I viaggi, un universo di carta mentale e un mondo che si direbbe scomparso

Un libro su di sé che parla d’altro. Lo stile del racconto umile nel memoir di Gianni Sofri
26 SET 26
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Gianni Sofri (S), fratello di Adriano, insieme a Marco Pannella (Ansa)

Genio, manie, predilezioni, automatismi, amicizie, amori: frugando nella sua biblioteca, assecondando il disordine di un universo di carta mentale mai definitivamente catalogato, divagando, ricordando, dimenticando, Gianni Sofri ha scritto un libro su di sé che parla d’altro, nel suo stile o tecnica che si direbbe del racconto umile, purtroppo non abbastanza imitati (Sellerio, 300 pp., 18 euro, in libreria dal 6 ottobre). Gran bel memoir, fresco di una potente e profonda vecchiaia (Gianni è del 1936). Questo “Tempi lunghi, ampi spazi” nasce da una confessata curiosità per le vite e le storie degli altri, e si può sospettare che una biografia, specie se un frammento, sia sempre meno ordinaria e prevedibile di una vita. D’altra parte la professione o vocazione dell’Autore è quella dello storico, inizialmente del Risorgimento italiano. La sua passione è anche per le mappe, per gli ampi spazi dell’atlante geografico e dei viaggi intorno al mondo (altre vocazioni e professioni universitarie e editoriali). La storia sorretta dalla terra, il tempo che attraversa lo spazio, il paesaggio. Si tenta di cominciare da uno scaffale nella prima pagina, l’ambizione della memoria è il viaggio intorno alla propria stanza, sul modello avventuroso di Xavier De Maistre, e si è subito in Cina, 1973, ai tempi della Rivoluzione culturale annaspante e sanguinante. Siamo un anno dopo la visita a sorpresa di Nixon e Kissinger, un paio d’anni dopo il fatale volo a precipizio in Mongolia del maresciallo Lin Piao, le plus proche compagnon d’armes du président Mao (Lin Biao nuova traslitterazione). Nella visita della delegazione organizzata da una casa editrice maoista c’è un tocco di grottesco e un tanto di povero e tenero, il regalo agli illustri ospiti è una pietra per ciascuno. Una Cina che non c’è più e forse c’è stata solo nel sogno europeo di quegli anni di confusa avanguardia. 
Anche la fine, dopo un omaggio tormentato e ammirato al rinnegato Arthur Koestler, ché Gianni è comunista fino alla più intima sua fibra, con forti tentazioni umanitarie e cattoliche, ma con la testa che sorveglia il sentimento a vantaggio dell’esperienza, anche la fine è di nuovo cinese, si allarga al sud-est asiatico e all’India, racconta la formazione e le gesta leggendarie delle élite rivoluzionarie degli anni Venti e Trenta del secolo scorso, chiude il racconto ciondolante e anche intimista con intensa emozione, e un tocco perfino epico nell’evocazione, attraverso il classico “Asia ribelle” di Tim Harper, della maggioranza degli abitanti del pianeta che si rivolta contro il dominio degli imperi coloniali, guidati e sviati e edificati da Ho Chi Minh, da M. N. Roy, da Gandhi, da Nehru, da Chou En Lai, passando per tutti gli altri vagabondi, esuli e combattenti e statisti della rivoluzione mondiale, una congerie di avventurieri, militanti, idealisti e assassini che hanno liberato mezzo mondo al di qua della “linea del colore”.
Gianni Sofri ha avuto una vita di disciplina e studio, lo studio e la sua metodologia sono l’unica vera lezione che ha voglia con misura e discrezione di impartire. Ma è stato uno studioso versatile e incostante negli affetti, il contrario di un pedante, per sua e nostra fortuna, un investigatore amoroso alla caccia dei propri istinti conoscitivi, che lo hanno portato non si sa bene perché, non lo sa bene nemmeno lui e lo confessa, a conoscere molto e molto intensamente storia e geografia dell’oriente e dell’Africa. La Normale di Pisa, il curriculum, i maestri da Delio Cantimori a Franco Venturi, da Arsenio Frugoni a Ettore Passerin d’Entrèves a Arnaldo Momigliano, il forte sodalizio con Carlo Ginzburg, i viaggi nella bibliomania e nella bibliofilia, la sfrenata fantasia scatenata dall’accumulo librario, dall’ostinazione che custodisce e persevera oltre ogni cambio di residenza, ogni trasloco di tecnologie, oltre il computer e l’uso di Google. Tutto nel suo racconto è legato dalla politica e dalla solidarietà internazionale, canoni di un mondo che si direbbe praticamente scomparso, modi di sentire, pensare geograficamente e abitare con grazia, la grazia d’animo gentile di Gianni Sofri, il mondo politico com’è e come si vorrebbe che fosse.