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countdown

Nerd e creature fantastiche con vista Palazzo Chigi. Anche Meloni aspetta il Tolkien amazoniano

Ginevra Leganza

A settembre arriva la serie tv in 8 episodi, "Il Signore degli Anelli. Gli anelli del potere". Fasto o nefasto che sia, siamo nell’ambito del presagio. Ed esattamente come la nostra tolkieniana di ferro, spopola nell’aspettativa 

Sarà un countdown tutto agosto. Amazon Prime Video è nel pieno degli ultimi preparativi, e per chi popola la Terra di Mezzo è un calendario d’avvento in stile balneare. Perché i suoi abitanti putativi – e fra questi nientemeno che Giorgia Meloni – fremono. Ingannano l’attesa. Si riabbuffano delle pellicole anni Zero di Peter Jackson. Ma non aspettano altro. Nient’altro che la serie tv in 8 episodi, disponibile a partire dal 2 settembre sulla piattaforma on demand. Scritta e prodotta da JD Payne e Patrick McKay, vede la regia di Juan Antonio Bayona. E la festa che Amazon ci prepara, avete capito, è d’ispirazione tolkieniana.

Il cinema e Tolkien – a prescindere dai gusti – sono storicamente garanti anti onanismi, anti aspirazioni modeste e prodotti andanti. E sono come di consueto addendi di somme vertiginose. 257 milioni le visualizzazioni del primo teaser dopo appena 24 ore, con l’impero Bezos che – prima ancora di investire i 465 milioni di dollari per la realizzazione – si è dovuto aggiudicare i diritti d’autore, passandone ben 250 alla Tolkien Estate.

 

Così, fra nerd e altre creature fantastiche in fremente attesa, potrebbe esserci proprio lei. La donna dell’estate 2022. La regina dei cuori che battono a destra. Pugnace sempre, sin dalle prime luci del giorno, chissà se dal 2 settembre Giorgia Meloni avrà un qualche scampolo di loisir. Un attimo di divano da dedicare all’universo inventato dal suo scrittore preferito. Quale miglior balsamo, infatti, per una che le mille e mille pagine conosce a memoria… E quale migliore auspicio – per la sua campagna elettorale – di questa festa tolkieniana in formato serie tv… (E sì che dire festa tolkieniana fa un po’ pensare a un campo hobbit in stile missino, anche se nel ‘77 Giorgia era bebè). Chissà se avrà tempo. Ma poi chissà se le farà innervosire e imprecare contro la mejo anima loro, visto che anche qui siamo in aria di blackwashing: elfi coi capelli ricci e la pelle nera in ottemperanza al credo inclusivista. E dire che Il Signore degli Anelli fu pubblicato per la prima volta in Italia dalla Casa Editrice Astrolabio, passando poi in mano ad Alfredo Cattabiani e Quirino Principe: un’edizione Rusconi, quella, battezzata da altissimi padrini in spirito conservatore, con la prefazione di Elémire Zolla. Una serie tv, questa, apparentemente wokista. Ma piovuta dal cielo nel momento più propizio per la Meloni, alla quale forse servirebbe augure consulenza.

Ad ogni modo, è tutto meraviglioso. Fasto o nefasto che sia, siamo comunque nell’ambito del presagio. La serie Il Signore degli Anelli. Gli anelli del potere, esattamente come la nostra tolkieniana di ferro, spopola nell’aspettativa. E questo accade ora. Proprio ora che al posto del deep state e del suo ennesimo Oscuro Signore potremmo avere una regina – per chi non lo sapesse, qui si mescola melonese e tolkienese – non oscura ma bellissima e temibile come l’alba, più forte delle fondamenta della Terra, una che tutti l’amerebbero, disperandosi.

 

Ecco, tornando a noi, avremmo una regina venuta su fra la Garbatella e Lothlórien. Se su YouTube digitate qualcosa come “Dama Galadriel e lo specchio”, trovate un video tratto dal primo film della saga (2001). Dama Galadriel è la capa degli elfi – creature sagge e leali – che riemerge fra i personaggi della nuova serie. È bionda, glaucopide, tanto forte da mobilitare gli esserini più semplici. Amica degli hobbit, gente buffa ma pratica. Gli unici in grado d’invertire l’andazzo del mondo. Così pensa la Dama, come Giorgia dei suoi elettori. E dunque tra i fatati tolkieniani lei s’ispira un po’ a Galadriel… Soprattutto quando nel video sgrana gli occhi chiari e si spolmona, invasata e bramosa, esaltata ma spaventata dall’anello del potere.

Lei lo conosce a memoria, quel libro. E questa serie da costi record, con questo Tolkien amazoniano e wokista, reclama un aruspice.  Anche perché con quella prefazione di Zolla si capisce che Giorgia di Tolkien qualcosa ha capito se “non cerca la mediazione fra bene e male, ma soltanto la vittoria sul male”, qualunque cosa esso sia. E, a differenza degli alleati, per lei “i Draghi (maiuscola nostra) non sono da considerare fratelli, ma da annientare”. Draghi è annientato, ma adesso urge proprio un aruspice. Più presagio di così…

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