Non c’è stato pluralista senza enti decentrati e sussidiari. La lezione di Nisbet in un libro a Rimini

Il sociologo americano notava che l’individuo ha estrema difficoltà a trovare posto e significato nella realtà che abita quando non ha il sostegno di quei corpi intermedi che contribuiscono a forgiarne personalità, carattere, orientamento. Il volume curato da Renato Brunetta
22 AGO 26
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Foto Ansa

In un volume di più di sessant’anni fa, The Quest for Community (1953), il sociologo americano Robert Nisbet si focalizzava su un tema attuale ancora oggi: quello dello sradicamento comunitario dovuto all’erosione dei corpi intermedi. Il fuoco analitico dell’opera era uno, in particolare: l’emersione dello stato (moderno) come entità politica che non accetta che esistano comunità pre-politiche che ne sfidino l’autorità o che ne mettano a repentaglio, quantomeno, la sovranità. Eppure, notava Nisbet, l’individuo – meglio, la persona umana – ha estrema difficoltà a trovare posto e significato nella realtà che abita quando è lasciato solo. Quando, detto altrimenti, non ha il sostegno di quei corpi intermedi che contribuiscono a forgiarne personalità, carattere, orientamento.
Lo stato, per sua natura, tende a essere monista, ovvero manifesta la pretesa di assorbire in sé tutta la società, mentre questa è qualcosa che gli preesiste ed è caratterizzata da un principio di segno opposto, il pluralismo. Ammoniva a tal proposito Luigi Sturzo che “ciò che deve invece essere assolutamente respinto è la pretesa eticità dello stato, la concezione monista del suo carattere sociologico, il suo conseguente e assurdo totalitarismo, in una parola: l’unificazione forzata della società nello stato e l’affondamento in esso della personalità umana”. Proprio su questo punto, Nisbet invitava a immaginare un diverso tipo di entità statuale, di tipo decentrato e sussidiario, conscio che le energie vitali della società sono cruciali per lo sviluppo umano e per la libertà della persona: uno stato, dunque, “intrinsecamente pluralista”, il cui potere deve essere “limitato da associazioni” e “la cui pluralità di richieste ai loro rispettivi membri rappresenta la misura della libertà dei membri stessi da qualunque monopolio del potere nella società”.
Da questa sensibilità origina un imponente lavoro di ricerca appena pubblicato dall’editore il Mulino sotto gli auspici del Cnel e che sarà presentato domenica alle 17 al Meeting di Rimini: Corpi intermedi, società civile ed economia sociale. Per un governo delle transizioni. Il libro, curato dal presidente Renato Brunetta con Leonardo Becchetti, Flavio Felice, Enrico Giovannini e Giorgio Vittadini, ha visto la partecipazione di quattro think tank, ciascuno dei quali portatori di una diversa prospettiva, uniti però dall’intento di mostrare l’importanza dei corpi intermedi per la libertà della persona, per la sostenibilità, l’inclusione sociale e la centralità del principio antropologico della sussidiarietà: Tocqueville-Acton Centro Studi e Ricerche, Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile – ASviS, NeXt Nuova Economia per Tutti e Fondazione per la Sussidiarietà. Scrive Brunetta che il Cnel, organo di rilievo costituzionale previsto dall’articolo 99 della Costituzione, manifesta con tale lavoro la sua missione, quella cioè di costituire la “casa dei corpi intermedi”. Arduo immaginare una società aperta, dinamica e incentrata sulla dignità della persona senza tali organizzazioni sociali.