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Sipario Venezi. Riepilogo di una battaglia vinta e persa tra musica e politica
Chi pensa che la questione sia chiusa si sbaglia di grosso. La musicista è chiusa nel silenzio ma non tarderà a far sentire la sua voce per un ruolo che, voci di corridoio, le era stato promesso in fase di nascita dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Si vedrà
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28 APR 26

Foto LaPresse
Più che un melodramma, quello andato in scena negli ultimi mesi al Teatro alla Fenice di Venezia è una telenovela. La trama è semplice e si riassume in poche righe. A settembre 2025 il sovrintendente Nicola Colabianchi annuncia Beatrice Venezi come nuovo direttore musicale del Teatro, a partire dall’ottobre 2026. Si susseguono mesi di polemiche, con coro e orchestra in prima linea contro una nomina “non concordata” riguardante un profilo ritenuto inadatto dal punto di vista tecnico a ricoprire un ruolo così delicato e prestigioso. Volantini dalle gallerie, urla dalla platea a ogni recita. Spille in bella vista per una battaglia che si è conclusa domenica: gioia del pubblico e dell’orchestra che in teatro era impegnata con l’ultima recita di Lohengrin, diretto da Markus Stenz. A far saltare il banco, le dichiarazioni della musicista rilasciate giovedì scorso al quotidiano argentino La Nación. Rispondendo a una domanda sull’accusa di non possedere adeguate competenze per dirigere un’orchestra, la Venezi ha replicato affermando che lei non ha protettori e non proviene da una famiglia di musicisti, mentre i posti nell’orchestra del teatro veneziano “praticamente si tramandano di padre in figlio”. Uscita insultante, censurata con un comunicato dallo stesso Colabianchi che ha annullato tutte le collaborazioni con il direttore “a causa delle reiterate e gravi dichiarazioni […] incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d’Orchestra”. Tutti d’accordo anche al ministero, dove Giuli ha appoggiato le scelte del sovrintendente ed è rimasto fedele alla recente “linea Meloni”, stufa di dover sanare le stramberie delle persone a lei vicine o collegate al suo governo.
Termina così uno dei capitoli più tristi della cultura italiana, legato a una nomina errata che ha generato polemiche e confusione, oltre a mettere in secondo piano problematiche importanti come il rinnovo del contratto dei lavoratori della lirica, per il quale non si sono viste accese manifestazioni pubbliche. La Venezi non poteva fare il direttore musicale di un’orchestra e un teatro di così alto blasone. Lo dice il suo percorso musicale, lo dicono le sue interpretazioni e la sua tecnica direttoriale. La politica c’entra, ma un attimo dopo. Tutti sanno che certe nomine hanno anche influenze di Palazzo – a destra come a sinistra (chiedete al sindaco Sala e a Daniele Gatti, “saltato” senza una ragione plausibile alla Scala) – ma normalmente non manca il valore artistico, davanti al quale alcune pressioni possono essere anche tollerate. Ha peccato di vanità o soffre di autolesionismo, la bionda direttrice che non avrebbe dovuto farsi tirar dentro a una situazione nata male e finita peggio. Anche il coro e l’orchestra avrebbero potuto mantenere un profilo più discreto. Il diritto di dissentire pubblicamente è sacrosanto ma dentro queste istituzioni marciano insieme le forze sindacali con la consapevolezza che, impuntandosi, recite e nomine possano essere fatte saltare.
Anche il pubblico che paga abbonamenti e biglietti può legittimamente esprimere le sue opinioni ma nel caso Venezi si sono mischiate idee musicali e politiche ricordando, mutatis mutandis, la recente battaglia referendaria. Nel nostro paese c’è un’atavica difficoltà a scendere nel merito delle scelte, riducendo le questioni allo schieramento politico (“se voti sì sei filogovernativo, se voti no sei all’opposizione”), senza approfondire e comprendere quello che è veramente in gioco. Lo stesso è accaduto con la Venezi dove, almeno nell’opinione pubblica, c’è stata la consueta semplificazione.
Nicola Colabianchi dovrebbe ora fare un passo indietro perché ha gestito malissimo tutta la questione, intervenendo tardivamente, col pretesto delle dichiarazioni della Venezi la quale in verità usa parole a dir poco “taglienti” già da tempo. Per non parlare del rapporto compromesso con tutte le componenti artistiche del teatro.
Chi pensa che la questione sia chiusa con l’allontanamento della Venezi si sbaglia di grosso. La musicista è chiusa nel silenzio ma non tarderà a far sentire la sua voce per un ruolo che, voci di corridoio, le era stato promesso in fase di nascita dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Si vedrà. Per il momento, bisogna individuare un nuovo direttore musicale, degno di questo nome, capace di riporre al centro solo la musica.