Pennac e Safran Foer, non avere nulla da dire sul mondo ma dirlo in favore di ceto riflessivo

Altro che Putin, siamo noi cattivi con l’Africa. L’11 Settembre? Tutta colpa di Amazon
11 SET 26
Immagine di Pennac e Safran Foer, non avere nulla da dire sul mondo ma dirlo in favore di ceto riflessivo

Foto ANSA

Si sarebbe portati a pensare, pur senza essere passatisti, che gli scrittori-profeti, dispensatori di pensieri al popolo, non li fanno più. S’è perso lo stampo di Tolstoj e anche di Émile Zola, in Italia fortunatamente quello di PPP. Per quale motivo si debba ascoltare oggi uno scrittore che invece di scrivere parla, e andarlo a intervistare, e fargli dire la sua, solitamente a casaccio ma in rigoroso favore dell’adorante ceto medio riflessivo (Cmr), l’unico che non solo legge autori contemporanei ma addirittura anche le interviste, davvero non si sa. Rispondere banalità che potrebbero essere risparmiate persino al Cmr, siccome essere scrittori ed essere acuti analisti non è sempre la stessa cosa. Prendete Pennac e Jonathan Safran Foer, ieri.
Daniel Pennac ad esempio. Azzeccò un bel libro quarant’anni fa, poi s’è scoperto “pedagogo” (dixit) librario e ha annoiato per una ventina di romanzi in fac simile. E ora ha un libro in uscita, vuoi tralasciare la passerella a Mantova? E non vuoi farlo parlare di come va il mondo, “con il suo solito piglio civile”? Gli chiede conto, Repubblica, di “ciò che accade oggi in Europa, dove le destre radicali stanno conquistando sempre più elettori. Dall’affermazione dell’AfD in Sassonia (Anhalt, ndr) all’avanzata in Francia di Rassemblement National”. Guai a chiedere, a un francese, se lo preoccupa pure la crescita esponenziale dell’islam radicale e dell’antisemitismo. La stupisce, chiedono? “Perché dovrebbe?”. Del resto Pennac ne sa più o meno come chiunque: “In Europa sta succedendo esattamente quello che è accaduto prima negli Stati Uniti, dove il potere è in mano a un clown della morte, un assassino”. Gli chiedono se sia colpa magari anche di Putin, e se l’Europa possa fare argine. Lui circospetto dà la colpa all’Europa, che si fa prima: “Guardi, il dado è tratto. Le sembra che l’Europa possa considerarsi un modello? Che cosa sta facendo la gentile Europa? Glielo dico io: sta facendo annegare l’Africa in mare”. Cadrebbe a fagiolo una domanda anche su Ceuta, ma se ne guardano bene. Il Cmr è servito, a Mantova.
Sul Corriere intervistano invece Jonathan Safran Foer. L’anno prima dell’11 Settembre aveva scritto un gran libro ambientato in Ucraina. Opera struggente anche Molto forte, incredibilmente vicino, prima elaborazione in romanzo di quell’evento. Ma anche la sensibilità dei profeti ha una data di scadenza. Gli chiedono come va il mondo venticinque anni dopo. Non saprebbe che dire nemmeno Dumas. “Siamo di fronte a una sorta di disintegrazione della civiltà. Abbiamo perso la capacità di immedesimarci negli altri”. Papa Prevost, diciamo. Sarà anche colpa di Mohamed Atta? Nemmeno per idea: è colpa di Amazon (giuro). “Penso ai cambiamenti tecnologici, al modo in cui Amazon svuota le città… Può sembrare che non abbia nulla a che fare con l’11 settembre”. Ma ’nfatti, direbbe Verdone. “E’ un errore considerare l’11 settembre soltanto come uno scontro tra il mondo dell’islam radicale e l’occidente”. In che senso?, direbbe Verdone. Lo scrittore a corto di profezie e anche di idee è servito.