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Esercizi di memoria: così Jean Cau racconta senza mitizzare
Camus, Sartre, Mitterrand e altri grandi nomi sono i protagonisti dell'esercizio letterario: non esporre fatti comprovati, ma dare forma completa all’umanità
5 SET 26

Foto ANSA
Alberto Arbasino in Ritratti e immagini (Adelphi) descrive così via Veneto a Roma prima de La dolce vita: “Prima del film di Fellini, via Veneto di notte era deserta, ci passava una macchina ogni ora. Ci si sedeva da Rosati o al Caffè de Paris solo per fare due chiacchiere in pace tra amici”, e non di meno fa Jean Cau che in Esercizi di memoria (Edizioni Settecolori, traduzione di Giovanni Acuto, 250 pp., 23 euro) smonta del tutto il mito esistenzialista: “Saint-Germain-des-Près? Sarò l’unico a dire alle generazioni future che QUESTA COSA [in maiuscolo come un furioso frequentatore di social] non è mai esistita? Che nessuna esistenza ha preceduto la sua essenza mitica, e che certi miti sono come la maionese dei ristoranti a prezzo stracciato: meno uova ci sono e più la si fa montare”. Nessuno meglio di Arbasino e Cau riuscì a celebrare la mitologia di quei luoghi proprio agendo sul loro smantellamento, pratica ormai del tutto persa in un tempo in cui nulla è rimasto da mitizzare, ma tutto ricorre sotto forma di anniversario, con prefiche di volta in volta dedicate e chiamate all’esaltazione del caro estinto in via di mitizzazione/imbalsamazione.
Jean Cau fu parte di quel tempo tutto parigino fatto di cinema e impegno intellettuale, un tempo che lui navigò con irriverenza e disincanto lavorando come segretario di Jean-Paul Sartre per oltre dieci anni. Esercizi di memoria non è però solo il ritratto impertinente di miti intoccabili, ma è più audacemente uno sguardo intimo che lascia cadere l’occhio anche sulle piccole miserie quotidiane che costellano la vita di ogni umano, anche se mitologico. Si va così da Mitterrand, che misura quotidianamente e con orgoglio il proprio grado di narcisismo, ad Albert Camus, considerato fin troppo accomodato in una casa troppo ben arredata, ma che successivamente ricompare in pagine strepitose dedicate ad Arthur Koestler con cui Camus ingaggia – dopo una serata altamente alcolica – una gara a chi attraversa più velocemente Place Saint Michel a quattro zampe. Vince Camus, ma Koestler lo accusa di aver barato.
La memoria è per Jean Cau un esercizio serissimo, non si tratta infatti di esporre fatti comprovati (di cui si sopravvaluta sempre l’efficacia), ma di dare forma completa all’umanità che gli è passata davanti agli occhi, ritraendola per quello che fu, lasciando omaggi e salamelecchi a chi ha dovuto a loro favori lungamente elemosinati. Esercizi di memoria è uno strumento d’osservazione utile per recuperare un poco d’equilibrio soprattutto oggi che ognuno diviene celebre e chiunque viene facilmente infangato per un inciampo. Per Cau il sospetto non è mai nello sporco, ma nell’estrema pulizia: “Non ho mai, in tutta la mia vita, incontrato un uomo più pulito, dall’apparenza più impeccabilmente pulita, mani, unghie, camicia, crani, orecchie, barba, tutto. Chi potrebbe mai immaginare Giscard mal rasato?”. Un ritratto quello dedicato a Valéry Giscard d’Estaing in chiara opposizione a quello dell’amato Jean-Paul Sartre che appare sempre in affanno con indosso una vecchia vestaglia mezza aperta su un pigiama, come un pugile sempre pronto a salire sul ring.