Cultura
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Scrivere, senza tv né social media. Conversazione con Ann Patchett
Le virtù del sorriso e dell’ascolto. La romanziera, saggista e animatrice culturale cerca le storie in un mondo di bontà e decenza
5 OTT 26

Ann Patchett (Getty Images)
Romanziera, saggista, animatrice culturale e titolare insieme a Karen della splendida libreria Parnassus, punto di riferimento imprescindibile della vita intellettuale di Nashville, Ann Patchett è nata a Los Angeles, dove il padre Frank era un poliziotto che ha avuto un momento di celebrità per avere arrestato sia Charles Manson che Shiran Shiran. I genitori divorziarono quando era bambina, e lei rimase con la madre Jeanne, infermiera, la quale si trasferì in Tennessee con il secondo marito, che definisce come una persona weird, traducibile in italiano come strano, ma con un connotato inquietante: racconta che l’aveva convinta a girare con una pistola quando aveva sedici anni, e attribuisce il proprio rifiuto di inviare dei messaggi con il cellulare anche al fatto che la madre fosse costretta a rispondergli nel momento stesso in cui riceveva un suo messaggio con un pager dal quale non si poteva mai separare. Di questo, però non parla volentieri.
Anna Patchett – che il 20 ottobre torna anche in Italia in libreria con il suo ultimo romanzo, La notte delle promesse, per Ponte alle Grazie, il suo editore italiano – ha un carattere deciso, ma ha la virtù del sorriso e dell’ascolto, non guarda la televisione e ignora i social media, auspicando un futuro più silenzioso, affinché soprattutto le nuove generazioni possano concentrarsi e magari leggere: “Del resto, vivo con la mia scrittura”.
Ha accettato di partecipare a questa serie di conversazioni, chiedendomi di farle le stesse domande che ho posto gli altri intervistati: “Dal confronto potrà conoscermi meglio”, mi ha detto. Inizio quindi chiedendole il suo primo ricordo.
“Mi trovo in una culla, guardo fuori attraverso le sbarre, guardo in alto verso una giostrina per neonati, la luce entra dal corridoio… ho molti ricordi precedenti a quando ho iniziato a camminare”.
Qual è stato il ruolo dei suoi genitori nella sua educazione e nelle sue scelte culturali ed esistenziali?
“Sia i miei genitori che il mio padre acquisito erano lettori. Sono cresciuta in una casa piena di libri, e intorno a me le persone erano spesso sedute a leggere quei libri, quindi da questo punto di vista i miei genitori sono stati fondamentali per la mia educazione. Non erano molto coinvolti per quanto riguardava il sapere quali lezioni stessi frequentando o se avessi fatto i compiti o cosa volessi fare all’università. Da ragazza non ero una brava studentessa ma ci mettevo molto impegno e loro – ma qui dovrei dire mia madre – mi hanno fatto capire che l’impegno era ciò che contava, non il voto. Il mio patrigno voleva che andassi alla scuola di specializzazione e prendessi un Master in Belle Arti perché era lui a desiderare un Master in Belle Arti. Voleva che io ottenessi quell’istruzione e in qualche modo la riportassi a lui, il che non era possibile. Per quanto riguarda le mie scelte culturali ed esistenziali – tali quali sono – quelle sono mie”.
Quando ha deciso di diventare una scrittrice?
“Non ho il ricordo di una decisione. Era l’unica cosa che volevo fare, e questo risale alla prima infanzia”.
Come rappresenta per lei la scrittura?
“Un privilegio. Sono fortunata a sapere cosa fossi destinata a fare della mia vita, e ancora più fortunata a poterlo fare. Non perdo mai di vista questo aspetto”.
Ha una routine quando scrive?
“Nessuna in assoluto. Si tratta solo di trovare un’idea e trovare il tempo. Il tempo è ciò per cui lotto, preferibilmente grandi blocchi, espressione con cui intendo qualche giorno di seguito. Possedere una libreria porta via molto tempo, così come rispondere a tutte le richieste. Faccio sempre fatica a riportare la scrittura in primo piano”.
Chi è il più grande eroe non celebrato della letteratura?
“Io penso che sia Grace Paley. Non è che non sia letta o dimenticata, ma ha saputo utilizzare il suo grande talento con la sua enorme dignità, era un essere umano luminoso. E questo forse è meno conosciuto e quindi apprezzato”.
C’è qualche libro che amava e che ora non ama più?
“Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey”.
C’è uno scrittore che non le piaceva e che ora ammira?
“Sinceramente non mi viene in mente nessuno”.
C’è invece qualcuno che ammira ma non è d’accordo con le sue idee?
“Ezra Pound”.
Quali sono stati i libri più importanti per la sua formazione?
“L’influenza è una questione di tempistica. Gli scrittori che mi hanno influenzato sono stati quelli che ho letto quando ero giovane: John Updike, Saul Bellow, Philip Roth, JD Salinger. Ci sono altri scrittori che amo anche di più e autori da cui vorrei essere stata influenzata, ma sono arrivata a loro più tardi”.
Ritiene che il linguaggio delle immagini stia danneggiando il linguaggio delle parole?
“E’ buffo, quando mi hai fatto questa domanda ho pensato immediatamente alla pittura e mi sono detta come può la pittura essere dannosa per le parole? Invece ho pochissimo a che fare con tutte quelle altre immagini, per paura che possano danneggiarmi”.
Cosa pensa dell’intelligenza artificiale in relazione alla scrittura? Un peccato mortale, un’opportunità o altro…?
“Leggi sopra. Non c’è nulla che io possa fare per fermarla e sembra potenzialmente così dannosa… non per me, ma per i ragazzi che stanno crescendo nel mondo cercando di trovare la propria voce”.
In una recente intervista i ha affermato: “Le persone con cui interagisco ogni giorno sono brave persone. E’ incredibilmente raro che io incontri qualcuno che non sia gentile. Ora, se guardi il telegiornale e leggi le notizie, sembra che tutti siano terribili e assassini. Ma è la differenza tra fonti primarie e secondarie. Quindi, se agisco solo in base alle fonti primarie, quello che vedo è la bontà. Capisco perfettamente che nel mondo ci siano orrori e incredibili crudeltà, ma sento anche che gli orrori e le incredibil crudeltà siano molto ben rappresentati nell’arte. E ciò che sperimento effettivamente nella mia vita quotidiana non è altrettanto ben rappresentato nell’arte”. Secondo lei, perché succede questo?
“Il conflitto è il motore della trama, ed è più facile creare un conflitto partendo da un comportamento scorretto o dalla barbarie, allo stesso modo in cui è più facile parlare degli orrori del mondo. La decenza è più sottile e complessa dell’indecenza. Ci vuole più pazienza e dedizione per trovare lì la storia”.
Nel Vangelo di Giovanni è scritto: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma le persone hanno preferito le tenebre alla luce perché le loro opere erano malvagie”. E’ d’accordo?
“Non saprei nemmeno da dove iniziare per sapere che cosa preferiscono le persone. So però cosa preferisco io: mi piace la luce”.
“Non saprei nemmeno da dove iniziare per sapere che cosa preferiscono le persone. So però cosa preferisco io: mi piace la luce”. Trump? “Un’eccezione nella storia americana, la conseguenza dei reality show”
Passiamo alla politica: ritiene che Donald Trump rappresenti un’eccezione nella storia americana o una conseguenza inevitabile?
“Un’eccezione. Ma penso che sia la conseguenza inevitabile dei reality show”.
C’è qualcosa che le piace o ammira in Trump e che i suoi avversari dovrebbero imitare?
“No, nulla”.
Personalmente credo che lui rappresenti, tra molti altri fattori, una reazione agli eccessi della cultura woke e del politicamente corretto: non tutte le persone inervistate sono d’accordo con questa mia idea, lei che ne pensa?
“E’ probabile, ma nel profondo sono un sostenitrice della cultura woke e del politicamente corretto”.
Crede in Dio? Qual è il suo rapporto con la religione?
“Credo che Dio sia la vita, quello che stiamo facendo in questo momento. Sono stato cresciuta cattolica e mi identifico ancora come tale, anche se non vado quasi mai in chiesa. Sono stata educata a una fede di servizio: aiutare i poveri, aiutare i malati, vivere con umiltà e gratitudine. Le suore della Misericordia me lo hanno impresso nella mente ed è ancora lì”.
“Credo che Dio sia la vita, quello che stiamo facendo in questo momento. Sono stato cresciuta cattolica e mi identifico ancora come tale, anche se non vado quasi mai in chiesa. Sono stata educata a una fede di servizio”
Come le sembra il primo Papa americano?
“Sono del tutto a suo favore”.
Come interpreta i continui attacchi di Trump al Papa?
“Le tenebre contro la luce”.