Alla cena seduta che precede la premiazione, posti assegnati, il menù è un esercizio di equilibrismo dietetico: un uovo cotto a bassa temperatura su vellutata di pomodorini, un filetto di branzino con purè di patate aromatizzato, e per dolce una “torta celebrativa” che arriva dopo un lungo digiuno da “antipastino”. I pingui sono infelici, e se ne lamentano. I salutisti, radiosi, e lo rivendicano. A un certo punto, sulla terrazza della Protomoteca, davanti a un panorama sui Fori che di solito basta da solo a intrattenere una cena intera, il cielo fa una cosa che nessun menù aveva previsto. Vira su un verde innaturale, elettrico, da fine del mondo o da filtro Instagram lasciato acceso per sbaglio. Qualcuno, il più ispirato del tavolo, azzarda “sono gli alieni”. Qualcun altro, più abituato a Roma, corregge con aria stanca “no, è l’inquinamento”. Il sindaco Roberto Gualtieri si allontana di qualche passo e consulta il telefono in silenzio, verificando se il fenomeno abbia un nome e soprattutto una responsabilità amministrativa. Poco più in là, fra i tavoli e i giardini, si consuma un altro filone di conversazione, quello sul suo dimagrimento. “Gualtieri si è fatto l’Ozempic” sentenzia una signora con la sicurezza di chi ha già la diagnosi pronta. Le risponde un vicino di tavolo, quasi offeso dall’imprecisione clinica, “ma quale Ozempic, ormai è tutto ‘Mounjaro’, agisce su due recettori, altra categoria proprio”. Claudio Mancini, deputato del Pd e braccio destro del sindaco, ascolta la disputa e la liquida con un’alzata di spalle. E con una battuta che solo un vero amico può fare: “Ma no, ma no. Sapete perché è dimagrito? Fa su e giù dalle scale mobili rotte della metro”. La verità è che il sindaco si è scoperto socio onorario del Circolo Canottieri e ci va ogni giorno, scombinando orari di giunta e appuntamenti ufficiali pur di allenarsi. Ma eccolo, il sindaco Gualtieri, ignaro delle malelingue di giardino, parla intanto a una telecamera: “Speriamo che i romani abbiano voglia, anzi ‘fame’, di letteratura”. La fame vera, in quel momento, è per i gelati Fassi, serviti con lo Strega. Per procurarsene uno servono i gomiti di un centometrista o di un lottatore di Wrestling. Con tutto il rispetto per i gomiti è però la mano il vero motore della letteratura: s’inguatta occhiali e agendina e nel salto mentale proprio della vera Roma, quella cinematografara, si salda al polso dello scrittore mai finito in cinquina, onnipresente in ogni edizione che – tirandosi su i pantaloni, riaccucciando la camicia di lino dentro le sue tonde forme posteriori – congedandosi dal neorealismo può ben recitare la battuta delle battute da cinepanettone: “E anche per quest’anno se semo levati ‘o Strega da le palle!”. Prossimamente con Christian De Sica (nel ruolo del
vincitore Michele Mari).