Jonathan Coe: "Trump? È troppo grottesco, non lo inserirei in un romanzo. Rende tutti gli altri più moderati, persino la Meloni"

"Trump? È troppo grottesco, non lo inserirei mai in un mio romanzo. Rende tutti gli altri più ragionevoli e moderati, persino la Meloni". Intervista all'autore di Middle England

20 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 15:03
Immagine di Jonathan Coe: "Trump? È troppo grottesco, non lo inserirei in un romanzo. Rende tutti gli altri più moderati, persino la Meloni"
Taormina - C’è un sole che picchia duro sulla bella cittadina siciliana e tra i migliaia di turisti che fanno su e giù per il corso principale, c’è anche Jonathan Coe, uno dei più apprezzati autori britannici, autore di romanzi (tra i tanti, La famiglia Winshaw, La casa del sonno, La banda dei brocchi, Middle England,BournvilleLa prova della mia innocenza, tutti pubblicati in Italia da Feltrinelli) che riescono a combinare umorismo, satira, critica sociale e personaggi molto umani. Coe è qui, perché è uno degli ospiti più attesi a Taobuk 2026, il festival ideato e diretto da Antonella Ferrara, giunto alla 16esima edizione. Troviamo con lui del fresco all’interno dello spazio Bper creato dentro Palazzo Duchi di Santo Stefano e dopo aver ordinato da bere, la nostra conversazione scivola sul grande malessere dell’Occidente.
Nei suoi romanzi,l’Inghilterra appare spesso come un paese che ha smesso di credere nel futuro. La Brexit è stata la conseguenza di questa malinconia, o un tentativo disperato di curarla?
«Non credo che l’Inghilterra sia l’unico paese a non credere nel futuro. È un problema che si trova in molti altri paesi europei, anche in America. Molto del fascino di Donald Trump è legato a una sorta di nostalgia vaga. Lo slogan - Make America Great Again - se ci si pensa - è un guardare indietro. Il movimento MAGA in questo senso è nostalgico. Direi quindi che la nostalgia politicizzata è un problema in tutto l’Occidente. Forse gli inglesi la sentono in modo più intenso, perché il nostro impero era enorme e potente e ora siamo invece un paese relativamente piccolo e insignificante dove le persone fanno fatica ad adattarsi a questa realtà. La cosa strana della Brexit è che abbiamo la reputazione di essere una nazione di realisti e pragmatici, ma la stessa è stata invece una scelta molto poco pragmatica. È stata una decisione ideologica».
Prima parlava  di nostalgia che è quasi sempre una trappola. Eppure la politica contemporanea sembra vivere di nostalgia. Secondo lei è diventata l’ideologia più efficace del XXI secolo?
«Credo che la destra abbia capito che può essere usata come arma. Anche se nel Regno Unito e altrove esiste anche una nostalgia della sinistra,  quella britannica guarda al dopoguerra, alla nascita dello stato sociale, al Servizio Sanitario Nazionale. Tutto ciò che non è basato sulla realtà e sui problemi attuali è problematico. Se abbiamo un problema nel Regno Unito, non è solo la nostalgia, ma anche la difficoltà di affrontare la realtà del nostro ruolo nel mondo e il fatto che siamo economicamente dipendenti da altri paesi, per esempio, anche per il lavoro. Le persone vivono ancora in parte di illusioni».
Ha visto cosa è successo al G7 durante l’incontro Trump/Meloni? 
«Certamente. Quello che stiamo vivendo è un momento topico, perché dice molto dell’egocentrismo di Trump e perché mostra quanto sia estrema l’attuale amministrazione americana. Il suo egotismo iperbolico produce un effetto paradossale e la sua radicalità è tale da far apparire chiunque altro, persino una leader della destra europea come Meloni, una figura moderata e persino liberal. Trump rende tutti gli altri più ragionevoli, persino lei che sarebbe una sua alleata naturale. A quanto pare, i rapporti tra i due non funzionano. Questi momenti non mi ispirano come scrittore, perché Trump si muove su binari che sfuggono alla logica del romanziere. Nei miei romanzi, poi, i politici sono sempre sullo sfondo e di certo non posso inserire - ne’inserirei mai uno così nei miei romanzi - perché è troppo grottesco. Il problema è la sua plausibilità».
Cosa pensa invece degli intellettuali in generale? Prima temevano il conformismo, oggi sembrano invece di  temere il dissenso. È solo un’impressione o è cambiato qualcosa nel clima culturale?
«Su questo la Gran Bretagna è diversa dall’Europa, perché ha sempre avuto un atteggiamento scettico verso gli intellettuali. Non usiamo nemmeno molto questa parola, non è un termine che uno userebbe per descriversi, anzi, può essere quasi un insulto. Questo non accade in Francia, Italia, Grecia o Germania dove l’intellettuale è rispettato. In Inghilterra esiste una classe intellettuale, ma non si definisce così. Dopo la Brexit, è cresciuta l’idea che le élites siano scollegate dalla gente comune, e negli ultimi dieci anni sono in tantissimi a pensarlo». 
La sinistra europea ha perso il monopolio dell’immaginazione, la destra promette rivoluzioni, la sinistra amministrazione. È solo una fase temporanea?
«Penso sia una fase temporanea, ma potrebbe durare a lungo.Nel Regno Unito la sinistra liberale è diventata quasi conservatrice, vuole mantenere lo status quo e non c’è ancora un vero confronto interno alla sinistra. Molti elettori passano dal Labour a Reform con grande facilità. La sinistra è ancora legata a una versione annacquata del neoliberismo e non ha offerto un’alternativa credibile al modello di Thatcher, manca energia politica e intellettuale».
In politica oggi è difficile capire tutto, ma nei suoi libri c’è una soluzione: la musica. Aiuta a capire anche la politica?
«Vorrei che il pop fosse la soluzione ai problemi politici (ride, ndr). In realtà, adesso ho appena finito di scrivere un libro ambientato nei primi del ’900 completamente sulla musica classica, quindi chi lo sa. Sto cercando di scrivere un nuovo romanzo sul presente ma, sinceramente, è un pensiero deprimente. Ovunque: da noi, da voi, negli USA e non solo».
Qual è la soluzione?
«Dobbiamo agire, individualmente e collettivamente. L’unica soluzione che vedo è una distribuzione più equa delle risorse in Occidente. Forse sono un socialista vecchio stile, ma credo che sia lì, nelle asimmetrie economiche, che risiede la radice profonda della collera contemporanea. Il resto è sovrastruttura».