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Alfabeto Cruciani. La libertà del politicamente scorretto: un libro come un gioco di società di Ferragosto
Un conto è compulsare questo dizionario da soli, altro è farne ciò che dovrebbe essere: un gioco di società per contrastare il languore di certe sere agostane in compagnia, che più è eterogenea più gusto ci sarà nel trasformarla in un astioso parapiglia
15 AGO 26

Foto ANSA
E’ un peccato che Giuseppe Cruciani non abbia allegato le istruzioni per l’uso al suo ultimo libro: Libertà. Tutto Cruciani dalla A alla Z. L’alfabeto del politicamente scorretto (Cairo, 256 pp, 18 euro). Colmiamo la lacuna, perché un conto è compulsare questo dizionario da soli, come chi ama La Zanzara e già si trova d’accordo con il suo conduttore, altro è farne ciò che dovrebbe essere: un gioco di società per contrastare il languore di certe sere agostane in compagnia, che più è eterogenea più gusto ci sarà nel trasformarla in un astioso parapiglia. Potrete rompere annose amicizie, stroncarne altre sul nascere, far volare improperi e scorze d’anguria, resuscitare qualunque tavolata sorda e grigia. Basterà scegliere una lettera e cominciare a leggere: dalla ‘a’ di accoglienza alla ‘b’ di bordelli e buonismo, dalla ‘elle’ di legittima difesa alla ‘o’ di omofobia. Il gioco alias “dibbattito” sarà più divertente se conoscete chi siede con voi: è vegano? Femminista? Spazza il marciapiede sotto casa nei Friday for future prima di prendere l’immancabile Ryanair e inquinare i cieli nel weekend ma con borraccia nello zaino? A seconda dei presenti le risorse del dizionario, che suggella la trilogia crucianiana dopo Via Crux e Ipocriti!, soddisferanno le specifiche esigenze di litigio accendendo gli animi più di un falò sulla spiaggia.
E’ la tendenza alla “zanzarizzazione” diffusa che si può già sperimentare twittando o commentando male un post su Instagram, da cui invece può trarre giovamento chi azzecca l’hashtag giusto (“il trionfo della coscienza pulita a costo e chilometro zero”); chi manifesta empatia (bollata da Cruciani come “insopportabile sentimentalismo” della società occidentale); soprattutto chi ben s’indigna perché l’indignazione è lo “sport nazionale degli imbecilli, praticabile tutto l’anno, senza bisogno di attrezzatura speciale, senza alcun rischio personale e con un ottimo ritorno in termini di autostima” – e poi vuoi mettere: si fa senza scendere dal divano, “basta un pollice, tre righe di commento”.
Il crucianesimo è irritante, becero, è di destra, vorrebbe medagliare il gioielliere che spara, è per il nucleare, ritiene il coming out un modo furbo “per attirare l’attenzione”, manda in onda la canzone Everybody viva el duche, irride gli antifa che evocano la “torsione autoritaria” se li sfrattano dal centro sociale dove non pagano bollette e affitto ma fanno cose buone (come i francescani, nota Cruciani, che però luce e acqua la devono pagare); il crucianesimo si compiace di dispiacere, facendo finta di fingere dice ciò che molti pensano e non dicono perché, sempre secondo il conduttore-dittatore, la censura oggi “si autogestisce” e non c’è più bisogno di un organo preposto alla sua somministrazione; il crucianesimo è una fabbrica di freaks che non hanno bene a pretendere, dal Brasiliano coi tatuaggi in faccia a Nico Taurus lo scambista, da Mauro Zanasi terrapiattista al compianto Richard Benson, che fu – noi ci crediamo – il chitarrista più veloce del mondo e il massimo poeta dei nani.
Cruciani è lo yang come è lo yin il suo riluttante compagno di radio David Parenzo (“che ha una capacità di sopportazione del male inverosimile”): sono il Batman e Robin della “disgraziatissima, odiatissima e amatissima” trasmissione che alle 18.30 su Radio 24 s’impegna nella sua missione costituzionale di rompere le scatole; che vanta “con orgoglio” di non avere mai lanciato una canzone ma tutt’al più di averne messa qualcuna alla berlina (Bella ciao: “finita, morta, inutile”) utilizzando l’hard rock soltanto come tappetino per le adlocutiones di Cruciani. Lui lo potete bersagliare con qualsiasi body shaming (vedi alla voce del dizionario) tanto non s’offende mai.
E’ l’altra faccia della luna italiana opposta a quella di Zerocalcare – a proposito, domanda il conduttore, a che età in questo paese si finisce di essere giovani? – e di alcuni ospiti che pure a La Zanzara vanno spesso, come Annarita Briganti cacciatrice di patriarchi, altro sport esercitabile anche a livello amatoriale specialmente dove il patriarcato non c’è più.
Se il libro ha funzionato quale gioco di società, ottimizzando l’acquisto perché mutati gli (ex) amici è sempre riutilizzabile, rivolgete un grato pensiero ai maestri del Crux: Gianfranco Funari “il precursore” e Franco Califano, filosofo di Tutto il resto è noia. Se qualcuna vi chiede chi erano, non fate mansplaining. Rimandatela a Wikipedia, oppure subito a casa.