“Siegfried” a Roma. Un atto per darsi un bacio: l’inevitabile bellezza del dramma wagneriano

Un magnifico Wotan, bene Harding sul podio. Musica bellissima, ma per forgiare una spada o darsi un bacio serve quasi un atto intero

23 OTT 26
Immagine di “Siegfried” a Roma. Un atto per darsi un bacio: l’inevitabile bellezza del dramma wagneriano

credits ANSC©MUSA

Pronti, via: Mime (la voce è del tenore Wolfgang Ablinger-Sperrhacke) batte invano sull’incudine la spada che dovrebbe permettere a Sigfrido (non Ranucci, eroe senza paura e ormai senza Report) di uccidere il drago Fafner, rintanato nella sua caverna, e di procurargli l’anello, quando Daniel Harding, direttore musicale dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, scende incupito dal podio e interrompe il Siegfried, seconda giornata dell’Anello del nibelungo di Richard Wagner, che inaugura la nuova stagione ceciliana. Siamo a Roma, al Parco della musica, e un coup de théâtre in queste situazioni non ci sta male. Sulle prime il pubblico non comprende. Avverte un suono grave e insistente di fondo (era, si scoprirà poi, una sorta di interferenza dei microfoni), che si confonde con le cupe battute della partitura wagneriana. Qualche minuto di silenzio, brusio in sala, luci basse. La spalla dell’orchestra Carlo Maria Parazzoli va dietro le quinte e tutto sembra risolto. Si riparte da capo e per cinque ore c’è solo Wagner.
Sin qui i disguidi; ora ciò che funziona. Wagner chiede voci che sappiano dare peso a ogni parola del testo tedesco. Michael Volle è Wotan nelle vesti del Viandante e sembra, nel fisico e nella voce, l’incarnazione del dio. Sempre presente, mai un calo di intensità, una sbavatura o un’indecisione. Imponente, tedesco fino al midollo, ha raccolto l’applauso meritatissimo in sala e poi a cena, dove, entrando, ha chiesto una birra suscitando le risate di chi gli stava vicino. Clay Hilley, il tenore americano che sui social canta le stroncature ricevute (la serie si chiama “Bad Reviews Sung Well”), è un Sigfrido convincente, e ne rende bene la purezza. E’ scherzoso senza scadere nel banale quando prova a imitare il canto dell’uccello con lo zufolo di canna, e credibile nei momenti concitati e nel lungo duetto del terzo atto con Brunilde. Il soprano svedese Elisabet Strid, Brunilde, avrebbe forse potuto osare di più nella varietà timbrica, invece di attestarsi su un forte arrembante. Ottima l’orchestra, che rende benissimo il respiro sinfonico wagneriano, e Harding la governa con sicurezza. Ne esce un’interpretazione coerente e seria, e un’esecuzione bella, in una città dove il Ring ha avuto come direttore Wilhelm Furtwängler con l’Orchestra della Rai, nel 1953.
La regia non aggiunge granché: è quasi statica, con pochi cambiamenti da un atto all’altro, e finisce per complicare ancora di più la vita ai cantanti, collocati in alto, lontani dal pubblico e costretti a bucare il muro di suono dell’orchestra. Perché non proporre il Ring in forma di concerto, come l’Accademia aveva già fatto tra il 1988 e il 1991, un titolo per stagione, con Giuseppe Sinopoli sul podio? A lui sono dedicate una mostra fotografica nel foyer della Sala Santa Cecilia e la proiezione, in Sala Sinopoli, di “Il ghiaccio in tasca. Mio padre Giuseppe Sinopoli”, il documentario del figlio Giovanni presentato alla Festa del Cinema.
La sala è esaurita. Qualcuno sonnecchia. Wagner è un cliente difficile da sostenere. Nelle pause, nei diversi punti ristoro (tocca rifocillarsi anche nelle maratone musicali), l’obiezione è la solita: musica bellissima, ma per forgiare una spada o darsi un bacio serve quasi un atto intero. Obiezione che dimentica la famosa “arte della transizione” tanto cara a Wagner: ogni mutamento d’animo deve essere preparato fino a diventare inevitabile. Il terzo atto di Siegfried arrivò dopo un’interruzione di dodici anni, nei quali Wagner compose Tristano e i Maestri cantori. La lunga scena che segue il bacio è il tempo che serve ai personaggi wagneriani per cambiare. Anche quell’intoppo iniziale potrebbe essere un misterioso e necessario scherzo del compositore tedesco.