Un diario della migrazione che dura da dieci anni

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12 DEC 20
Con questo episodio inauguriamo una nuova serie di video interviste ai fotografi dell’agenzia Contrasto.
Harraga, è il primo libro, uscito nel 2017, del fotoreporter italiano Giulio Piscitelli, membro dell’agenzia fotogiornalistica Contrasto, ma è anche un progetto on going per raccontare chi attraversa le frontiere, oltrepassa i muri eretti per dividere gli stati. Dietro la parola harraga, che in dialetto arabo indica coloro che bruciano i confini, ci sono le storie di chi migra, elude la polizia e si affida a trafficanti mai visti prima per arrivare in Europa. Giulio Piscitelli descrive in prima persona i volti, i vissuti, le rotte del viaggio. L’arrivo, la vita, le attese e le speranze di chi parte sapendo che non potrà tornare indietro. Un diario che dura da dieci anni, sul tema della migrazione e che entra dentro, con coraggio, una delle più grandi ferite della contemporaneità.
Piscitelli è salito al porto di Zarzis, in Tunisia, su una vecchia barca in legno accanto ad altri 120 uomini per arrivare a Lampedusa. È stato nel deserto del Sahara, confine naturale tra l’Africa subsahariana e il nord “un luogo in cui chi non ce la fa viene abbandonato lungo la strada per lasciare spazio agli altri che sono ammassati sul pick-up. Non esistono report ufficiali che indicano il numero di coloro che muoiono durante la traversata”.
A giugno è tornato in Libia. Al Foglio racconta e mostra con le sue fotografie che cosa ha visto in un paese logorato dalla guerra civile.