Il paradosso di Thomas Jefferson, che voleva anche figli e nipoti costituenti

Nel dibattito sulle costituzioni si gioca un equivoco tutto contemporaneo: scambiare la durata per eternità, dimenticando che anche le leggi fondamentali, per restare vive, devono accettare il rischio di esser messe in discussione


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2 APR 26
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La firma della costituzione degli Stati Uniti nel 1787 (foto Getty)

Chissà se tutti gli opinionisti per i quali la Costituzione è stata salvata dai ragazzini, dai diciottenni che hanno votato No in massa al referendum, sanno che Thomas Jefferson voleva far cambiare obbligatoriamente la Costituzione degli Stati Uniti ogni diciannove anni. “Nessuna società può stilare una costituzione perpetua”, scriveva a James Madison nel 1789, perciò bisognava chiedersi se “la generazione precedente abbia il diritto di vincolare la generazione successiva”. La curiosa periodicità dei diciannove anni gli sembrava l’unico modo per evitare che le vite dei giovani venissero condizionate da una legge fondamentale approvata decenni o secoli prima della nascita.
In Italia, si è visto, i jeffersoniani sono pochi. In tanti hanno rivendicato di votare No per evitare che si osasse cambiare il testo “scritto da Pertini e da Togliatti”, come ho letto su un volantino di propaganda. Sono forse inconsapevoli adepti di Rousseau, non a caso il santo protettore dei grillini, secondo il quale alla fondazione di uno stato viene espressa una volontà generale: questa volontà generale non coincide con l’unanimità ma costituisce l’originario vettore che indica la direzione della storia futura dello stato; tanto che se pure, un bel giorno, tutti i cittadini volessero approvare una legge che contraddicesse la volontà generale, quella legge non potrebbe entrare in vigore perché i padri, i nonni e i bisnonni dei cittadini, sottoterra, non avrebbero voluto.
Ho scovato la lettera di Jefferson – ma anche la lungimirante risposta di Madison, timoroso che una continua ridiscussione della costituzione inducesse le fazioni a dilaniarsi – in un saggio di Jörg Tremmel, filosofo della politica che insegna a Tubinga. Tremmel sostiene che le costituzioni siano di tre tipi: quelle perpetue, quelle durature e quelle a scadenza, che invalgono provvisoriamente fino a data prestabilita. Il paradosso delle costituzioni, che in Italia viviamo con melodrammaticità, è che sono strutturate per essere durature (ossia valevoli fino a una modifica a maggioranza) ma vengono concepite come perpetue, ossia immodificabili, eterne, al di fuori del tempo e al di sopra dei capricci degli elettori.
E’ per questo che parecchie costituzioni, circa il 30 per cento di quelle al mondo, contengono le cosiddette “clausole di trinceramento”, meta-articoli che garantiscono l’immodificabilità della costituzione stessa. Prima di correre entusiasti a pretendere che ce ne dotiamo anche in Italia, considerate che ce l’hanno il Bahrain, la Giordania, il Kuwait, il Qatar e, ovviamente, l’Iran. Quest’ultima costituzione prevede una clausola di trinceramento che sancisce la supremazia dell’Islam, contravvenendo ai diritti dell’uomo; la sua irrevocabilità rende impossibili delle sostanziali riforme, rendendo necessaria una faticosa contro-rivoluzione oppure la fuga all’estero, verso paesi più liberi.
Una costituzione immodificabile, dunque, non garantisce necessariamente la libertà; anzi. Per salvaguardare la libertà, secondo Tremmel, è invece necessario prevedere a priori delle modifiche periodiche, benché non frequenti come suggeriva Jefferson. Tremmel – è tedesco – propone un complicatissimo ma accuratissimo calcolo per stabilire quando cada il Gpt, il “punto di svolta generazionale”. In base ai rilievi demografici, nazione per nazione, si arriva a stabilire a quanti anni dall’ultima modifica costituzionale il novero dei nuovi cittadini avrà sopraffatto quello dei sopravvissuti al demos costituente (di solito, una trentina); a quel punto, bisognerà necessariamente proporre una modifica della costituzione, allo scopo di evitare che i vivi vengano condizionati dai morti. Ciò non toglie che tale revisione possa avvenire prima di questa scadenza, ma di certo non deve avvenire dopo. Poi i nuovi cittadini avranno ogni diritto di respingere le modifiche; sarà però stato un modo di ricordarsi che la venerazione per le costituzioni, spiega Tremmel, non deve oscurare il fatto che in fin dei conti sono state tutte scritte da uomini.