Le due Teheran di Marjane Satrapi

Con Persepolis, la scrittrice ha raccontato la sua vita, prima e dopo la Rivoluzione islamica. “Punk is not ded”, c’è scritto sulla maglietta della bambina più intelligente dei suoi persecutori

4 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 17:51
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Marjane Satrapi (foto Ansa)

Era già una notizia triste, la morte di Marjane Satrapi. Il sospetto che sia morta di crepacuore – poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, il suo amatissimo consorte – ha reso la notizia ancor più triste. “Punk is not ded”, stava scritto sulla sua T-shirt, sotto il chador che le imponevano da ragazzina. Era una vignetta di “Persepolis” (l’ortografia segue l’originale): il magnifico libro disegnato dove Marjane Satrapi, nata nel 1969, aveva raccontato la sua vita. E le due Teheran che aveva conosciuto, prima e dopo la Rivoluzione islamica.
Prima i suoi genitori ascoltavano musica, ballavano, invitavano gli amici a casa e bevevano alcol. Poi, pratico velo in testa con elastico per le più piccole, e chador per le più grandi. Obbligatorio, non era una questione di fede. Era vietato correre, anche per arrivare puntuali a scuola. Un’altra vignetta mostra la ragazzina trafelata, con la palandrana d’ordinanza. Le spiegano i Guardiani della rivoluzione: “Una donna che corre si scompone, certe parti ballonzolano”.
Marjane bambina-ragazzaccio, e poi ragazzina-punk, cerca di adeguarsi. Ma non capisce, e quando prova a ribattere è sempre più intelligente e sveglia dei suoi persecutori – errore gravissimo, i maschi in divisa oppure con la lunga barba nera non ridono mai. Nella sua cameretta, con una scopa in mano imbracciata a mo’ di chitarra, si scatena. E appunto scrive “punk is not ded” sulla maglietta. Libération ha chiesto ai colleghi illustratori di ricordarla con un disegno, una malinconica galleria per un’artista morta troppo giovane.
Persepoli era una delle capitali dell’antico impero, ai tempi di Alessandro Magno. Lì nel 1971 lo scià Reza Pahlavi organizzò i festeggiamenti per i 2.500 anni della Persia. Marjane Satrapi sceglie il nome in contrasto con la Teheran che sarà costretta a lasciare, per volere dei genitori illuminati e comunisti: nel 1983, quando aveva 14 anni, la mandarono a Vienna. Per studiare e stare lontana dal regime sempre più rigido contro le donne. Lì Marjane cambiò tante case, e diede il suo primo bacio. In macchina, a un giovanotto che non molto tempo dopo si farà trovare a letto con un’altra. Vorrà tornare a Teheran, fra le sue coetanee curiose dei ragazzi e dei baci altrui. Se ne andrà di nuovo, in Francia questa volta, nel 1994.
Nel 2005 diventerà cittadina francese, per criticare con pieno diritto le ambiguità del governo di Parigi nei confronti dell’Iran. “Rifiutano il visto alle ragazze che vogliono scappare dalla tirannia, ai dissidenti, agli artisti, mentre i figli degli iraniani ricchi se la spassano a Saint-Tropez”. Nel 2007, “Persepolis” – girato assieme a Vincent Paronnaud – vince il premio della giuria al Festival di Cannes. Il film si può vedere su Prime Video, collezione Rarovideo, l’obolo sarebbe cinque euro mensili ma c’è una settimana gratuita. La graphic novel è più difficile da trovare – urge una ristampa, mica possiamo inseguire tutto quel che è interessante sulle sempre più rare bancarelle.