Cultura
Scismatici ed erratici •
I lefebvriani hanno dimenticato il Catechismo del "loro" Pio X
Si obietterà che la Fsspx è fedele al magistero della Chiesa. Sì, ma non agli insegnamenti dell'ex Pontefice che prevedono l'infallibilità del Vicario di Cristo in terra. La società di mons. Lefebvre, ciononostante, vi disobbedisce abitualmente
28 MAG 26

Foto Ansa
Finché le autorità romane attuali sono impregnate di ecumenismo e modernismo e che l’insieme delle loro decisioni e del nuovo diritto sono influenzate da questi falsi principi, bisognerà istituire delle autorità di supplenza, che conservino fedelmente i princìpi cattolici della Tradizione cattolica e del diritto cattolico”. Sono parole di mons. Marcel Lefebvre risalenti al 1991 indirizzate all’allora superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, l’abbé Franz Schmidberger, allorquando vennero istituiti tribunali canonici interni. Si tratta di parole che tratteggiano molto appropriatamente l’inclinazione sostanzialmente scismatica della Fsspx confermata, da ultimo, nelle ordinazioni episcopali senza mandato di Roma del prossimo 1° luglio a Écône nel corso delle quali saranno consacrati quattro nuovi vescovi: lo svizzero don Pascal Schreiber, l’americano don Michael Goldade e i francesi don Michel Poinsinet de Sivry e don Marc Hanappier.
Sia chiaro, il problema da cui parte la Fsspx è, dal punto di vista di un sodalizio tradizionalista, comprensibile. Nefaste, però, sono le soluzioni adottate. Il nodo insuperato dalla Fsspx in merito all’autorità di Roma è dirimente: la disobbedienza sistematica all’autorità. La società di mons. Lefebvre, infatti, riconosce i papi postconciliari la legittima autorità e, ciononostante, vi disobbedisce abitualmente.
Così facendo, la Fsspx incarna tre errori: il “fallibilismo” secondo cui è del tutto normale che la legittima autorità, ovvero il Vicario di Cristo, possa sbagliare in materia di fede; un singolare “sedeplenismo” per cui, nonostante gli errori dottrinali denunciati, il papa rimane papa ancorché assistito dallo Spirito Santo a fasi alterne; la “resistenza” all’autorità e la normalizzazione della disobbedienza a colui al quale, invece, si dovrebbe obbedire.
Si obietterà che la Fsspx è fedele al magistero della Chiesa. Sì, ma non al Catechismo di Pio X che insegna che “il Papa non può errare” perché “è infallibile per la promessa di Gesù Cristo e per la continua (continua!) assistenza dello Spirito Santo” e che definisce scismatici coloro che “non negando esplicitamente nessun dogma, si separano volontariamente dalla Chiesa di Gesù Cristo, ossia dai legittimi pastori”.
La motivazione addotta dall’attuale superiore generale per le nuove consacrazioni episcopali – l’evergreen “stato di necessità” – non trova giustificazione reale. Don Davide Pagliarani, infatti, ha affidato a un comunicato ufficiale l’assicurazione che “la cerimonia del 1° luglio non avrà altro scopo se non quello di assicurare la continuità nell’amministrazione dei sacramenti dell’Ordine e della Confermazione”: ma dove risiede la necessità se abbiamo un Papa, abbiamo vescovi e abbiamo sacramenti amministrati con il Novus ordo validi? Perché il punto non è secondario: per la Fsspx la nuova messa e i nuovi sacramenti, benché “cattivi”, restano validi tanto che i vescovi e sacerdoti diocesani che entrano nella Fraternità non sono ri-ordinati sub condicione né ri-cresimati i fedeli con la medesima formula. Perché sono necessari vescovi lefebvriani per ordinazioni sacerdotali o cresime se quelle stesse ordinazioni sacerdotali o cresime sono valide anche se amministrate da qualsiasi altro vescovo diocesano?
Il sospetto, naturalmente più che legittimo, è che quanto dichiarato dal superiore generale nel suo comunicato (“la scelta e la consacrazione di questi eletti non procedono da alcuna volontà di rivendicare un potere di giurisdizione o di stabilire un’autorità parallela nella Chiesa”) corrisponda più a una excusatio non petita.