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Trump e il Papa, l’Italia, l’America e la cultura al tempo del disordine. Intervista a Javier Cercas
"Con Papa Leone il presidente americano ha sbagliato. Sono contro la gente che vuole distruggere l'unità europea, che abbiamo costruito con fatica". Chiacchiere con lo scrittore spagnolo
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18 APR 26
Ultimo aggiornamento: 02:38 PM

Javier Cercas. EPA/BORJA SANCHEZ-TRILLO
"I papi di oggi non hanno potere come in altri tempi. Non hanno un potere politico, reale ed effettivo, non possono certo far cessare la guerra. Sono i politici che devono fare questo. Il Papa ha un potere morale e simbolico, ed è giusto che sia così. Il confronto con Trump? Non c’è da stupirsi, perché lui si è confrontato e si confronta con tutto il mondo e con tanti potenti, da Sanchez a Meloni. Fa parte della sua forma stupida di fare politica. Di certo con il Papa il presidente americano ha sbagliato, anche perché è stato lui a cercarlo e non il contrario. Del resto, come si può pensare che uno come Papa Leone XIV possa essere d’accordo con lui su un tema come la guerra? E’ ovvio che un papa che vuole tornare al cristianesimo di Cristo sia contrario a questa visione del mondo brutale e bellica. Sono i politici che devono finirla con Trump e gli americani, siamo noi tutti che dobbiamo finirla con lui. Il Papa può dire quello che pensa: a volte sbaglia, altre no. In questo caso che ha detto solo cose giuste". Parole dello scrittore Javier Cercas che Il Foglio ha incontrato poco prima che gli sia conferito il Premio Internazionale all’edizione 2026 del Premio Costa Smeralda, diretta da Stefano Salis e promossa dal Consorzio Costa Smeralda con Smeralda Holding.
"Trump non può fare nulla contro Papa Leone, se non cose ridicole legate ai soldi ad esempio, perché la Chiesa cattolica ha una forza di duemila anni", aggiunge l’autore spagnolo, 64 anni, da 25 anni molto amato anche in Italia grazie ai suoi libri, una ventina circa, tutti pubblicati dalla casa editrice milanese Guanda.
"Mi piace sempre dire quello che penso, sono fatto così ma quando uno dice davvero la sua opinione, rischia di crearsi nemici, come nel mio caso. Gli artisti non vogliono che questo accada, ma avere solo degli spettatori", prosegue Cercas. "È catastrofico che la gente mi giudichi per quello che penso e che giudichi i miei libri solo per i miei pensieri politici. Il vero io è nei miei libri, diceva Proust, ma la gente non vuole la verità, perché è scomoda. Un regista come Almodóvar ha ragione quando dice che chi ha una posizione e non parla di politica, é come se si alleasse con il male».
"Mi piace sempre dire quello che penso, sono fatto così ma quando uno dice davvero la sua opinione, rischia di crearsi nemici, come nel mio caso. Gli artisti non vogliono che questo accada, ma avere solo degli spettatori", prosegue Cercas. "È catastrofico che la gente mi giudichi per quello che penso e che giudichi i miei libri solo per i miei pensieri politici. Il vero io è nei miei libri, diceva Proust, ma la gente non vuole la verità, perché è scomoda. Un regista come Almodóvar ha ragione quando dice che chi ha una posizione e non parla di politica, é come se si alleasse con il male».
Lo scrittore spagnolo si sofferma sulle tensioni internazionali: "Sono contro la gente che vuole distruggere questa unità europea, che abbiamo costruito a fatica. on posso sentire né sostenere coloro che vanno contro l’Europa unita". Poi parla delle nuove generazioni, le difende: "Che i giovani abbiano testimoniato contro la guerra e contro quello che è accaduto e accade in Iran per esempio, è solo un bene. Jorge Manrique si impose come personificazione esemplare delle qualità aristocratiche più apprezzate durante il tardo Medioevo spagnolo, aperto ormai alle istanze della cultura umanistica. A lui è stata spesso attribuita la frase 'ogni tempo passato è meglio'. Ma io non sono d’accordo, perché lui era un grandissimo poeta e i poeti non dicono sutipidaggini. Lui disse che 'tutti i tempi passati sono buoni', che è diverso, dunque anche questo che stiamo vivendo lo è. Si sbaglia allora quando si attaccano i giovani. Non è vero che non leggono o che non hanno interessi. I tempi sono cambiati e per fortuna! Anche noi, mica stavamo sempre a leggere Platone o Kant. Molti di noi non leggevano affatto! Il problema non sono i social, ma averli lasciati in mano in mano a dei briganti che non hanno fatto nulla o quasi".
Umberto Eco, prima di morire, disse che li abbiamo lasciati in mano a “degli imbecilli”. "Aveva ragione lui", ci risponde Cercas. "Bisogna controllare questi delinquenti sui social, perché sono diventati i kings of the world, molto più del Papa, di Musk e di Thiel - un pazzo vero - entrambi orribili. Thiel è un teologo politico che predica l'inevitabilità dell'Apocalisse, ha letto Girard e cose cattoliche iniziando così un delirio tutto suo, ma non è affatto stupido. Purtroppo siamo nelle mani di certa gente".
Come reagire? Cercas- come ci dice - scrive i suoi libri, continua a documentarsi, a leggere e a correre sempre al mattino. "Se non lo faccio, divento intrattabile. Dopo ho bisogno di una Coca cola, di un caffè e di una siesta. Sono l’ultimo spagnolo a fare la siesta - sorride l'intellettuale iberico -, una parola internazionale che mi piace molto, come guerriglia e movida".
"Sono stato educato in una scuola cattolica e cattolico fino ai 15 anni, poi non più, non ho più recuperato la fede, perché è una cosa molto strana", continua. "Ho scritto il mio ultimo libro (Il folle di Dio alla fine del mondo, Guanda, ndr), per rivedere la Chiesa con occhi nuovi, che è poi quello che che fa la letteratura: pulire lo sguardo e vedere le cose come se fosse la prima volta. La letteratura è una forma di conoscenza che ci fa andare alla ricerca del buio, di ciò che non si conosce per ritrovare il nuovo, come diceva Baudelaire. Oggi come oggi è ancora più necessaria e coltiva la sua complessità attraverso l’ambiguità. Non esiste un romanzo senza ambiguità, perché le verità di un romanzo sono sempre contraddittorie e complesse. La verità non è mai bianco o nero. Noi romanzieri dobbiamo tutto a Cervantes che creò Don Chisciotte, un uomo pazzo, ma allo stesso tempo il più intelligente del mondo, capace di parlare di qualsiasi cosa. Fu un pazzo e un eroe insieme. Il romanzo è così: non dice sì o no, ma dice sì e no allo stesso tempo. A volte bisogna schierarsi ma senza questa complessità non c’è intelligenza, la democrazia fa sì che verità contraddittorie convivano in uno stesso spazio senza marcirlo. Puoi avere delle opinioni e io averne una contraria, ma va bene così, evviva il confronto".
"Come dicevo - prosegue Cercas- non esiste una istituzione simile alla Chiesa cattolica e credere a una cosa che non si vede è davvero strano. A cosa serve la religione? Cosa facciamo? Sono domande del libro che sembrano quelle di un bambino, dunque in quanto tali le più facili e le più difficili a cui rispondere. Oggi abitiamo un mondo senza Dio diceva Nietzsche. La scienza e la tecnologia hanno ammazzato Dio, ma per secoli non è stato così, ci credevano Newton e Kant, mica solo Sant’Agostino. Quando non c’è Dio, allora, cosa facciamo?».
Umberto Eco, prima di morire, disse che li abbiamo lasciati in mano a “degli imbecilli”. "Aveva ragione lui", ci risponde Cercas. "Bisogna controllare questi delinquenti sui social, perché sono diventati i kings of the world, molto più del Papa, di Musk e di Thiel - un pazzo vero - entrambi orribili. Thiel è un teologo politico che predica l'inevitabilità dell'Apocalisse, ha letto Girard e cose cattoliche iniziando così un delirio tutto suo, ma non è affatto stupido. Purtroppo siamo nelle mani di certa gente".
Come reagire? Cercas- come ci dice - scrive i suoi libri, continua a documentarsi, a leggere e a correre sempre al mattino. "Se non lo faccio, divento intrattabile. Dopo ho bisogno di una Coca cola, di un caffè e di una siesta. Sono l’ultimo spagnolo a fare la siesta - sorride l'intellettuale iberico -, una parola internazionale che mi piace molto, come guerriglia e movida".
"Sono stato educato in una scuola cattolica e cattolico fino ai 15 anni, poi non più, non ho più recuperato la fede, perché è una cosa molto strana", continua. "Ho scritto il mio ultimo libro (Il folle di Dio alla fine del mondo, Guanda, ndr), per rivedere la Chiesa con occhi nuovi, che è poi quello che che fa la letteratura: pulire lo sguardo e vedere le cose come se fosse la prima volta. La letteratura è una forma di conoscenza che ci fa andare alla ricerca del buio, di ciò che non si conosce per ritrovare il nuovo, come diceva Baudelaire. Oggi come oggi è ancora più necessaria e coltiva la sua complessità attraverso l’ambiguità. Non esiste un romanzo senza ambiguità, perché le verità di un romanzo sono sempre contraddittorie e complesse. La verità non è mai bianco o nero. Noi romanzieri dobbiamo tutto a Cervantes che creò Don Chisciotte, un uomo pazzo, ma allo stesso tempo il più intelligente del mondo, capace di parlare di qualsiasi cosa. Fu un pazzo e un eroe insieme. Il romanzo è così: non dice sì o no, ma dice sì e no allo stesso tempo. A volte bisogna schierarsi ma senza questa complessità non c’è intelligenza, la democrazia fa sì che verità contraddittorie convivano in uno stesso spazio senza marcirlo. Puoi avere delle opinioni e io averne una contraria, ma va bene così, evviva il confronto".
"Come dicevo - prosegue Cercas- non esiste una istituzione simile alla Chiesa cattolica e credere a una cosa che non si vede è davvero strano. A cosa serve la religione? Cosa facciamo? Sono domande del libro che sembrano quelle di un bambino, dunque in quanto tali le più facili e le più difficili a cui rispondere. Oggi abitiamo un mondo senza Dio diceva Nietzsche. La scienza e la tecnologia hanno ammazzato Dio, ma per secoli non è stato così, ci credevano Newton e Kant, mica solo Sant’Agostino. Quando non c’è Dio, allora, cosa facciamo?».
Pensiamo e facciamo altro, gli rispondiamo noi. «Si, è vero - ribatte Cercas, prima di consegnarci l'ultima riflessione - ma c’è gente che ancora pensa a tutto questo. Prima la religione aveva una risposta per tutto, c’era un mondo coerente. Io non ho né posso avere una risposta, ognuno fa quello che può e che vuole. Ho la letteratura che è utile per dare un senso. La stessa che mi ha fatto perdere la fede, la stessa che non fornisce certezze, ma che al tempo stesso le dà, proprio come Don Chisciotte".