Cultura
MEGALOMANIA E MENZOGNA •
Nella mente, e nella paranoia, dell’autocrate
Non può perdere, non può vincere: che farà Putin? Uno sguardo a Stalin visto da Jung e al testamento di Hitler

Foto ANSA
Psicoanalista junghiano di fama internazionale, autore di numerosi saggi sui comportamenti problematici del presente interpretati alla luce di miti, storia e testi letterari, Luigi Zoja inizia con questo articolo la sua collaborazione col Foglio.
Una notizia del New York Times, subito ripresa da tutti: il direttore dei servizi segreti americani Ratcliffe ha compiuto una visita “segreta” a Mosca per incontrare Bortnikov, responsabile di quelli russi. La “segretezza” in prima pagina è una forza del New York Times. Nel 1956 – piena Guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica – Kruscev tenne ai delegati del Partito comunista sovietico un discorso “segreto” denunciando i crimini di Stalin. Circa tre mesi dopo, lo pubblicava il New York Times. Il Primo emendamento della Costituzione americana promette l’assoluta libertà di parola: è la cosiddetta “Religione civile” degli Usa.
Gli inviati trattano con la Russia e fanno dichiarazioni a nome di Trump: ma la guerra russo-ucraina che voleva chiudere in 24 ore va avanti da quattro anni e mezzo. Invece un servizio segreto mantiene costanti contatti con chiunque e di solito senza parlarne. In questo caso, gli americani pensano che, dopo 26 anni di potere, Putin sia circondato da cortigiani: e non sempre ben informato: ma ha fatto carriera nei servizi segreti, quindi dovrebbe prenderli sul serio.
Tra satelliti, spionaggio, intelligenza artificiale e centri per l’analisi dei dati, gli Stati Uniti dispongono di informazioni insuperabili. Ratcliffe ne ha comunicata una a Bortnikov: giunto in prima fila al fronte ucraino, al soldato russo restano in media 35 minuti di vita (il lettore non pensi a un errore di stampa: non 35 giorni o 35 ore, 35 minuti). Anche se qualche espediente allungasse la sua sopravvivenza a 36, la notizia ha già fatto il giro del mondo: secondo l’Agenzia Giornalistica Italiana, solo in questi giorni e solo al confine con la Georgia, sono fuggiti 113.000 russi in età reclutabile.
Cosa farà Putin? Un leader nazionalista, infatti, giura di aver prima di tutto a cuore il paese. Ma la realtà è più complessa. Un leader, abituato da decenni al consenso, prima ancora che il paese, ama la propria immagine. Nessuno è perfetto, ogni umano nasconde qualche immoralità. Ma, secondo tutti gli studi storici, è fortissima nei tiranni la tentazione alla megalomania: in effetti, riescono a esser noti. Nelle biblioteche del mondo, la figura più citata è Gesù. Al settimo posto arriva già Hitler, al diciottesimo Stalin. Putin non è classificato. Fa comunque parlare moltissimo di sé, per essere il leader di un paese che è solo la nona potenza economica del mondo: addirittura dopo l’Italia, che è ottava. Secondo gli storici, oltre che alla megalomania i tiranni tendono alla menzogna, alla paranoia (l’attribuzione della propria responsabilità ad altri), alla psicopatia (assenza di morale), deformazioni che vengono rafforzate dalla impunità e dagli adulatori. Putin potrebbe terminare la guerra con un compromesso, ma salverebbe la immagine di Zar? “Diciamo che abbiamo vinto, e andiamocene”, ragionarono gli americani lasciando il Vietnam. Persero la faccia? Sul momento. Ma non molto dopo, vinsero la “guerra dei fatti”: ormai anche i sovietici indossavano i jeans, mangiavano al McDonald’s, ascoltavano i Beatles come gli occidentali.
Oltre che alla megalomania i tiranni tendono alla menzogna, alla paranoia (l’attribuzione della propria responsabilità ad altri), alla psicopatia (assenza di morale), deformazioni che vengono rafforzate dalla impunità e dagli adulatori
Questi sono fatti: anche oggi, la maggior parte dei russi vorrebbe soprattutto il consumismo. Invece, l’autocrate che dice di amare il suo paese più di ogni cosa vive in un mito e ama soprattutto la propria immagine. “Conserva la faccia” impassibile, come un modello da sfilata.
Dopo che il vero io di un autocrate ha iniziato a svuotarsi, delle pseudo-personalità mitiche riempiono il suo posto e cominciano a funzionare autonomamente. Può diventare un Salvatore, condensando Cristo e Gengis Khan. La psicopatologia di un capo, però, non nasce nel vuoto, ma nella storia. Nelle società primitive esistevano i “riti del capro espiatorio”: se qualcuno aveva gettato il malocchio, sacrificando il capro ci si liberava. Purtroppo l’uomo arcaico sopravvive anche nell’inconscio moderno: offrire gli ebrei quali vittime sacrificali fu automatico per il superstizioso Hitler. C’era la Grande Inflazione, molti ebrei erano banchieri: la svalutazione era un “complotto ebraico”. E i complotti, essendo segreti, possono spiegare tutto e niente, sono utilissimi quando mancano idee politiche come in Trump e Putin.
Tempo fa, il mio editore russo voleva pubblicare un mio testo sulla paranoia nella storia. Ma annullò il contratto spiegando che “conteneva riferimenti a personaggi in Russia ancora popolari”. Ovvio: i capitoli principali trattano la paranoia di Hitler e di Stalin. Dunque, anche ambienti colti come si presume siano quelli editoriali sono convinti che Putin si identifichi col suo antenato al Cremlino. In Russia non esiste la censura: l’editore praticò l’autocensura, dimostrando proprio che esiste la paranoia.
Dopo che il vero io di un autocrate ha iniziato a svuotarsi, delle pseudo-personalità mitiche riempiono il suo posto. I complotti possono spiegare tutto e niente, sono utilissimi quando mancano idee politiche come in Trump e Putin
Stiamo dunque parlando degli autocrati quando quasi non sono più sé stessi. Jung ha spiegato quanto Stalin, cresciuto combattendo lo Zar, fosse diventato Zar a sua volta. Anche secondo la storiografia, alla ricerca della personificazione più carismatica i tiranni si identificano l’uno con l’altro. Secondo Souvarine, Stalin copia Lenin e Mussolini. Per Bullock, Stalin spesso ammirava Hitler e a volte lo imitò. Putin sceglierà un compromesso? O alzerà la posta, magari attaccando a ovest i baltici o la Finlandia?
Nella prima metà del 1941, Hitler appariva padrone dell’Europa, dalla Scandinavia alla Grecia. Avrebbe potuto accontentarsi. Sbarcare in Inghilterra è troppo difficile, aveva rinunciato anche Napoleone. Ma era un autocrate, disabituato al confronto critico. Il paranoico teme congiure e si sente “circondato”. Non riuscendo a sconfiggere il nemico dell’ovest, Hitler si rivolse ad est: attaccò il paese più vasto del mondo, l’Unione Sovietica. Inconsciamente, creò proprio la trappola che temeva. E Putin? A lungo, ha sostenuto che la Nato voleva accerchiarlo da sud. Come risultato, due paesi neutrali del nord – la Svezia e la Finlandia – hanno richiesto e ottenuto di entrare nella Nato. L’orso russo si è autoaccerchiato, come chi grida “al lupo, al lupo!” finché quello viene davvero.
Torniamo al passato. Nel marzo 1945 i vincitori si avvicinavano a Berlino da est e da ovest. Come aveva ordinato per le ritirate delle truppe tedesche dai paesi occupati, Hitler comandò che si retrocedesse lasciando terra bruciata anche in Germania. Emanò il Nero-Befehl, “Ordine Nerone”. Il dittatore non cercava di preservare il paese: salvava invece la “coerenza paranoica” della sua teoria. Se è “legge di natura” – o darwinismo sociale – che i “popoli più forti” prevalgano, forse gli slavi non sono così inferiori. Hitler non ha sbagliato né a fare la guerra né a seguire teorie razziste: ha solo commesso un errore interno al suo razzismo.
Il 29 aprile, il Führer detta il suo testamento (Bundesarchiv, Archivio federale tedesco). Spiega che non voleva la guerra. A pagina 3 dichiara che essa è stata decisa dall’ebraismo internazionale: una responsabilità di cui i popoli d’Europa prenderanno atto, vedendo quanti milioni di ariani sono morti a causa loro. Ora gli ebrei hanno avuto la loro punizione, eseguita addirittura con “mezzi umani”.
Anche l’autocrate del Cremlino, disabituato alla realtà, potrebbe preferire un “tramonto degli dei” neroniano alla borghese ragionevolezza? Per dimensione geopolitica, la Russia non può perdere la guerra. Ma neppure vincerla, da quando sta perdendo la faccia. Cosa potrebbe scrivere, nel suo testamento? Ha già imboccato questo abbellimento della realtà, chiamando Operazione speciale la sua invasione, cioè il bombardamento di civili. Per scrivere il testamento, però, Putin dovrebbe immaginarsi la propria morte. E’ difficile che lo faccia. Per lui, vale soprattutto quel che ne diceva Freud: di fronte alla morte siamo sempre inconsci. Sappiamo che esiste, ma è sempre quella di un altro.