Alessandro Lavopa: “Nel passato di ogni famiglia c’è un’avventura straordinaria”

“Ogni atto di nascita è una macchina del tempo”. Chiacchierata con il genealogista che ha ricostruito più di cinquecento storie familiari. Dagli archivi ai discendenti degli emigrati, la scoperta delle proprie origini è un viaggio pieno di sorprese

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Ci si può trastullare con l’Intelligenza artificiale e rivestire persino i panni di un condottiero dell’antica Roma come il generale Robertus Vannaccius. Ma finché la macchina del tempo non sarà inventata esiste un solo modo per dischiudere davvero l’ermetico portone del passato personale: la ricerca genealogica sui documenti. Prima si consultavano gli archivi a caccia di presunti quarti di nobiltà, oggi si interrogano per la curiosità crescente di conoscere da dove veniamo, giacché il “dove andiamo” rimane incontestata competenza dei chiaroveggenti. L’interesse per le ricerche anagrafiche, molto evoluto in paesi quali gli Stati Uniti e la Francia, si sta diffondendo anche in Italia. Lo attesta il Portale antenati inaugurato dal Ministero della Cultura nel 2011 e lo testimonia Alessandro Lavopa, barese classe 1986, che ha fondato otto anni orsono il progetto Storie di famiglia con cui esplora il passato per recuperare gli ascendenti, tracciarne le vite, ricostruire fin dove è possibile un albero genealogico.
A che scopo sapere chi furono i propri avi?
Può avere fini pratici, di carattere amministrativo, o soddisfare la ricerca di una identità in un mondo sempre più fluido e incerto rispetto al futuro. Quasi tutti abbiamo conosciuto i nostri nonni, ma ignoriamo quasi sempre persino come si chiamassero i loro, eppure probabilmente li tennero in braccio e contribuirono a plasmarli. A ben riflettere, dunque, il filo che ci collega ai trisavoli non è remoto come sembrerebbe: sapere dove nacquero e morirono, quando si sposarono, cosa facevano per vivere spiega il nostro passato e riserva storie interessanti anche se quegli avi furono semplici contadini. Le esistenze più comuni possono essere straordinarie: già scoprire che qualcuno superò l’infanzia e procreò, a differenza di diversi suoi fratelli deceduti ancora in fasce, testimonia una stupenda avventura.
Qual è la maggiore difficoltà di una ricerca?
L’accesso ai documenti. Sia presso i comuni cui non puoi chiedere la copia integrale di un atto di nascita per uso storico, sia presso gli archivi di stato perché magari i documenti non risultano versati o digitalizzati. Ora la procedura si è persino complicata perché gli archivi hanno introdotto una tariffa onerosa per le ricerche a distanza, mentre molti piccoli comuni del Nord-Est, oberati da richieste anagrafiche di italo-discendenti, invece di cercare una soluzione chiedono fino a 300 euro per singolo documento. Così scoraggiano le domande, ma scaricano sugli utenti ritardi e inefficienze.
Chi sono i suoi clienti?
Di ogni tipo. Una quota consistente proviene dall’estero ed è quella che alimenta il “turismo delle radici” tra i discendenti di emigrati desiderosi di risalire alle origini. Collaboro anche con alcuni studi specializzati in genealogia successoria per rintracciare eventuali parenti in caso di eredità giacenti. Consiglio a chiunque riceva una email di questo genere di operare una verifica prima di cestinarla come truffaldina. Potrebbe essere addirittura genuina.
Quante ricerche ha portato a compimento?
Più di cinquecento in otto anni. All’inizio non pensavo che potesse diventare un’attività stabile, invece si è ampliata via via, anche se continuo a lavorare più con lo spirito del libero professionista che dell’imprenditore. Sono un genealogista con formazione storica.
Come l’ha maturata?
Completai gli studi a Parigi, con una laurea specialistica alla École des hautes études en sciences sociales e una in archivistica alla École nationale des chartes. Poi, volendo fare esperienza in un contesto molto differente, colsi l’opportunità di lavorare agli archivi dipartimentali delle Antille francesi e rimasi quasi tre anni in Martinica. Se avessi optato per uno stage a Parigi probabilmente sarei rimasto catturato dal fascino della città, invece stando così lontano mi montò la voglia di tornare a Bari dove avevo lasciato i genitori.
Quando nacque il suo interesse per la Storia?
In vacanza da bambino visitai un castello e pensai a quante persone erano vissute là dentro e alle vicende che nascondevano quelle mura. All’università mi iscrissi a Storia malgrado tutti mi dicessero che con quel titolo avrei potuto farci poco, perché vigeva la mentalità della “laurea utile”. Consiglio invece a ogni studente di fare ciò che gli piace: per restare soltanto alla mia disciplina, nessuno avrebbe immaginato la figura del divulgatore di successo e tantomeno quella del genealogista, anche se in Francia le ricerche anagrafiche erano già un hobby diffuso quasi quanto il giardinaggio. Potrebbe diventarlo anche in Italia: esplorare il passato è un gioco divertente perché è ricco di sorprese.
Un esempio?
Il caso di papa Leone XIV, con la scoperta che suo nonno paterno era di origini siciliane, si chiamava Giovanni Riggitano e cambiò il cognome in Prevost a causa di una travagliata vicenda sentimentale. Non sappiamo mai cosa può riservarci una genealogia. Curiosità si annidano in tutte le caselle e la lista degli antenati raddoppia a ogni generazione: alla decima se ne conta teoricamente più di un migliaio e andando indietro si scoprirebbe che un nostro nemico magari è un nostro cugino. Nei fatti, però, già risalire alla metà del Cinquecento è un risultato eccezionale.
Sogna una macchina del tempo?
Ogni atto di nascita, ogni certificato di battesimo è una macchina del tempo.