originale (si badi: non di una riproduzione) può variare assai. “Si va dai cinque o dieci euro di qualche locandina o stampa sulla vecchia Milano fino a migliaia di euro per un’opera di Leonetto Cappiello o Jules Chéret”. Nella determinazione del valore di un’affissione le variabili che entrano in gioco sono tante. Le principali sono l’epoca, l’autore, il tipo di stampa (litografia e serigrafia le più preziose), le condizioni del manifesto. Non la grandezza: “Esistono manifesti piccoli che costano cinquemila euro, e dei 140 cm per 200 che ne costano cinquanta”.
Insomma, la richiesta c’è: perfino in un’epoca come questa, in cui la pubblicità viaggia sui maxischermo e sugli smartphone e il compito del manifesto cartaceo sembrerebbe essersi ormai esaurito. “Io credo – ci conferma Re – che siamo arrivati a un livello tecnologico così avanzato che sia tornata, stia tornando e tornerà la nostalgia di toccare, annusare il manifesto di carta”. E magari di appendersene uno nella propria casa.