Le avventure di un Telemaco del futuro

"Come sopravvivere in un universo di fantascienza" di Charles Yu è un romanzo che commuove e forse ci aiuterà a comprendere come la sci-fi non sia un visore per una realtà che non c’è, ma un microscopio per la nostra anima

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14 APR 26
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A character from the 1956 film the Forbidden Planet.

Il futuro ha un cuore antico. E’ questo che si pensa leggendo Come sopravvivere in un universo di fantascienza, romanzo d’esordio di Charles Yu uscito nel 2010 ma portato in Italia dalla Nave di Teseo. Californiano di origini taiwanesi, Yu è per lo più ignoto nel Belpaese, ma ha già vinto il National Book Award con Chinatown interiore (2020) ed è una delle menti dietro la serie tv Westworld. Allora, perché il futuro ha un cuore antico? Perché Come sopravvivere in universo di fantascienza è un avveniristico, brillante capitolo di quel libro eterno che è l’Odissea.
Il protagonista, omonimo dell’autore, è un novello Telemaco alla ricerca del padre, inventore polytropos come Odisseo, ma a differenza di quest’ultimo tutt’altro che eroico: piccolo genio da garage, inventa la tecnologia per viaggiare nel tempo, ma non sa venderla, e poi sparisce nel nulla. La mamma è una novella Penelope, che invece di filare in eterno la sua tela, grazie a un servizio di loop temporali a pagamento rievoca a oltranza gli stessi 60 minuti dell’infanzia di Charles, con cui ormai non ha rapporti. Il giovane Charles di lavoro aggiusta le macchine del tempo, ormai in commercio, che la gente usa per lo più per “rivivere il momento peggiore della vita ogni volta che può”. Così, tra una riparazione e l’altra, tra sexbot che si comprano da sole perché più nessun umano le vuole e città invase da chiassose nuvole di informazioni in disintegrazione, con unici amici un cane virtuale e la AI chiamata Tammy (che lui prega non diventi tanto intelligente da optare per il suicidio), Charles si rifugia nella sua bolla atemporale, con l’ambizione soltanto di vivere “una vita senza pericoli. Una vita senza il rischio dell’Adesso”. Questo hikikomori del futuro (prossimo) si ritrova però intrappolato in un loop temporale, e la chiave per uscirne è un libro misterioso di cui lui stesso è al contempo autore e lettore, in una visionaria e un po’ arzigogolata situazione a metà tra Borges e Michael Ende. La chiave per liberarsi è nel libro (della sua vita) e nella ricerca di quel padre amato, disprezzato, scomparso, ma mai dimenticato.
Così, tra pagine argute, irriverenti e al contempo colme di malinconia, tra macchine artificiali rimaste più umane degli umani mentre gli umani rifiutano l’oggi per drogarsi di passato, trascorso un decennio intero alla deriva fuori dal presente (dieci anni, come quelli che Odisseo ci mette per tornare da Troia: sarà un caso?), Charles parte per la propria personale Telemachia, per cercare di dare un senso alla vita di suo padre, e così di darlo anche alla propria. La grande sfida, quanto mai attuale, è quella di tornare a guardare in faccia il presente. Alla domanda posta dal titolo, più chiara in inglese (How to Live Safely in a Science Fictional Universe), la probabile risposta è: You can not. Un romanzo che commuove e forse ci aiuterà a comprendere come la fantascienza non sia un visore per una realtà che non c’è, ma un microscopio per la nostra anima.