Dal funerale del romanzo a quello del cinema al tempo dell’algoritmo

La decima Musa, quella cinematografica del XX secolo, è defunta. Buon lutto a tutti coloro che ne erano innamorati. A chi non riesce a rassegnarsi ecco una mezza verità: gli attori in carne e ossa non serviranno più per fare film

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1 - Belle notizie, notizie nichiliste a proposito di esseri umani sostituiti da AI. Che progresso, che progressi. Siete tutti pronti a sparire, a essere nullificati, dei nulla inservibili? A quanto pare nichilismo e tecnologie vanno spesso d’accordo. Tu che cosa sei, caro genere umano? Ricordate il caro, vecchio cinema? Leggo che si è già realizzato un intero film fatto con l’AI: “L’esperimento si chiama Hell Grint, è stato presentato al mercato dei film del Festival di Cannes. Il regista Alilet Abish spiega così come si fa: ‘In un certo senso è come dipingere (lavoro per i pittori!), ma al posto del pennello ci sono le descrizioni di ogni scena da fornire agli algoritmi che poi generano il video’” (v. Venerdì di Repubblica del 26 giugno, p. 107).
Vorrei essere più concretamente chiaro. Fatto sta che così si risparmia moltissimo tempo e denaro, perché degli attori non c’è più bisogno. La decima Musa, quella cinematografica del XX secolo, è defunta. Buon lutto a tutti coloro che ne erano innamorati. A chi non riesce a rassegnarsi ecco una mezza verità: gli attori in carne e ossa non serviranno più per fare film. Tutto finisce, no? Non c’è niente che non finisca. Se la letteratura si è indebolita, il cinema sta ancora peggio.
2 - Il mio vecchio amico Walter Siti, intervistato ampiamente da Nicola Mirenzi, riassume il suo pensiero sulla nostra narrativa. Ma “quando parla di Dostoevskij, Leopardi, Proust, Oscar Wilde, Tolstoj” l’intervistatore osserva che a Siti “gli occhi si illuminano come il sorriso di un bambino”. Il perché è a portata di mano: “Pur avendo quasi ottant’anni”, dice Walter, “continuo a credere nella letteratura”. Anche se si dovrebbe aggiungere subito una precisazione restrittiva: “a patto che la letteratura la scrivano come l’hanno scritta i grandi scrittori suddetti”.
Invece il titolo del suo ultimo libro di saggi è Il romanzo sotto accusa (Rizzoli) e riguarda lo stato attuale della narrativa italiana con ben pochi autori che Walter sia disposto a salvare: Michele Mari, Domenico Starnone, Aldo Busi, Teresa Ciabatti, Lidia Ravera, Antonella Lattanzi. La sorpresa è un giudizio che non dovrebbe sorprendere, e riguarda Roberto Saviano: “Gomorra eleva il giornalismo all’altezza della letteratura. Quello che ha scritto dopo è stato un disastro”. Il più netto e motivato parere di Siti riguarda un vasto insieme, cioè la letteratura di consumo più venduta: “Sono libri che hanno un’ossessione terapeutica, vogliono curare l’individuo e la società, pieni di ansia della correttezza. Ben presto, temo, sarà possibile scriverli con l’intelligenza artificiale. Poiché la cosa di cui la letteratura ha più bisogno è il rapporto con l’inconscio di chi la scrive, e l’inconscio non potrà mai essere scritto con l’intelligenza artificiale”. Qui la cosa si fa seria, “la letteratura è il grande sogno dell’umanità e l’umanità non smetterà mai di sognare”. Dunque, magnifica umanità, che pensa e capisce, non si limita a calcolare.
3 - Condivido Siti che svaluta la letteratura scritta per far sentire bene il lettore. Infatti a chi cerca il wellbeing andrebbero consigliate altre letture e altri mezzi. Ho riletto in questi giorni uno dei più famosi racconti di Cechov, Una storia noiosa, circa sessanta pagine, e mi sento in grado di capire di più, anche se sono più triste di prima. Quello che la pubblicità dei giornali ci consiglia è tutt’altro. Per esempio il libro Vivere sereni. Come oltrepassare l’orizzonte angusto dei pensieri negativi con la mindfulness. Ma ecco un più energico imperativo: Perché si devono amare i bambini. Giusto, anche troppo. La foto del neonato in copertina non dovrebbe lasciare dubbi. Ma come amare attivamente i bambini? Questo è un compito complesso su cui riflettere e che può lasciare senza fiato. E allora? C’è un’altra pubblicità: L’arte di respirare. “Un bestseller da oltre 3 milioni di copie nel mondo”. Peccato che, se non sbaglio, sia stato Gautama Siddhartha il Buddha a raccomandare lo stesso consiglio o precetto. Per respirare bene bisogna diventare buddhisti? O si diventa buddhisti se si respira bene? Da dove cominciare? Ci vuole pazienza. Ce l’avete? Chi ve la dà?