Cultura
L'analisi •
La crisi d’identità dell’Europa, smarrita tra i nuovi fascismi di Stati Uniti e Russia
Gli americani e i russi. Quante promesse e che disastri. Cosa resta di “Ich bin ein berliner”
22 AGO 26

Il presidente americano John F. Kennedy davanti a una folla immensa a Berlino, in Germania, il 26 giugno 1963. (Foto di PhotoQuest/Getty Images)
Gli americani e i russi. Quante promesse e che disastri. Anche a metà del Novecento essere europei era ben poco dopo le due sciagure politiche e belliche. Noi europei sembrava che mancassimo perfino di una precisa e solida identità. L’Europa era il luogo e il fronte della Guerra Fredda fra le due superpotenze militari e atomiche, che però erano anche, o così sembrava, gli esemplari di due nuove e più giovani antropologie sociali, culturali e politiche. L’europeo era lo spettatore, benché spettatore interessato e impegnato. Uno spettatore che però non aveva più il diritto e l’autorità morali e materiali per pronunciare parole definitive e valide sul proprio stesso destino.
Quando Kennedy, nel cuore dell’Europa e sul confine che divideva i due grandi avversari e nemici, pronunciò la famosa frase “Ich bin ein berliner” sembrava che facesse un regalo non solo ai tedeschi divisi in due stati, est e ovest, Germania della libertà individuale e Germania di una cosiddetta giustizia sociale, ma sembrava largamente alludere agli europei, che dunque avrebbero potuto dire tutti: “Noi siamo americani”. Il peso e l’onore di gestire l’intera tradizione culturale dell’occidente passava, con quella frase, sulle spalle degli Stati Uniti e dei suoi cittadini. Negli anni Ottanta, poi, Gorbacëv ha fatto sperare in una Russia “socialdemocratica”, mentre Reagan pensava a un’America finalmente meno ossessionata da problemi di primato nucleare. Ancora una volta gli europei erano spettatori di una svolta che li coinvolgeva senza vederli protagonisti.
Richiamo schematicamente questo passato pensando a quanto è avvenuto in questo pessimo Duemila. L’Europa riflette ora sulla possibilità e necessità autodifensiva, perché non sa più che cosa aspettarsi da russi guidati da Putin e americani in mano a Trump. Ecco: dopo aver creduto di ereditare secoli o millenni di cultura occidentale, sottratta a un’Europa non più degna né capace di gestire e rappresentare quella cultura, gli americani e i russi di oggi che cosa sono per noi? Il disastro è avvenuto: non solo gli europei si sono mostrati incapaci di difendersi con le loro sole forze dai fascismi da loro stessi prodotti nella prima metà del secolo scorso, ora i russi e gli americani hanno prodotto i nuovi fascismi. L’europeo non può certo rallegrarsi di aver tolto la corona della libertà all’americano e quella dell’equità sociale poco credibile al russo: due balle mitologiche e ideologiche alle quali molti hanno creduto anche dopo lo scandalo razzistico in America e il totalitarismo stalinista, poi fascismo di Putin, in Russia.
In una tale situazione noi europei e noi italiani abbiamo perduto parte della nostra stessa identità: non sappiamo più che cosa essere, se siamo ancora politicamente qualcosa. La follia sadica e voyeuristica è un chiaro sintomo di squilibrio psicomentale. Che dire? Narcotraffico mondiale e criminalità sia individuale sia organizzata hanno lavorato bene e sono in crescita dovunque nel mondo, anche perciò nel cuore di quella che ancora qualcuno considera “la civile Europa”.
Non esiste più una vera società e socialità italiana, l’italiano è troppo spesso “su di giri” o “fuori di testa” e se ne vanta. E negli Stati Uniti? E in Russia? Dove esiste ancora una società di veri cittadini liberi, responsabili e in sicurezza? Si preferisce ricorrere alle guerre, le si teme e ci si prepara. Non sapendo che altro fare.