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Nel libero acquario dello Sgargabonzi
Se cercate un antidoto al logorio della vostra soglia di attenzione, Vendo tiroide causa doppio regalo è il libro che fa per voi
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24 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:27 PM

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Lamentarsi che Alessandro Gori non fa ridere è come lamentarsi che Brahms, Kubrick o il Brunelleschi non fanno ridere”. A dirlo è, per l’appunto, Alessandro Gori in un botta e risposta con una fantasmatica Natalia Ginzburg. Arriviamo, insomma, buoni ultimi a intervistare il creatore della fortunata pagina Lo Sgargabonzi, definito appropriatamente dal critico Claudio Giunta “il miglior scrittore comico italiano”. Quel ciclo di conversazioni stralunate con la scrittrice di Lessico famigliare assieme ai racconti dell’educazione sentimentale di un giovane redneck della campagna toscana e a un raggelante canzoniere in cui si esplora il termine ultimo della nostra esistenza fra Bellaria e Riccione compongono il trittico portante di Vendo tiroide causa doppio regalo (Nottetempo), ottavo e ultimo libro di Gori. Molti più del suo idolo Renato Pozzetto, ancora indietro però rispetto a un altro nume tutelare, Paolo Villaggio. Ma come mai si ostina a scrivere nell’epoca dei reel e del drastico calo della soglia di attenzione? “Il calo dell’attenzione è un problema di chi ce l’ha, non mio. Io scrivo nell’unico modo in cui so farlo, non ho mai riflettuto sul pubblico né mi è mai interessato confrontarmi con esso. Del resto un aspetto che trovo nauseante del contemporaneo è l’artista che ragiona su ‘quello che funziona’, che si sbraccia e s’affanna per corteggiare il pubblico, per dargli quello che vuole in cambio d’una stilla della sua attenzione. Una volta ci si vergognava a farlo, bisognava giustificarsi, la musica brutta si chiamava ‘commerciale’. Oggi è il contrario: se fai quello che semplicemente va a te, se miri a fare qualcosa di semplicemente bello, passi per un presuntuoso. Una volta un agente che voleva seguirmi mi disse: ‘Bisogna però iniziare pensare a dei reel per cercare di allargare il tuo pubblico’. Gli risposi: ‘Temo che il pubblico a cui ti riferisci io pagherei di tasca mia per non averlo’”.
E in effetti da sempre ha opposto un pertinace rifiuto ad apparire in tv, eccezion fatta per gli spassosi camei in Battute e Una pezza di Lundini. “La televisione non è un campo che m’interessa, altrimenti mi ci avresti visto in questi anni. Come non m’interessano il cinema o i podcast. Le mie passioni sono i giochi da tavolo e la musica. Semmai è lì che mi piacerebbe dire la mia. Ma ho scelto di fare quello che penso di saper fare rispetto a quello che mi piacerebbe fare. Del resto ho sempre avuto rispetto per chi non si butta, mentre per chi si butta e fallisce non ho molta simpatia”.
In esergo al libro c’è una esilarante avvertenza in cui si mette in guardia dal prendere sul serio ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti. Cosa che in passato gli ha portato alcune rogne anche giudiziarie. Il patrimonio di cultura popolare a cui attinge è una parte essenziale della sua comicità. Ma non teme che a un certo punto un nome come quello – per carità, indimenticabile – di Corrado Tedeschi possa sfuggire al suo lettore? O rimarrà sempre una sorta di eco di questi personaggi-avatar nella nostra mente? Non si corre il rischio di un meccanismo della risata per cui un pubblico di happy few becca la citazione e viene gratificato da quella soddisfazione tanto quanto dalla battuta? “A me interessa solo rappresentare in purezza il mio acquario, costruire il mio diorama e allestirlo nella massima libertà. Se cogli un riferimento bene, se non lo cogli è meglio ancora. Io sono sempre stato interessato a quello che non afferro completamente. E’ lì che trovo le crepe dove infilarmi. Difficilmente mi affascina qualcosa che mi appare risolto. Quello che è risolto mi sazia e trovo che non ci sia niente di più sterile della sazietà in qualsiasi manifestazione creativa”.
Le nuove barzellette di Totti, le 20 curiosità su Aldo Moro. Quanto ti divertono questi inventari? “Mi piacciono quando descrivono una parabola e non dei semplici segmenti. Le nuove barzellette di Totti raccontano la crisi fra Totti e Ilary Blasi come una via crucis d’interesse cosmico. Un esempio delle tante ridicole sottotrame che oggi, anche se non te ne frega niente, anche se come me non hai mai visto una partita di calcio in vita tua, devono per forza occuparti dei neuroni. Ieri cercavo di studiare il regolamento di un nuovo gioco da tavolo capolavoro di Reiner Knizia e faticavo a memorizzare gli effetti delle carte. E questo perché? Perché ho i neuroni occupati da nozioni come il fatto che Corona ha pagato coi soldi falsi un benzinaio, che Tony Effe e Fedez non si parlano e che Elodie non fa concerti per un anno. Tutta roba instillatami nel cervello contro la mia volontà”.
Ecco, se cercate un antidoto al logorio della vostra soglia di attenzione, Vendo tiroide causa doppio regalo è il libro che fa per voi.