Giancarlo Peris e la fiamma olimpica di Roma 1960

Marco Pastonesi

L’ultimo tedoforo alle Olimpiadi di Roma del 1960 racconta ne “Il fiaccolaro”, che fa parte del progetto “Alla fine della città”, il via dei Giochi olimpici di sessant'anni fa

La fiaccola è ancora accesa. E il fuoco non si è ancora spento. Almeno dentro di lui: mente, cuore, anima, e ricordi, pensieri, principi. Giancarlo Peris fu l’ultimo tedoforo alle Olimpiadi di Roma del 1960: 350 metri e 92 gradini per portare il simbolo dei Giochi e accendere il braciere della pace.

  

Sessant’anni dopo siamo andati a trovare Peris. Ha 79 anni, per 40 è stato insegnante di italiano nelle scuole medie, ha insegnato anche atletica leggera sul campo, abita nella sua Civitavecchia e conserva, in casa, la fiaccola olimpica. E qui racconta la selezione, la prova, un inconveniente di cui forse nessuno si è mai accorto e un disguido con Giulio Andreotti, presidente del Comitato organizzatore, che tirava per le lunghe il suo discorso inaugurale senza sapere che...

 

Il fiaccolaro” fa parte di “Alla fine della città”, il progetto triennale dell’associazione Ti con Zero tra narrazione, arte e viandanze, fino al 30 novembre, stavolta – causa Covid-19, in versione digitale, con video e tutorial, incontri virtuali e racconti radiofonici. Il primo anno c’è un verbo che coniuga le diverse iniziative: accendere. Accendere un gesto, un’idea, un’emozione, un registratore, un territorio. Nel caso di Peris, accendere una fiaccola ma anche una memoria e un messaggio.

 

Qui trovate il programma di "Alla fine della città" e qui tutte le altre informazioni sulla manifestazione.

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