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Vienna 2024. La peggiore delle distopie ricorda qualcosa del presente

Andrea Affaticati

Il nuovo romanzo di Franzobel, “valzer di destra”. Le analogie con l'Austria di oggi 

Milano. Malte Dinger è decisamente soddisfatto di come gli va la vita. Il figlio Carvin ad appena quattro anni ha imparato da solo a leggere, il matrimonio con la bella moglie Elvira va a gonfie vele e anche il suo locale, dove serve speciali cocktail a base di gin, è un vero successo. Poco importa se al governo c’è una forza politica dai tratti inequivocabilmente autoritari. La nuova formazione si chiama Limes, è nata da un giorno all’altro, dopo il fallimento della coalizione tra popolari e nazionalisti, e alle elezioni ha fatto man bassa di voti. Limes definisce se stesso “il partito del vero socialismo” e rifiuta qualsiasi collocazione a sinistra o a destra. L’autoritarismo messo in campo è strisciante, colpisce innanzitutto gli stranieri, gli omosessuali e gli oppositori, “eterni retrogradi”. Il cittadino austriaco che si adatta, non protesta, non ha nulla da temere. A meno che non finisca accidentalmente tra le maglie della giustizia. Ed è proprio questo quello che accade una mattina a Dinger.

 

Ha appena portato il figlio a scuola e ora si sta recando in metropolitana al lavoro. Improvvisamente gli si parano davanti due controllori. Dinger fa per mostrare l’abbonamento, ma si rende conto di averlo dimenticato; vuole prelevare per pagare l’ammenda, ma ha superato il limite massimo. La situazione è sempre più fuori controllo e deraglia definitivamente quando arrivano anche due poliziotti. Dinger perde le staffe, ne aggredisce uno e finisce in carcere. È l’inizio di un inferno che si protrarrà per mesi, prima di capire come tutto ciò possa essere accaduto. Mentre Dinger cerca di sopravvivere in carcere, il commissario Falt Groschen indaga su un brutale omicidio avvenuto nel centro di Vienna. Inizialmente tutti gli indizi sembrano indicare una faida familiare, ma man mano che le indagini procedono si vengono a scoprire retroscena politici impensabili. Per fare cassa, il governo avrebbe venduto ai sauditi l’acqua. Sia Dinger sia il commissario, che fino ad allora si erano “arrangiati” con la nuova situazione politica, si trovano ora a fare i conti con la domanda: “Quando si fa resistenza? Nel momento in cui la propria esistenza è in pericolo?”.

 

Il nuovo romanzo dell’austriaco Franzobel, “Rechtswalzer” (Valzer di destra, ed. Zsolnay) è ambientato nella Vienna del 2024, e per chi di valzer un po’ se ne intende, il titolo è un indizio. Nel valzer viennese, infatti, le coppie volteggiano in senso antiorario. Ma ora non più. Si potrebbe dire che provare a immaginare cosa sarà l’Austria tra cinque anni non sia un esercizio troppo difficile, politicamente parlando. Ciò nonostante è sorprendente scoprire quanto alcune situazioni immaginate da Franzobel siano già ora fatti di attualità. Tra queste la vicenda reale che riguarda Armin Wolf, noto giornalista della televisione pubblica. Un paio di settimane fa, nel corso di un’intervista al ministro dell’Interno Harald Vilimsky del partito nazionalista Fpö, Wolf gli aveva chiesto se non rinvenisse una somiglianza tra la raffigurazione degli stranieri su un manifesto appena pubblicato da un’organizzazione giovanile dell’Fpö e un’immagine degli ebrei pubblicata ai tempi del nazismo dall’organo di partito der Stürmer. Vilimsky aveva reagito furioso, definito la domanda “scandalosa”, e aveva minacciato Wolf di conseguenze. Anche nel libro di Franzobel c’è un noto giornalista della televisione pubblica che finisce dietro le sbarre. Il suo nome è Lex Arminius.

 

La stampa è da tempo nel mirino di Vilimsky, il quale tempo addietro ha ammonito gli organi di sicurezza a non rilasciare più interviste ai media critici. Nel ranking di Reporter senza frontiere l’Austria in un anno è scesa di 5 punti fino al 16esimo posto. E per quel che riguarda la tanto decantata “attenzione alle esigenze del cittadino comune”, se nel libro Limes vende l’acqua ai sauditi, nella realtà, l’attuale governo, ha appena decurtato i sussidi alle famiglie, anche austriache, con molti bambini. Il taglio viene inoltre applicato nel caso in cui una famiglia non conosca il tedesco o l’inglese in modo accettabile. Qualche giorno fa Strache ha rilasciato un’intervista al tabloid Kronen Zeitung nella quale, pescando tra il vocabolario nazista, denunciava il pericolo di una “sostituzione della popolazione”. Un esponente dei liberali austriaci osservava recentemente: “Se potesse questo governo incolperebbe gli stranieri anche del brutto tempo”. Il cambiamento strisciante è già in atto.

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