Cultura
dal festival della filosofia •
Riordinare il caos. Una lezione di Maurizio Ferraris
Metafisica e digitale, capitali per orientare il futuro. La conoscenza come accesso alla verità come totalità è l’unico rimedio contro le derive antidemocratiche di questi anni. L'appuntamento al Festival della Filosofia di Modena
19 SET 26

Foto ANSA
Il professor Maurizio Ferraris è uno dei più importanti filosofi italiani contemporanei. I suoi ambiti di ricerca sono vastissimi ma negli ultimi anni si è molto concentrato sulla relazione tra l’umano e il digitale. Non vi è grado di separazione tra l’uomo e la tecnica, essi non sono infatti immaginabili l’uno senza l’altra. L’uomo è strutturalmente “tecnico”. Oggi a Modena (in Piazza Grande alle 18), nell’ambito del Festival della filosofia, terrà una lezione dal titolo “Ordine nel caos”. E’ allora interessante capire il punto da cui parte in questa conferenza. La prospettiva qui, infatti, non appare di natura politologica ma ben più radicale.
Ferraris ci dice che non c’è da stupirsi del caos, che questo è molto più facile, molto più spontaneo dell’ordine. Il traffico tende naturalmente a essere caotico e l’esistenza a finire, con una prevalenza dell’entropia (del disordine) sull’ordine che ha permesso il ciclo di vita. Non sorprende che si voglia portare ordine nel caos. Il problema è però che i filosofi, nel secolo scorso, hanno interpretato il loro ruolo come quello di “decostruttori” o di critici, il che è cosa buona e giusta quando si tratta di abbattere l’etnocentrismo o il patriarcato, dice Ferraris. Il problema è che non si sono preoccupati dell’altro lato, del riordino, del mostrare la struttura metafisica del mondo. Così facendo, o meglio non facendo, hanno lasciato che le proposte di riordino venissero formulate da retrotopisti o da paracadutisti.
Tuttavia è proprio attorno alla parola “metafisica” che si trova il punto più significativo della proposta teoretica di Ferraris. Egli, infatti, non teme di tornare a parlare di metafisica, concetto ormai, apparentemente, ricoperto dalla polvere della storia. La metafisica, però, ci dice Ferraris, non è né “laggiù”, chissà dove, né alle nostre spalle, in un passato ormai chiuso. E’ tra noi, come un’infrastruttura che dà ordine e continuità al mondo. La sua risorsa fondamentale è l’isteresi: conservare il passato mantenendolo attivo nel presente, impedire che ciò che è accaduto si disperda senza lasciare traccia. E’ questa persistenza che permette alle trasformazioni di accumularsi e a ogni inizio di diventare la condizione di altri inizi. E’ così dal Big Bang, ma mai questa potenza è stata tanto evidente quanto oggi. L’enorme capitale del digitale, aggiunge Ferraris, nasce dalla registrazione: dalla capacità di trattenere parole, immagini, azioni e relazioni, rendendole disponibili per nuovi usi. Il passato conservato diventa una forza che organizza il presente e orienta il futuro. Nelle memorie, nelle reti e negli archivi del digitale, l’isteresi manifesta la propria efficacia e diventa una fonte di ricchezza e di potere. Non lasciamo che questa potenza, e la conoscenza che ne abbiamo acquisito, restino soltanto nelle mani degli impresari del digitale e dei loro ideologi. Comprendere ciò che ci costituisce è il primo passo per decidere che cosa possiamo farne.
E’ evidente che per Ferraris si trova qui il passaggio cruciale: il momento in cui la storia del pensiero trova una corrispondenza diretta con la tecnica disponibile per attuarsi. Gli chiediamo allora di farci capire in quale modo tutto ciò influenzerà la nostra esperienza e quali risvolti politici potrebbe implicare rispetto al tema che sta al centro della sua conferenza, ossia di trovare ordine nel caos.
Per Ferraris questo ordine sembra essere semplicemente sinonimo di “sapere” e di saper fare. La conoscenza come accesso alla verità come totalità è l’unico rimedio contro le derive antidemocratiche di questi anni. Sbagliavano i postmoderni a sostenere che la solidarietà vale più dell’oggettività: si può essere solidali solo sulla base di un fondamento oggettivo, per esempio riconoscendo che è un fatto che la Russia ha invaso l’Ucraina, e che dunque è con gli ucraini che bisogna essere solidali, proprio come bisogna essere solidali con l’agnello e non con il lupo. Ferraris sostiene questa posizione da un paio di decenni, ossia dall’epoca delle polemiche sul nuovo realismo. E la storia sembra avergli dato ragione, anche se di ciò non appare per nulla contento. Il presupposto del caos, aggiunge, è che l’ignoranza sia un bene, e che, come ha detto qualcuno, si debba votare con la pancia invece che con la testa. Sapere come si producono e valorizzano i dati è la base del Webfare, del welfare digitale a cui sta lavorando ormai da diversi anni. Ma questa è solo una parte del progetto di una nuova alleanza tra metafisica, fisica, tecnologia e umanesimo, che, ci racconta, sta elaborando a Torino con il progetto di “Scienza nuova”. Che è precisamente un progetto metafisico il cui presupposto è che il sonno del pensiero della totalità, e il trionfo postmoderno dell’“uno vale uno”, produca il totalitarismo.