Non fa scienza, sanza lo ritenere, avere inteso Dante nei testi degli ultimi Pontefici

Montini amava e “pensava” con Dante, ma non è ovviamente l’unico, tra i Pontefici del Novecento, ad averne parlato e scritto. La rinascita dell’attenzione del magistero sul poeta data infatti proprio dall’inizio del secolo scorso, anche a fronte del tentativo di molti ambienti culturali non cattolici di fare del “ghibellino” una figura anticlericale, o di leggerlo addirittura in chiave paganeggiante. Nel 1921 Benedetto XV scrisse addirittura un’enciclica, “In praeclara summorum”, nel sesto centenario della morte, per ricordare a tutti gli istituti di cultura cattolica che “tra i grandi personaggi” della storia della chiesa Dante occupa un posto speciale, indicando la necessità di approfondirne l’opera. Ci sono poi i numerosi interventi danteschi, spesso d’occasione, di Giovanni Paolo II, tra cui un discorso al Centro dantesco di Ravenna dei frati minori conventuali, che da alcuni anni gestisce assieme all’Università Cattolica di Milano la Scuola estiva internazionale di studi danteschi. Benedetto XVI si ricordò dell’Amore “che move il sole e le altre stelle” parlando alla Specola Vaticana durante l’anno dell’Astronomia, legando esplicitamente i cieli di Dante alla ricerca culturale dell’uomo contemporaneo: “Alzare gli occhi al cielo per riscoprire il nostro posto nell’universo”. Ma certamente il contributo più corposo risiede nell’Altissimi cantus, poiché Montini fu cultore di Dante fin dalla sua giovinezza, come testimoniano le numerosissime citazioni dantesche che il professor Giuseppe Frasso, ordinario di Filologia italiana, ha rintracciato già a partire dai carteggi giovanili di Montini. A raccogliere i testi degli ultimi Pontefici, per l’editore dell’Università Cattolica, assieme a Frasso ha lavorato Michele Faldi, filologo per formazione ma ora responsabile della Direzione didattica dell’ateneo. Paolo VI sottolineava che “il fine della ‘Divina Commedia’ è anzitutto pratico ed è volto a trasformare e a convertire”. Dante insomma è al centro della missione storica della chiesa, e ne aveva piena consapevolezza. Così il motu proprio aveva anche uno scopo effettuale, chiedere all’Ateneo dei cattolici di istituire una cattedra di Filologia dantesca che, idealmente, divenisse cuore e fonte di ispirazione degli studi letterari. La cattedra venne istituita, seppure ora non è attiva. Ma l’interesse per il Poeta si riflette nell’attività della Scuola estiva internazionale.
Giuseppe Frasso, Michele Faldi (a cura di)
Vita e pensiero, 128 pp., 12 euro
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"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.
E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"
