Thélyson Orélien accusato di aver usato l’AI per scrivere il suo libro (premiato)

Un utente anonimo ha scritto su X che lo scrittore ha usato l'intelligenza artificiale per scrivere il suo romanzo vincitore del premio Fnac. Ma la domanda vera è: quando l’AI curerà il cancro diremo di no alle medicine perché non sono condite dal sudore della fronte di un oncologo?

23 SET 26
Ultimo aggiornamento: 15:17
Immagine di Thélyson Orélien accusato di aver usato l’AI per scrivere il suo libro (premiato)

A sinistra lo scrittore Thélyson Orélien (Foto Getty)

La rentrée littéraire di fine estate in Francia somiglia, nel suo hype, forse al nostro Sanremo. I libri lanciati a settembre sono quelli di cui si parlerà durante l’anno, che vinceranno i premi, che coprono le vetrine delle innumerevoli librerie parigine (se ne contano sulle 700 in città, senza pensare ai bouquiniste sul lungosenna – a Roma ce ne sono meno di 400, calcolando tutta l’aerea metropolitana). E uno dei nomi di questo “rientro letterario” è quello del trentottenne Thélyson Orélien, autore del Quebec di origini haitiane che ha scritto quattro libri di poesie. Il suo primo romanzo, C’était ça ou mourir, uscito ad agosto, ha vinto lunedì il premio Fnac ed è in lista per il prestigioso Goncourt, il Renaudout, il Femina, il Médicis e un’altra decina di premi che assicurano vendite da classifica. Lui è già andato in tutti i programmi culturali, in radio e tv, e si parla di “fenomeno della rentrée”. Il libro è l’Odissea di un giovane insegnante di Port-au-Prince che, con l’esplosione delle violenze delle gang e col suo quartiere in fiamme, fugge con tutti i suoi averi in un sacchetto di plastica. Attraverso Messico e Brasile, giungle e controlli degli agenti dell’Ice, vuole arrivare in Canada, dove vive un cugino. Una storia molto contemporanea, con tutti quei temi da “esilio e resistenza”, come ha detto France Inter, postcolonialismo e compagnia.
E così, mentre i francesi si preparano, come sono abituati a fare, a francesizzare e accogliere l’autore di successo, qualcuno dice di aver scoperto che il libro di Orélien è stato scritto con l’intelligenza artificiale. Un utente anonimo su X ha scritto di aver utilizzato un software, Pangram, che serve per rilevare testi e contenuti generati da modelli linguistici artificiali. Secondo l’utente analizzando molti brani di C’était ça ou mourir il software avrebbe deciso: “è 100 per cento AI”. L’editore Grasset ha dichiarato subito, trumpianamente: “fake news” e “teoria del complotto”. L’autore, intervistato da Libération, che oggi gli ha dedicato la prima pagina, ha spiegato di amare da sempre “la creazione e la scrittura, non vedo quindi perché dovrei ricorrere a una macchina”. E ha voluto sottolineare che il ritmo e le immagini del libro sono legati alle sue tradizioni haitiane e caraibiche, e che quindi i “software occidentali” di rilevamento dell’AI non riescono ad analizzarne le peculiarità stilistiche. L’ha definita una “campagna d’odio”, “un attacco razzista”. Non si capisce, nella sua accusa, se sia razzista il software o l’utente di X.
Ma questo dà da pensare, perché è solo l’inizio dei finti o veri smascheramenti, delle accuse nei corridoi del Ninfeo, nelle sale riunioni di Segrate, già grondanti di gelosie. E gli autori saranno costretti a portare i loro taccuini scritti a penna per ottenere la bottiglia di Strega (e torneranno così i falsari, le foto dei manoscritti vicino alle copie di Repubblica, come Moro). Ma la domanda vera è: e se il libro in lista al Goncourt fosse stato davvero scritto con l’AI? Nessun premio? Anche se il libro piace lo stesso ai lettori? Quando l’AI curerà il cancro diremo di no alle medicine perché non sono condite dal sudore della fronte di un oncologo?