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Scoop filosofico: la discontinuità di Locke sulla “tolleranza” per i cattolici

Le “Ragioni per tollerare i papisti in maniera uguale agli altri”

8 Settembre 2019 alle 06:00

Scoop filosofico: la discontinuità di Locke sulla “tolleranza” per i cattolici

L’evento più sorprendente di questi giorni è avvenuto fra il 1667 e il 1668, data di un manoscritto inedito di John Locke che due studiosi hanno appena rivelato al pubblico: otto paginette seppellite nel fondo della Greenfield Library di Annapolis, nel Maryland, in cui Locke scrive grossomodo il contrario delle opinioni che i manuali gli attribuiscono in materia di tolleranza religiosa. Com’è noto, nel 1689, il sessantenne Locke dà alle stampe la “Lettera sulla tolleranza”, in cui sostiene che uno Stato debba rispettare tutte le religioni a eccezione di due: l’ateismo e il cattolicesimo. L’ateismo poiché – in contrasto con le posizioni espresse pochi anni prima da Pierre Bayle nei “Pensieri diversi sulla cometa” – non è possibile una società di atei virtuosi; l’ateismo anzi, coincidendo con la certezza di restare impuniti dopo la morte, concede a chi lo pratica la libertà di delinquere. Il cattolicesimo, invece, coincide con la fede nel potere temporale del Papa; pertanto qualsiasi cittadino cattolico è fedele in cuor suo a un sovrano straniero, quello di Roma, ed è pronto a tradire lo Stato. Quest’ultima idea è una sua ferrea convinzione addirittura dal 1659, come attesta la sua corrispondenza privata.

  

Il manoscritto appena diffuso, intitolato “Ragioni per tollerare i papisti in maniera uguale agli altri”, segna invece una parentesi di discontinuità nel pensiero di Locke e cambia irrevocabilmente la maniera di studiarne l’evoluzione. Lo spiegano gli scopritori, John Craig Walmsley e Felix Waldmann, su “The Historical Journal” di Cambridge: ciò che colpisce dell’inedito non è tanto il voltafaccia di per sé quanto il contesto in cui si verifica. Siamo nei mesi fra l’estate 1667 e la primavera 1668, durante una lunga sospensione dei lavori parlamentari in cui si dibatte del destino dell’Inghilterra, uscita dilaniata dalla rivoluzione di Cromwell e fiaccata dalla restaurazione degli Stuart. Il tema dei rapporti fra religione e politica è centrale, tanto che di lì a poco verrà approvato il Test Act, che garantisce cariche pubbliche solo agli anglicani, mentre la successiva ascesa al trono del cattolico Giacomo II porterà alla gloriosa rivoluzione del 1688, in cui la corona d’Inghilterra verrà offerta dai parlamentari a Guglielmo III d’Orange.

  

In questi mesi appaiono dozzine di pamphlet su come regolarsi con le religioni non anglicane, dai protestanti non conformisti ai cattolici. Per contribuire al dibattito, Locke stesso scrive un “Saggio sulla tolleranza” (da non confondersi con la “Lettera”) che però non pubblica: qualcosa non lo convince. Le “Ragioni” appena scoperte sono, con ogni evidenza, materiale preparatorio per il “Saggio”; consistono in rapidi appunti in cui Locke elenca non tanto le possibili obiezioni che i cattolici possono opporre alla sua teoria antipapista quanto i motivi concreti per cui agli anglicani converrebbe tollerare i cattolici anziché perseguitarli. A ben vedere, non sono lusinghieri. Locke argomenta che i cattolici vadano tollerati perché “la libertà di coscienza porterà gli uomini ad aborrire sempre più il papato” e a “spiacersi di ogni imposizione religiosa”, oppure perché la tolleranza può essere uno strumento per convertirli all’anglicanesimo, oppure perché “la sofferenza finisce per rafforzare le opinioni”. Si tratta di ragioni puramente utilitaristiche, che sovrastano di gran lunga le uniche concessioni puramente teoriche che Locke fa ai cattolici: ammettere che la condizione per tollerarli sia che si comportino da buoni sudditi e negare allo Stato il diritto di punire (come nella fede nel potere temporale del Papa) una mera questione di coscienza. Poi, come sappiamo, muterà d’avviso.

  

I motivi di rilevanza della scoperta sono sia di quelli che eccitano i filologi, sia di quelli interessanti per chi tiene all’attualità. La scrittura sui fogli delle “Ragioni” è di Locke, mentre il testo del coevo “Saggio” è un collage di manoscritti, uno solo dei quali è autografo: questa scoperta attesta dunque un nucleo più profondo e immediato del pensiero di Locke in materia. Inoltre, solo i filosofi davvero intelligenti sanno cambiare idea. La giravolta di Locke – ostile ai cattolici nel 1659, favorevole alla tolleranza nel 1668, contrario nel 1689 – non testimonia soltanto vivacità intellettuale ma uno smottamento nella produzione del suo pensiero. Il tono utilitaristico delle “Ragioni” comprova lo scacco del tentativo di stabilire principii di politica religiosa puramente astratti, come voleva il giovane Locke antipapista, e ridimensiona la pretesa che il criterio del vecchio Locke, o qualsiasi teoria della tolleranza religiosa, possa valere universalmente e in ogni tempo, sceverata dal contesto in cui sorge e dagli obiettivi immediati che si pone.

Antonio Gurrado

Antonio Gurrado (1980) vive a Milano dopo essere vissuto a Gravina in Puglia, Pavia, Napoli, Modena e Oxford. Ha pubblicato il saggio “La religione dominante. Voltaire e le implicazioni politiche della teocrazia ebraica” (Rubbettino) e il romanzo “Ho visto Maradona” (Ediciclo). Scrive sul Foglio dal 2009.

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