L’Italia su Israele impari da Kundera: chi è minacciato si gemella militarmente

Giorgia Meloni ha annunciato la sospensione dell'accordo automatico per la Difesa con Gerusalemme. Ma altri paesi, come la Germania e gli Emirati, quell’accordo lo stanno blindando perché comprendono le minacce esistenziali in un modo che le nazioni dell’Europa occidentale, che hanno goduto di pace e prosperità, sembrano non capire

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14 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:42 PM
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Foto Ansa

Quando un mese e mezzo fa i primi missili iraniani caddero sulle città d’Israele, la maggior parte dei leader europei rilasciò dichiarazioni di circostanza. Il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna, salì invece su un aereo, volò a Tel Aviv, incontrò il presidente israeliano Isaac Herzog e il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar e offrì ciò che nessun altro in Europa aveva il coraggio di fare: pieno e inequivocabile sostegno a Israele. Tsahkna firmò poi nuovi contratti per sistemi di difesa aerea e attrezzature militari israeliane, trasformando la solidarietà in fatti. L’Estonia, una democrazia di 1,3 milioni di abitanti minacciata dalla Russia, una delle “piccole nazioni che sanno di poter scomparire” di cui parlava Milan Kundera, si è schierata apertamente al fianco di Gerusalemme assieme altri paesi baltici, che fanno parte degli amici più stretti di Israele in Europa. Il presidente estone Alar Karis ha visitato i kibbutz devastati da Hamas il 7 ottobre, assistendo in prima persona alle conseguenze della carneficina come pochi altri leader occidentali hanno fatto (i leader di Italia, Francia e Inghilterra devono ancora mettere piede in Israele).
Sarà che la piccola nazione baltica spende il 5,4 per cento del prodotto interno lordo per la Difesa – la percentuale più alta della Ue – e che modella la sua difesa sulla formula israeliana. Le forze estoni, come quelle lettoni, sono equipaggiate coi missili anticarro Spike e sistemi Blue Spear israeliani in grado di trasformare il Baltico in una zona di fuoco. I contratti per droni, sensori e sistemi di difesa aerea continuano ad affluire da Israele nell’ambito di una missione collettiva di sopravvivenza. La Elbit, principale azienda della Difesa dello stato ebraico, è intanto diventata la società israeliana di maggior valore a Wall Street con una capitalizzazione di 22,5 miliardi. Sono due i mega contratti firmati dalla Elbit in questi mesi. Il primo con gli Emirati arabi uniti per 2,3 miliardi e che prevede la fornitura di sistemi di difesa. L’altro accordo, per 3,5 miliardi, è con la Germania per l’acquisizione del sistema antimissilistico Arrow 3 israeliano e impiegato nella guerra con Teheran. Ieri c’è stato invece l’annuncio di Giorgia Meloni della sospensione dell’accordo automatico per la Difesa con Gerusalemme. “Non abbiamo un accordo di sicurezza con l’Italia, abbiamo un memorandum d’intesa di molti anni fa che non ha mai avuto un contenuto concreto: non danneggerà la nostra sicurezza”. Questa la risposta di Gerusalemme.
I paesi che si sentono minacciati, come la Germania dalla guerra in Ucraina e gli Emirati dall’Iran, quell’accordo lo stanno blindando. Qualche giorno fa la Grecia, il paese più esposto nel fianco meridionale in caso di attacchi iraniani che hanno già colpito Cipro, ha firmato con Elbit un contratto per 750 milioni per sistemi antimissilistici (la Romania ha ricevuto i sistemi aerei senza pilota della Elbit). Paesi che comprendono le minacce esistenziali in un modo che le nazioni dell’Europa occidentale tra cui l’Italia, che hanno goduto di pace e prosperità nel dopoguerra, sembra non capire. Dal Baltico a Gerusalemme, la geografia e la geopolitica sono diverse, ma l’istinto di prendere sul serio le minacce è lo stesso. Aveva ragione Ugo La Malfa: l’occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme. In molti coltivano invece l’illusione che possa essere difeso con le risoluzioni di Guterres. La storia, impietosa, si incarica prima o poi di smentirli.