Il rimedio che viene da lontano

Un elisir di lunga vita e musica per non dimenticare. Saremo tutti Funes el memorioso? Divagazioni di uno psichiatra romantico

20 GIU 26
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Foto Lapresse

Senza scomodare Funes el memorioso di borgesiana memoria, il quale cadendo da cavallo acquisì il prodigioso miracolo di ricordare qualsiasi cosa avessero visto e sentito i suoi sensi, possiamo dire che oggi l’evoluzione della curiosità e della scienza impiatta scoperte che aiutano a lenire la cosiddetta umanità zoppicante. Mi spiego meglio: dal punto di vista demografico oggi il nostro bellissimo pianeta scoppia di presenze umane. In un secolo, grazie ad antibiotici e vaccini, sono diventate sei volte di più rispetto a quello che era cento anni fa. Contando questi numeri è cresciuto anche, di pari passo, l’allungamento della vita. In pratica si vive di più e i vecchi sono in aumento. Con l’avanzare dell’età le ombre delle malattie si fanno sempre più lunghe e tra queste, guarda caso, qualcosa di non trascurabile riguarda il cervello. Un navigato clinico qualche tempo fa, dopo un alcolico aperitivo, esclamò: “Vedi, mentre stiamo camminando, dalla testa ci cadono per terra i neuroni!”. Fu a quel punto che io, srotolando il filo del ricordo, gli parlai del Ginkgo Biloba e della mia esperienza scientifica ricevuta a Washington D.C., una trentina di anni prima, presso un prestigioso istituto di ricerca americano. La sua iniziale perplessità si trasformò ben presto in curiosità chiedendomi di cosa stessi parlando. Raccontai allora di uno studio condotto in quegli anni sugli effetti benefici di questo rimedio riguardo la conservazione e la buona salute delle cellule neuronali nell’uomo. Di conseguenza, quello stesso studio, dimostrava che le persone trattate con il Ginkgo conservavano un cervello più giovane rispetto a quelle che non lo avevano assunto.
Un navigato clinico qualche tempo fa esclamò: “Vedi, mentre stiamo camminando, dalla testa ci cadono per terra i neuroni!”
Il collega, sospinto dalla curiosità e da una non dichiarata ignoranza, mi chiese di cosa stessi realmente parlando. Ribadii che si trattava dell’estratto di un albero risalente a circa 250 milioni di anni fa, una specie di sopravvissuto al sistema mondo insomma, la cui origine era cinese e che in Europa arrivò verso il 1730. Aggiunsi che la medicina ayurvedica indiana lo associava alla longevità, come una specie di elisir di lunga vita, e che l’attuale scienza lo considerava una specie di “spazzino” del cervello, eliminando i cosiddetti radicali liberi e abbassando i livelli di cortisolo, il famoso ormone dello stress. Questo anche grazie alla sua attività sulle piccole arterie cerebrali che portano nutrimento, ossigeno e glucosio, veri carburanti della nostra mente e che mantengono vive il patrimonio di cellule sacre che il padreterno ci ha dato in dono.
Il Ginkgo Biloba è l’estratto di un albero risalente a circa 250 milioni di anni fa. Per l’attuale scienza è uno “spazzino” del cervello
Bizzarrie!! Minchiate!!! – sbraitò il collega. Argomenti che solo romantici psichiatri come te intendono ancora cavalcare!
L’intuizione ancora inossidabile di Ippocrate, Galeno e Paracelso, secondo i quali, come la natura crea il suo male, così genera il suo rimedio
Pensai ancora, per associazione libera, a Funes caduto da cavallo, forse anch’io sostenuto dal Ricard a gradazione 40. E fu a quel punto che, pescando qui e là, cercai di introdurlo sulla molteplice letteratura scientifica che girava intorno al Ginkgo Biloba, dagli Stati Uniti alla Cina, dall’Europa al Giappone, dal mondo Slavo fino alla nostra piccola Sicilia. Citando idee di Ippocrate, Galeno e Paracelso, i quali sostenevano, con una intuizione ancora inossidabile, che come la natura crea il suo male è capace altresì di generare il suo rimedio. Lasciandomi andare, forse per spiazzare la sua tremenda ortodossia del metodo galileiano, che dichiarava la riproducibilità di un fenomeno e che la verità esiste soltanto in ciò che si vede, gli ricordai un piccolo verso di Goethe che alla pianta aveva dedicato queste righe.
La foglia di quest’albero, dall’oriente affidato al mio giardino, segreto senso fa assaporare, così come al sapiente piace fare.
Oppure il breve haiku rivolto all’albero
Foglia di ginkgo
in lieve volo cade
aria di pioggia.
Apriti cielo. Il collega allungò il passo come inseguito da demoni e angeli ribelli. Gettando torvi sguardi ai passanti che passeggiavano con il cane o facevano i leche vitrine su Corso Italia di Catania. Fu a quel punto che egli, forse sentendosi braccato da argomenti a lui astrusi o per l’abbassato tasso alcolico a cui era subentrato il down umorale inevitabile, tirò dalla tasca un fazzoletto bianco fuori moda, si asciugò il sudore alle tempie chiedendo, rabbonendosi: ma tu si può sapere da quale parte stai?
Io celiando e volendo forse sottomettere la sua incrollabile certezza sulla scienza mi lasciai andare a un turbinio di calcolato sproloquio ricordando Tesla, la Golden Dawn, Democrito, Gurdjieff e Gesù guaritore, Rumi, il cardo mariano e Spinoza, Ibn-Arabi e Avicenna, l’entanglement quantistico, la necessità ubiquitaria dei funghi per la conservazione della vita fino alla curvatura dello spazio-tempo che c’illude, avvolgendosi con il suo cosmico manto, per sostenere che la scienza avanza anche di fronte ai nostri bendati occhi e che la natura conosce tutto, con la sua arcaica logica e una ragione sfuggita di mano anche al creatore.
Fu a quel punto che trovammo una panchina vuota sotto un ippocastano ed egli, ritrovando uno straccio di self-control, mi guardò di traverso osservando il fluire del traffico qualche metro più in là. Dopo, guardandosi le mani, lievemente tremanti, si sistemò il bavero della giacca di tweed e tossì, evitando di sputare a terra per pudorata igiene. Per un po’ restammo in silenzio fin quando egli cercò il mio sguardo. Dai suoi occhi compresi che voleva chiedere qualcosa e io, leggendo quell’interrogativo aspetto come uno stimolo, dissi: c’è anche dell’altro in tutto questo. Il collega dondolò il capo ed attese.
C’è anche un’altra cura per l’Alzheimer e l’impoverimento cognitivo, incalzai, visto che come sostieni perdiamo neuroni camminando. Egli chiuse la mano a carciofo ripercorrendo, in silenzio, l’arcaico gesto di chiedere senza parlare, tutto isolano.
Preferii continuare la discussione lisciando la criniera all’ironia. Parlai del canto dorico che Empedocle, anche lui medico, usava per guarire i malinconici e le ragazze chiuse nel loro misterioso mutismo, della trapanazione del cranio presso gli antichi allo scopo di far uscire dalla testa gli spiriti maligni, dell’uso del laudano e delle acque ricche di litio trovate in Frigia dalle legioni romane utili a contenere il furore, di come i nostri mitocondri, che trasformano la materia in energia, sono direttamente connessi alla luce solare. Poi, spostando l’argomento in avanti continuai citando le virtù benefiche delle onde musicali a 40 Hertz sulle quali il prestigiosissimo MIT (Massachussetts Institute of Technology) stava conducendo degli studi sul trattamento del declino cognitivo e della perversa demenza che cominciava a bussare alla porta della gente di terza e quarta età. Il clinico sgranò gli occhi esprimendo tutta la sua evidente perplessità. Allora aggiunsi, stordendolo, che la stimolazione sensoriale a 40 Hz (onde Gamma) è una valida terapia, non invasiva, tramite l’uso di suoni, luci e vibrazioni, che rallentano l’Alzheimer in quanto migliorano i centri della memoria, contribuiscono a smaltire le proteine anomale del cervello e aiutano a conservare le connessioni sinaptiche tra i neuroni. In pratica, camminando, se usiamo questo metodo, non ci accorgeremo più che abbiamo lasciato le nostre cellule mentali cadute a terra.
Dal canto dorico che Empedocle usava per guarire i malinconici alle virtù benefiche delle onde musicali a 40 Hertz per trattare il declino cognitivo
Basta, aggiunsi, secondo questi studi, usare una cuffia per dieci minuti al giorno abbandonandosi alle onde gamma che, in termini più moderni, si chiama anche Memory Pulse. In pratica un programma di stimolazione sonora (spesso tramite frequenze e battiti binaurali) programmati per favorire il rilassamento, rafforzare la memoria e la concentrazione. I battiti binaurali (binaural beats) sono illusioni acustiche generate dal cervello quando si ascoltano due frequenze sonore leggermente diverse, una per ciascun orecchio. Il cervello percepisce la differenza tra le due frequenze come un unico battito ritmico, inducendo uno stato di rilassamento, concentrazione e fissazione della memoria.
Con questi argomenti l’illustre collega entrò in una specie di trans ipnotica. Lo vidi stordito, assente, tuttavia turbato e prossimo alla confusione mentale. Non reagendo gli diedi un piccolo tocco di gomito per riportarlo in sé.
Ginkgo Biloba, onde gamma, memory pulse – sussurrò riavendosi dalla discussione. Diventeremo tutti come Funes? – chiese a sé stesso. Dopo, alzandosi e puntando l’indice verso di me aggiunse – ci vuole un altro aperitivo rigorosamente offerto dal sottoscritto!