Abolire le tesi di laurea fatte con la AI? E’ già realtà, dicono due docenti

Tra controlli incrociati, prove empiriche e confessioni degli studenti, si è giunti alla conclusione che il balzo in avanti nel livello di elaborazione e stesura delle tesine fosse dovuto a un uso intensivo ed estensivo dell'intelligenza artificiale. Parlano gli storici Lisa Roscioni (La Sapienza) e Giorgio Caravale (Roma Tre)

10 GIU 26
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La scena più o meno era questa, ed è una scena i cui particolari si sono svelati via via nel corso degli ultimi due anni, raccontano all’unisono Giorgio Caravale, docente di Storia moderna presso l’Università degli Studi Roma Tre, e Lisa Roscioni, docente di Storia Moderna alla Sapienza Università di Roma: improvvisamente, sulle scrivanie dei professori abituati da tempo a tesine di laurea triennale scritte per così dire in modo un po’ grossier – tesi a cui si doveva magari rimettere mano correggendo la forma, dice Caravale – sono arrivati e addirittura piovuti elaborati il cui livello, dice Roscioni, “si era alzato considerevolmente”. Considerevolmente ma non inspiegabilmente: tra controlli incrociati, prove empiriche, supposizioni e confessioni degli stessi studenti, si è giunti presto alla conclusione che il balzo in avanti nel livello di elaborazione e stesura delle tesine fosse dovuto non tanto a un corso intensivo di scrittura accademico-creativa quanto a un uso intensivo ed estensivo della AI.
Che gli studenti ne facessero uso era noto, che la usassero come supporto anche i docenti pure (e chi non? era insomma il pensiero sotteso), ma il fatto di essere giudicati a due passi dalla laurea sulla base di una tesina scritta dal convitato di pietra robotico era parso d’un tratto paradossale, a tratti surreale. Un teatro, anzi un teatro nel teatro, con il prof in modalità radbomantica costretto, raccontano Caravale e Roscioni, a fare a ritroso o a intuito il percorso dello studente lungo le autostrade della AI, per capire se tizio o caio avesse copiato e quanto, spesso illuminati dall’indizio degli indizi: la bibliografia quasi inventata. Morale: “Non aveva senso”, dice Caravale, raccontando che a Roma Tre, nel suo e in altri dipartimenti, si è deciso allora di eliminare le tesine per le lauree triennali (anche se non per le più complesse lauree magistrali), con l’escamotage – in ottemperanza alle regole ministeriali – di giudicare lo studente su una dissertazione orale, previo caricamento online di un elaborato scritto non sottoposto a valutazione. Il tutto per poter valutare nella sostanza, fuor di copia-e-incolla, se il laureando “fosse in grado di approfondire, collegare, argomentare. Una sorta di “rivincita dell’oralità”, dice Caravale. E senza nulla togliere al ruolo della AI, “formidabile scorciatoia”, dice Roscioni.
Semplicemente prendendo atto e andando avanti. All’Università Sapienza le tesine scritte non sono state ancora eliminate, ma quello è per molti docenti l’obiettivo, anche per uscire dal gorgo a volte tragicomico a volte energivoro del “chi ha copiato da chi”. Eppure, davanti alla possibile e precipitosa discesa nella totale assenza del pur minimo esercizio cognitivo e critico del laureando, l’oralità, dice Roscioni, si offre come soluzione: “E pensare che l’antropologo e filosofo Walter J.Ong, nel 1982, nel suo saggio ‘Oralità e scrittura’, aveva predetto l’approdo dell’umanità a una forma di ‘oralità secondaria’”.