È morto Umberto Pizzi, il sovrano dei fotografi romani

Dai reportage in medio oriente ai divi della Dolce vita, fino alle feste romane con Dago. "Ho fotografato prima, seconda e terza repubblica, credo sempre con onestà. Ma adesso personaggi carismatici non ne vedo mica tanti" aveva detto qualche anno fa al Foglio 
29 SET 26
Ultimo aggiornamento: 09:41
Immagine di È morto Umberto Pizzi, il sovrano dei fotografi romani
È morto a 88 anni Umberto Pizzi, fotografo e giornalista. Nato a Zagarolo il 7 ottobre 1937, aveva iniziato a lavorare come fotoreporter nel 1963 per la Fao, con incarichi in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania. Tornava dai servizi della campagna Freedom from Hunger in medio oriente, lavori duri e poco pagati, quando un photo editor della Fao gli consigliò di guardare come lavoravano i fotografi romani. Passò quasi tre mesi a osservare i paparazzi di via Veneto prima di decidere che quello sarebbe stato il suo mestiere. 
Pizzi aveva fotografato miniere turche, beduini fra Giordania e Arabia Saudita, profughi curdi fra Iraq e Iran. In seguito avrebbe ricordato anche i bambini addestrati alla guerriglia e una settimana di carcere in Grecia, dopo avere ripreso un dissidente. Il passaggio alla vita romana fu anche una questione economica, i reportage non bastavano a campare e a via Veneto le fotografie si vendevano.
Non entrò però nel branco, preferiva lavorare da solo. In un'intervista al Foglio aveva detto di considerarsi un "fotografo antropologo": "Quando entri a una festa, qualunque sia l’evento, fai prima un giro. Non cominciare a scattare come un matto. Afferra il senso dell’avvenimento, studia i personaggi, trova le accoppiate giuste. La fotografia non è quella del turista che prende lo smartphone e scatta, anche se per un colpo di fortuna può capitargli di catturare un’immagine eccezionale. La fotografia non è improvvisazione ma il pensiero di colui che la fa. È il risultato di quel che vedi tu attraverso l’obiettivo e di quel che ha dentro la persona che fotografi, devi tirarlo fuori dagli sguardi, dai movimenti, dai vestiti. Se sei una persona vuota non fai fotografie ma ceramiche. Io le chiamo ceramiche"
Ha pubblicato su Time, People Magazine e Sunday Express Magazine, ha seguito i set della Dolce vita e ha fotografato intellettuali, industriali e politici. Il suo archivio ha raccolto la prima, la seconda e la terza Repubblica, insieme alle immagini del cinema italiano e delle star straniere passate da Roma. 
Dagli anni Duemila ha collaborato con Dagospia di Roberto D’Agostino e ha firmato le fotografie di Cafonal. Con D’Agostino ha pubblicato "Cafonal. Gli italioni nel mirino di Dagospia" nel 2008 e "Ultra cafonal. Il peggio di Dagospia" nel 2010.
Il Ministero della Cultura ha dichiarato il suo archivio fotografico di interesse culturale. Ad aprile Rai Cultura gli ha dedicato "Profumo di Pizzi", una docuserie in quattro puntate firmata da Fabrizio Berruti e Gianluigi De Stefano, disponibile su RaiPlay.