Maria Carmela Sciacca, il “Genius loci” della più antica libreria di Sicilia

"Gli interni sono stati riprogettati dall’architetto Marco Terranova, che ha disegnato gli spazi e gli scaffali sulle nostre indicazioni per adattarli al gusto contemporaneo. Lo spirito, però, è rimasto uguale". Intervista

Immagine di Maria Carmela Sciacca, il “Genius loci” della più antica libreria di Sicilia
Non si sa se lo spirito buono di Romeo Prampolini, dalla barba bianca, si aggiri ancora tra le mura di questa libreria, ma si sa che è la più antica in attività della Sicilia tutta. Reca ancora la storica insegna Legatoria Prampolini di quando venne aperta a Catania nel 1894, in via Vittorio Emanuele II al numero 333, da dove non ha mai traslocato.
Quel che è pure acclarato, e all’epoca dovette conferirle un certo crisma di originalità, è che la Legatoria fu fondata da una donna, Vittoria Tirelli in Prampolini, mamma di Romeo. Ogni storia più che centenaria contempla alterne vicende e questa non fa eccezione: nel 2018, quando rischiava la chiusura definitiva, l’esercizio fu rilevato dalle sorelle Sciacca, Maria Carmela e Angelica, già titolari della libreria Vicolo Stretto nel centro cittadino. Adesso, otto anni dopo, possono dire di avercela fatta: la Prampolini, che ospita pure una caffetteria, gode di ottima salute, ha una clientela affezionata ed è riconosciuta “patrimonio immateriale” di Catania. Maria Carmela tuttavia, per essere davvero soddisfatta, vorrebbe realizzare un ulteriore desiderio.

Cosa le manca?
Una fotografia di Romeo Prampolini. Morì nel 1974 e fra le persone di una certa età lo ricordano in tanti. Non fu solo un libraio ma un editore, un promotore della vita culturale catanese. Lui abitava sopra questi locali e organizzava tutti i giovedì un tè letterario per soli uomini frequentato da importanti intellettuali. Catania, si sa, ha sempre coltivato un fervore culturale proiettato sul panorama nazionale. Prampolini fu anche un bibliofilo importante, ma purtroppo le sue collezioni, comprendenti incunaboli e cinquecentine, andarono disperse dopo la morte della vedova Igea, che ne aveva proseguito l’attività. Mi hanno fatto la precisa descrizione fisica e caratteriale di Romeo, ma per quanto sembri strano non mi è riuscito di trovare una sola foto sua, un ritratto da appendere qui dentro. La ricerca continuerà. E chissà se prima o poi…

Quanto è rimasto della vecchia libreria?
Gli interni sono stati riprogettati dall’architetto Marco Terranova, che ha disegnato gli spazi e gli scaffali sulle nostre indicazioni per adattarli al gusto contemporaneo. Lo spirito, però, è rimasto uguale: Romeo e Igea non ebbero figli ma, come me, la volontà di tramandare una storia. Mi sento, assieme a mia sorella, un Genius loci, una custode. Sono consapevole che Amazon e le librerie di catena rappresentino i modelli prevalenti nel futuro, ma la Prampolini è uno di quei posti cui una città come Catania, malgrado i tanti cambiamenti, non potrà rinunciare perché sono parte integrante della sua identità.

È un sentimento molto coltivato?
Credo che Catania tenga a conservare, nel bene e nel male, il proprio volto. È una città che amo assai più adesso di quando ero giovanissima e animata dal desiderio di scoprire il mondo. Perciò, dopo un Erasmus a Bilbao, rimasi a lavorare tre anni in Spagna nel settore della comunicazione. Poi maturai la voglia di tornare e riallacciare i fili col passato, anche se è necessario che un libraio adatti il suo lavoro e la mentalità alle esigenze attuali.

In che modo ci provate?
Proponendo per prima cosa la relazione con i libri in uno spazio godibile, in un’atmosfera di benessere che un clic per fare un ordine su Amazon non potrà mai surrogare. Poi abbiamo aperto undici gruppi di lettura, ciascuno focalizzato su tematiche diverse, dalla poesia al viaggio, dalla narrativa alla letteratura per l’infanzia vista con gli occhi degli adulti. I workshop rispondono al gusto della lettura condivisa e offrono la possibilità di incontrarsi, di parlare di sé e ascoltare gli altri. Dieci persone che leggono lo stesso libro restituiscono dieci esperienze differenti, anche per la trasversalità dei gruppi: vi ho visto nascere amicizie, simpatie, persino qualche fidanzamento.

Chi sceglie i testi?
Esercito una soave dittatura editoriale e i lettori si fidano, anche se l’obiettivo non è mai stato quello di pretendere clientela in esclusiva: se qualcuno frequenta anche una Feltrinelli non mi sorprende né mi dispiace. Vorrei piuttosto capire che fine hanno fatto gli uomini: se i tè del giovedì di Prampolini contemplavano soltanto loro, adesso la lettura segna una netta prevalenza femminile ricalcando le statistiche nazionali. Fortunatamente però, da questo piccolo osservatorio, intravedo tra i giovanissimi una ripresa del pubblico maschile.

La Prampolini è legatoria di nome e di fatto?
No, conserviamo l’insegna a gloriosa memoria. Di rilegatori a Catania sono rimasti giusto un paio e presto o poi probabilmente non ce ne saranno più. Noi invece continueremo a fare ciò per cui tante generazioni di catanesi hanno frequentato questo posto e conosciuto questo nome. I clienti più attempati si ricordano di quando compravano i testi scolastici alla Prampolini, e un giorno una signora, forse la prima donna laureata in matematica della Sicilia, ci raccontò che l’aveva indirizzata a quella facoltà proprio Romeo intuendo la sua predisposizione. È questa la figura del libraio come la immagino io.