Cultura
LA MOSTRA •
Tra le cose di Brigitte Bardot all'Hotel Drouot
Tanti i disegni e le litografie che ritraggono BB firmati dai grandi artisti del Novecento, come Sempé e Aslan, ma anche gli oggetti modesti che facevano parte della quotidianità dell’attrice e che lei chiamava affettuosamente “merdouilles”. In mostra a Parigi prima dell'asta del 21 settembre

(Foto Ansa)
Parigi. Quando Alexandre Millon, presidente dell’omonima casa d’aste francese, cede la parola a Frank Guillou, c’è un silenzio commosso nella sala 9 dell’Hotel Drouot, dove questa mattina è stata inaugurata la mostra degli oggetti personali di Brigitte Bardot, 285 in tutto, che andranno in asta il prossimo 21 settembre. “Sono stato al suo fianco per quasi quarant’anni, ci sentivamo tutti i giorni”, dice con voce spezzata colui che è stato segretario particolare della star del cinema francese e pasionaria dei diritti degli animali, scomparsa nel dicembre dello scorso anno. “Nel 1989 sono entrato nella sua vita quasi per caso. Ero andato a fare una donazione alla sua giovane Fondazione e a offrire un po’ del mio tempo. Qualche mese dopo, mi ha chiesto di diventare il suo segretario particolare. Per trentasette anni non l’ho più lasciata”, racconta Guillou, guardiano della memoria di BB, che snocciola subito un aneddoto che lega la diva francese all’Italia. “Ha scritto il secondo tomo della sua biografia, ‘Le Carré de Pluton’, sulla Olivetti Lettera 22. Lei batteva a macchina e io ricopiavo tutto al computer”, rivela Guillou. La macchina per scrivere, su cui batteva anche le risposte alle lettere che arrivavano alla Fondazione Brigitte Bardot per la difesa degli animali, figura tra i memorabilia che andranno all’asta la prossima settimana nella vendita organizzata dalla Maison Millon: una selezione di oggetti provenienti dalle sue residenze tropeziane, La Madrague e La Garrigue, ma anche dal suo appartamento di rue de la Tour, nel Sedicesimo arrondissement di Parigi.
Tanti i disegni e le litografie che ritraggono BB firmati dai grandi artisti del Novecento, come Sempé e Aslan, ma anche gli oggetti modesti che facevano parte della quotidianità dell’attrice e che lei chiamava affettuosamente “merdouilles”: sveglie, cofanetti, piattini, pendoli, crocifissi, madonnine, accendini, posacenere e regali dei fan, tra cui una serie di matrioske col suo volto. “Brigitte fumava le Winston Blu. Il pacchetto di sigarette, l’accendino Bic o i posacenere facevano parte della quotidianità. Sono piccoli oggetti, ma raccontano una presenza. Ricordo di un accendino arancione che non era più nel posacenere in cui Brigitte lo aveva lasciato. Lo abbiamo dovuto cercare e rimettere esattamente al suo posto. Brigitte detestava che gli oggetti venissero postati. Tutto doveva restare al suo posto”, racconta il suo segretario particolare, prima di aggiungere: “Vedeva immediatamente se un oggetto era stato spostato o meno: per spolverare, lo sollevavamo e poi lo riposavamo esattamente dov’era”. In asta andranno anche un autoritratto a carboncino di Brigitte Bardot, un suo disegno di Roger Vadim – il suo primo marito, colui che la iscrisse nel mito affidandole il ruolo di protagonista in “Et Dieu créa la femme” – ma anche le iconiche ballerine Repetto, le chitarre da flamenco che amava suonare in compagnia degli amici nelle notti infinite di Saint-Tropez, i suoi stivali rossi, i suoi Moon Boot, il suo tutù nero, i suoi occhiali da sole color miele, i suoi cappelli, i suoi gioielli e i suoi flaconi di profumo.
“L’Heure Bleu era il suo profumo. Durante tutti questi anni non ne ha mai provato un altro. Lo comprava da Guerlain, a rue de Passy, e aveva sempre un flaconcino nella sua borsa. Era un’abitudine, quasi una firma”, dice Frank Guillou. Il 21 settembre, in vendita, ci saranno inoltre alcuni mobili che arredavano le sue case, tra cui una poltrona Emmanuelle in vimini anche detta Peacock, pezzo emblematico degli anni Sessanta, e un tavolo tulipano in stile Knoll. Tra gli oggetti più curiosi, figurano un porta-parrucca italiano e due collari per cani, uno di cuoio e uno di stoffa rossa, con le medagliette che riportano la data della vaccinazione antirabbica e il recapito di Brigitte. Tra i più costosi, invece, un anello Mellerio con un diamante da 3,67 carati (5-10mila euro come base d’asta) e un cuore d’oro firmato Fred con inciso il nome dello scultore Miroslav Brozek, che fu il suo compagno dal 1975 al 1979 (1.500-3.500 euro). Ma anche il bracciale d’oro carico di ciondoli (due chitarre, un cuore, una gabbia, una medaglia di Santa Brigida) indossato alle nozze del 1959 con Jacques Charrier (800-1.200 euro).
“Ho condiviso la sua vita quotidiana, il suo lavoro, le sue battaglie, le sue gioie, le sue rabbie e quella volontà incrollabile di difendere chi non aveva voce. Dietro l’icona che tutto il mondo conosce, ho avuto il privilegio di scoprire una donna di rara fedeltà, profondamente libera, esigente verso sé stessa come verso gli altri, ma anche di immensa generosità, spesso discreta”, racconta il suo segretario. Nel 1973, quando decise di chiudere per sempre la sua parentesi cinematografica, BB pronunciò questa frase: “Ho dato la mia giovinezza e la mia bellezza agli uomini; ora darò la mia saggezza e la mia esperienza agli animali”. Il ricavato della vendita sarà devoluto alla Fondazione Brigitte Bardot, oltre che al figlio Nicolas-Jacques Charrier. “Brigitte – ricorda il suo segretario – non riusciva a vivere senza animali intorno a sé. Quando uno di loro moriva, era meglio non disturbarla durante il periodo del lutto e dell’organizzazione del funerale. Era distrutta. Venivano tutti sepolti secondo un protocollo preciso vicino a lei nei suoi giardini e le loro foto troneggiavano poi ovunque nelle case. Tutti i suoi animali avevano una storia e un passato particolari. Uno scambio di sguardi, una vita di stenti, un animale menomato, insomma un povero essere a cui bisognava ridare la voglia di vivere accanto agli esseri umani. Ad ogni viaggio o spostamento c’era spesso una povera creatura che incrociava la sua strada e ripartiva con lei”.