Come fermare il movimento. La sfida (im)possibile di Osvaldo Casanova

I problemi di oggi nel rappresentare la vita e i suoi movimenti "è una sfida vecchia come l’umanità. Inizia da quando qualcuno decise di rappresentare visivamente sulla parete di una grotta la sua giornata", dice l'illustratore veneto

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Le illustrazioni che Osvaldo Casanova ha realizzato per il Foglio sportivo

L’uomo che seduto sugli spalti del velodromo aspettava i corridori in sella alle biciclette passò il tempo a osservare ciò che gli stava attorno e lo trovò caotico, ma ordinato, grigio e allegro allo stesso tempo. Il Nord della Francia non sa essere sempre generoso di colori, soprattutto ad aprile, soprattutto a Roubaix. L’uomo che seduto sugli spalti del velodromo aspettava i corridori, quando li vide arrivare rimase incantato, animato da una felicità fanciullesca. Poi si intristì. Henri de Toulouse-Lautrec così scrisse tra i suoi appunti: “Tanto meraviglioso e appagante è il ciclismo, tanto è vano il tentativo di materializzare il movimento su di una tela”. Henri de Toulouse-Lautrec a lungo “combatté”, a suo dire, con la fissità del disegno che si contrapponeva al movimento dei corpi. Si mise il cuore in pace: “Dove non arriva il tratto, può arrivare la mente. Serve affidarsi a lei per risolvere l’irrisolvibile”. Oltre un secolo dopo, l’irrisolvibile continua a essere irrisolto. È ancora a lì a segnare la distanza incolmabile tra lo sport, che del movimento è l’espressione più ardita, e il disegnare. Che poi è la stessa tra lo sport e la scrittura. Si disegna e si scrive da fermi, si racconta con matite, penne digitali o a inchiostro, colori o sui tasti qualcosa che si muove in modo immobile, tratto o lettere su foglio o schermo. “Al di là della mia staticità mentre disegno, la cosa veramente statica è il risultato finale: una cosa ferma. Eppure quella cosa ferma racconta qualcosa, è capace di raccontare anche il movimento”, dice al Foglio sportivo, a margine dell’Eroica Montalcino, Osvaldo Casanova, artista del disegno e dell’illustrazione, uno degli illustratori più apprezzati d’Italia. Per Osvaldo Casanova quella del rappresentare il movimento “è una sfida vecchia come l’umanità. Inizia da quando qualcuno decise di rappresentare visivamente sulla parete di una grotta la sua giornata, quando ha cacciato i bufali con la lancia. In pratica la pittura rupestre è l’antenata delle storie di Instagram: fa vedere quello che una persona ha fatto e in quel modo dimostra quanto è figo perché ha catturato due bufali più del suo vicino di grotta”.
I problemi di oggi nel rappresentare la vita e i suoi movimenti su di un supporto sono i problemi di sempre. “E ogni volta qualcuno trova un suo artificio. Sui muri di una grotta si rappresentava una persona con una gamba piegata invece che dritta per far capire che stava correndo; Giacomo Balla in 'Ragazza che corre sul balcone' rappresenta la figura della ragazza con una serie di immagini in sequenza. Che poi è il principio del cinema degli albori una serie di fotografie messe una attaccata all’altra a dare l’illusione del movimento, perché neanche la cinepresa in realtà riprende il movimento, riprende dei singoli momenti statici ravvicinatissimi. Il fumetto invece utilizza scie e scritte che rappresentano i suoni, per dare ai lettori quell’illusione”.
Osvaldo Casanova disegna, tra le tante cose che disegna, di calcio e di ciclismo. Fissa il movimento dello sport, di due sport nei quali il dinamismo è ciò che li fa amare. Il calcio prevede pause. Il ciclismo no, “non ne può prevedere, perché se in bici ti prendi una pausa cadi in maniera molto concreta” e cadere provoca un dolore maggiore del male che a volte fanno i muscoli mentre si muovono i pedali. Il calcio invece porta con sé momenti di staticità reale ma “c’è spesso una tensione emotiva che crea uno smottamento, un movimento interno. Se tu disegni un tiro e una palla che sta per entrare, tu rappresenti graficamente quel momento che è la vera emozione del tifoso. Perché la vera emozione ti sale non quando la palla entra e hai la certezza del gol, ma nel momento precedente, quello nel quale la palla sta entrando e ti rendi conto che entrerà davvero”. Un momento rovinato, si spera non definitivamente, dal Var. “Qualcuno ha definito l’utilizzo di questa tecnologia un coito interrotto, per me è invece violenza fisica che si fa al tifoso, tronchi un’emozione che sgorga spontanea, anzi che spesso deborda”.
Lo sport per Osvaldo Casanova, almeno quello che rappresenta, è una questione di angoli. I suoi sono disegni acuti, sia per idee, sia per sensibilità, sia, soprattutto, per gli spigoli che ci mette. “Ed è una questione di angoli perché sono pigro. Lo dico sempre: sono illustratore pigro. E quindi il mio stile deriva dalla poca voglia di far fatica. La mia è una ricerca della sintesi, perché risponde a un’esigenza: mi impegno adesso così una volta che trovo una chiave faccio meno fatica dopo. La sintesi porta agli spigoli perché sono più facili da fare”.
Per rappresentare il movimento, Osvaldo Casanova indaga, si addentra in questo movimento sino a “trovare un momento di tensione che ti dia l’idea che quella cosa è in movimento”. Cerca di catturare “l’apice, come se il muoversi fosse una sorta di parabola: c’è un momento nel quale il gesto inizia, poi tocca il vertice di questa parabola, infine scema”.
L’ultimo apice della Nazionale italiana ai Mondiali, quelli che sono iniziati in nordamerica, è stato il 2006. Da quel momento la parabola è diventata un precipizio. Il calcio però scorre ancora sui nostri schermi “perché nonostante tutto è uno sport che si da amare e guardare”, dice.
Il momento d’attesa tra un apice e un altro può essere difficile, senz’altro pieno di delusioni. Però può portare a godimenti straordinari. Ne sa qualcosa Osvaldo Casanova, ancora alle prese con la gioia per il ritorno in Serie B del suo Vicenza. “È stata una roba enorme. È come se hai una bottiglia di spumante e la agiti per 26 anni: il giorno che la stappi diventa roboante e indimenticabile. Se per assurdo dovessimo andare in Serie A il prossimo anno sicuramente la festa sarebbe la metà di quella che abbiamo fatto al termine di questo campionato. A Vicenza c’erano 30.000 persone in centro. C’erano pure dei tifosi del Millwall, amici di qualcuno. Hanno commentato: 'Voi siete matti. In Inghilterra una cosa del genere accade se si vince la Premier non per una promozione dalla C alla B'. Amen, siamo fatti così. Abbiamo fatto una festa colossale, ma provinciale allo stesso tempo. In mezzo a noi c’erano pure i giocatori, erano lì con noi, al bar a bere e a festeggiare”. Una promozione, una festa, che Osvaldo Casanova ha rappresentato graficamente: “Mi hanno chiamato non col tono con cui si chiama qualcuno per fare una proposta, ma quello con cui si dice 'beh, ovvio sta cosa la fai tu, non la può fare nessun altro'. E vedere nel momento della promozione un tuo lavoro sparato in tutto lo stadio, beh, devo dire che è stata un’emozione enorme”.