Un algoritmo molto serio rivela cosa pensavano davvero gli illuministi
Sorpresa: a Voltaire, più dei preti, interessava la famiglia
di
28 AUG 20

Voltaire benedice il nipote di Franklin in nome di Dio e della Libertà, Pedro Américo
Già cinquant’anni fa Juan Rodolfo Wilcock preconizzava un Filosofo meccanico universale, una macchina in grado di produrre autonomamente filosofia “in quel vasto settore di indagine a scopo voluttuario e decorativo che consiste nel casuale accostamento di vocaboli che nell’uso corrente raramente vanno accostati, con susseguente deduzione del senso o dei sensi che eventualmente si possano ricavare dall’insieme” (se volete esempi concreti, pensate a “Il vero è l’intero”, “L’inferno sono gli altri”, “Il mondo mondeggia”). Nel frattempo però disponiamo di un algoritmo che fa qualcosa di più sofisticato: tenta di svelare cosa pensassero davvero i filosofi, mappando il modo in cui interessi e associazioni si disponevano nella loro mente quando scrivevano in maniera immediata, rivolgendosi non a un pubblico di sconosciuti ma a corrispondenti e confidenti.
Un’interessante collaborazione fra la Voltaire Foundation di Oxford (che sta terminando una mastodontica edizione critica di tutta l’opera di Voltaire) e l’Artfl Project dell’Università di Chicago (che ha pubblicato sul web un’accuratissima edizione digitale dell’Encyclopédie) ha analizzato con quest’algoritmo le corrispondenze di Voltaire e di Rousseau, che coprono mezzo secolo e sono integralmente disponibili su un altro sito fondamentale per gli studi settecenteschi, Electronic Enlightenment. Non si tratta solo di contare quali termini appaiano più frequentemente; l’algoritmo genera cluster tematici di parole che l’autore delle missive era solito utilizzare collegandole, e che quindi erano di fatto associate nella sua mente mentre scriveva lettere; potremmo dire nella fase privata del suo pensiero. Il meccanismo è descritto nel dettaglio su Café Lumières, un bel blog che divulga la ricerca sull’Illuminismo.
La sorpresa è che Voltaire risulta sorprendentemente disinteressato alla filosofia e alla religione. O, meglio, i cluster che contengono parole come “filosofo, filosofia, sacerdote, articolo, gesuita, religione” o “frate, santo, cappuccino, tolleranza”, si piazzano nella parte bassa della classifica tematica, davanti solo a cluster molto meno significativi per definire l’identità di Voltaire nel nostro immaginario: quelli relativi ai titoli nobiliari, alle forme di cortesia in cui pure abbondava, o ai servizi postali, oltre che ovviamente al cluster relativo all’Académie Française che solleticava non poco la sua vanità. Lo interessavano di più il teatro (che gli valse la fama in gioventù), i casi giudiziari (che gliela assicurarono in vecchiaia) e i rapporti familiari: Voltaire era pettegolo, oltre a essere lo zio della propria amante.
Rousseau invece – fatta salva una netta preminenza delle questioni editoriali, col cluster che contiene parole come “paragrafo, articolo, testo e così via” – era davvero interessato ai temi portanti del proprio pensiero. Quanto meno, ne parlava con più trasparenza e frequenza: il secondo cluster più pesante è quello relativo a “sentimento, felicità, virtù, amore”, che sono forse i quattro punti cardinali del suo lessico filosofico. Se non sorprende che al terzo posto si piazzi la preoccupazione per la salute (“malattia, corpo, cura, medico”, eccetera), spiccano anche i cluster relativi all’ambito della politica e a quello dell’analisi psicologica (“silenzio, inquietudine, bisogno, impazienza”), che Rousseau rivolgeva al proprio interno. Come diceva il grande studioso René Pomeau, Rousseau si esamina sempre e si trova cattivo; Voltaire non si esamina mai e si trova buono.
Ci sono vari motivi per cui da quest’algoritmo emergono ritratti intimi di filosofi che possono spiazzarci: il diffuso eclettismo, che contravviene alla nostra necessità di catalogarli manualisticamente, e soprattutto il fatto che nel Settecento la censura, il timore che ogni lettera venisse intercettata, dettava sovente la necessità di smussare, ammiccare, lasciar perdere. Questo è forse il peggior nemico di un algoritmo che, sofisticato quantunque, forse faticherà a cogliere gli ammicchi ma è efficace nel rivelare pieghe private. I temi che ossessionano Voltaire risultano essere: al terzo posto i libri, soprattutto quelli propri, visto che il cluster non contiene solo “edizione, volume, pagina” ma anche “errore di stampa, errata corrige”; al secondo posto le date, che tracimano dal cluster relativo a mesi dell’anno, giorni della settimana, ore del giorno; al primo posto i soldi, con “lire, monete, conti, somma, banconote, franchi, pagamento, rendita”. Tempo e denaro: c’è qualcos’altro che dovrebbe interessare un filosofo quando pensa senza che nessuno lo guardi?