Cultura
raccontare l’insondabile •
Fleur Jaeggy, il mistero della scrittura dissolto nelle complicità del cuore
Con “Gli ultimi giorni di Ingeborg”, l'autrice svizzera descrive il rapporto con l'amica e collega austriaca. Una dinamica particolare, fatta di profonda ironia ma anche di lunghi silenzi
15 AGO 26

Foto ANSA
Il romanzo più celebre di Fleur Jeaggy, I beati anni del castigo pubblicato nel 1989, breve ma densa narrazione che continua a interrogare i suoi lettori (“Più leggo queste cento pagine di Fleur Jaeggy, piccola storia, dice l’autrice, meno ne vengo a capo” scrisse uno stupito Cesare Garboli), ruota attorno a una coppia di protagoniste, la collegiale senza nome, colei che narra la vicenda, e Frédérique, una nuova enigmatica educanda (“Il naso aquilino, i denti, quando rideva, e rideva poco, erano aguzzi. Una bella fronte alta, dove i pensieri si potevano toccare, dove generazioni passate le avevano tramandato talento, intelligenza, fascino. Non parlava con nessuno. Le sembianze erano di un idolo, sprezzante”) che irrompe nel collegio e sconquassa l’esistenza della protagonista decisa a conquistarla e a entrare nella sua sfera più intima.
Questo romanzo è dunque abitato da una struttura duale, ma le coppie animano spesso le opere di Jaeggy, come succede in Proleterka, con una ragazza e quello che crede essere suo padre durante una crociera, in Le statue d’acqua, dove Katrin e Beeklam procedono in una condivisa separazione dalla realtà o nella feroce vicenda del racconto I fratelli, dove i due personaggi affondano tra le spire della violenza. Considerando l’afflato autobiografico delle sue opere, più o meno velato in un continuo gioco di occultamento, la scelta persistente di questa struttura romanzesca invita a interpretare anche il possibile risvolto personale e a rintracciare in queste coppie una proiezione di Fleur Jaeggy e della scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann, un’amica (“c’eravamo conosciute in un bar. Era seduta su di uno sgabello. Sembrava protetta da uno scudo che la rendeva intangibile. Parlammo. Per caso. Fino a diventare amiche. Vere. Forse è la sola amicizia che rimpiango”), ma anche una figura fondamentale per la sua scrittura (“Ha segnato la mia vita. Passò le bozze del mio primo libro con generosità e amore. A continuare a scrivere mi ha portato lei”).
Adelphi, che ha in catalogo tutte le opere di Fleur Jaeggy, ha pubblicato di recente Gli ultimi giorni di Ingeborg (volume che ha inaugurato la nuova estetica della collana “I microgrammi”), tre prose della scrittrice attorno a questa relazione che, toccando periodi diversi della loro frequentazione, restituiscono plasticamente le forme di un rapporto che ha contribuito a forgiare la scrittura di Jaeggy, che in questi brevi testi sembra proprio unire, con quella magia propria della grande letteratura, la vita e l’opera, gli eventi biografici e il modo in cui questi si trasferiscono, in maniera imperitura, sulla pagina. Si ritrova infatti l’origine di quella freddezza che plasma lo sguardo di Jaeggy (“Cerco di rendere tutto più distante, il modo di scrivere anche le parole, devono gelare, tento di scarnificare le frasi. E’ un modo per tenere le cose lontane” ha raccontato una volta), lo sguardo ironico attraverso cui provare a fare i conti con la realtà (“Una volta, quando avevo otto anni, la nonna mi chiese, cosa vuoi fare da grande? E io risposi, voglio morire” si legge nel racconto Sono il fratello di XX), ma anche le relazioni con scrittori contemporanei italiani e stranieri (da Italo Calvino a Uwe Johnson per esempio, incontrati durante una vacanza a Forte dei Marmi).
Nella foto di copertina, scattata nel 1970 a Vienna da Roberto Calasso, direttore di Adelphi fino alla sua morte e marito di Fleur Jaeggy, risalta lo sguardo di Bachmann che osserva, con un sorriso appena accennato e con occhi vivi, Jaeggy, un’istantanea che nella sua immobilità restituisce in pieno la loro complicità. Nella prima prosa, La casa dell’acqua salata, Jaeggy racconta la vacanza del 1971, partenza da Roma con un’Alfa Romeo 2600, in una casa a Forte dei Marmi con due governanti testimoni di Geova che sembrano uscite da un racconto di Jaeggy e con giornate scandite da una rigida e piacevole routine (“Ogni giorno la stessa cosa. Poco al mare. Poco al sole. Ingeborg nuotava benissimo. Chi voleva faceva colazione, un sedano e qualcos’altro. Il pomeriggio ognuno andava nella propria stanza e ci si trovava per l’ora del tè. La sera si cena in casa. E poi chiacchiere notturne”) interrotta da incontri non sempre entusiasmanti come la visita imbarazzata di Calvino (“Non parlava. Rimaneva in piedi. Ci eravamo messe d’accordo: Se lui non parla, anche noi non parliamo. A Ingeborg bastava poco per non parlare. Dopo forse un quarto d’ora Calvino disse: ‘Eh… ehm’”). Se il secondo racconto si sofferma su una visita a Vienna e sul luogo, Klagenfurt, dove è seppellita Bachmann, l’ultima struggente prosa che dà il titolo al volume ricostruisce gli ultimi giorni di vita della scrittrice austriaca ricoverata all’ospedale Sant’Eugenio di Roma in una camera asettica (“Fa il gesto di mandarmi un bacio. Non potrò mai dimenticare l’espressione del suo sguardo. Uno sguardo pieno di dolcezza, struggente”) a seguito di gravissime ustioni che, pare, hanno ferito la donna a causa di una sigaretta lasciata accesa nella sua casa. Nella ricerca delle informazioni e nelle domande ai medici Jaeggy per un momento sembra calare la sua maschera e offrire la sua persona nella maniera più trasparente come se il racconto della morte dell’amica necessitasse di parole limpide come quelle dei Padri del deserto, la cui parca saggezza illumina le ultime due pagine di questo racconto, vertice assoluto dell’opera di Jaeggy nonché, probabilmente, origine di tutto quello che c’è stato dopo, una scrittura che ha cercato, con le sue forme e i suoi silenzi, di raccontare l’insondabile, di avvicinarsi alla quiete con cui si rispetta la morte.
“L’ho amata, e forse è vero, ‘Wir haben es schön gehabt’” scrive Jaeggy chiudendo il racconto. “Ci siamo divertite molto” significano queste parole in tedesco e, forse, il mistero di Jaeggy sta tutto qui.