Antonio Padellaro (foto LaPresse)

“Più dell'antifascismo ci vorrebbe l'anti imbecillismo”, dice Padellaro

Salvatore Merlo

A proposito del Salone del libro di Torino, della casa editrice vicina a CasaPound e del libro su Salvini. Che nessuno ha letto

Roma. “L’antropologia dell’eterno antifascista è Truce come quella di Salvini”. E un po’ gli scappa da ridere, ad Antonio Padellaro, che è da sempre di sinistra. “Ma di che stiamo parlando?”. Beh, stamattina leggendo Repubblica abbiamo scoperto che ci sono i fascisti e gli antifascisti. Alcuni stanno boicottando il Salone del libro di Torino, e chi non boicotta protesta, perché è ospitata anche una piccola casa editrice vicina a CasaPound. “Ma a Torino si presentavano i libri di Franco Freda! Il terrorista nero. Oggi non è la piccola casa editrice che mette paura. Ma è Salvini. Senza Salvini nessuno si sarebbe occupato di questa casa editrice. Il problema è un libro, diciamolo. E’ un libro intervista con Salvini. Ma questo vi sembra un modo di ragionare a un salone del libro? Tra l’altro io questo libro non l’ho letto… Tu l’hai letto?”. No non l’ho letto nemmeno io. “Ecco, appunto, non l’ha letto nessuno. Cosa dice Salvini? Dice che bisogna mandare gli ebrei ad Auschwitz? Perché se dice questo sono il primo a dire che dove viene promosso un libro così non ci vado. Ma non credo lo dica. Quindi stiamo facendo il processo a una casa editrice di destra per aver pubblicato un libro che nessuno ha letto. Ma è una cosa meravigliosa! Posso lanciare una proposta”. Prego. “Dopo l’antifascismo, dovremmo inventare l’anti imbecillismo”. Vasto programma.

 

Ma i fascisti? Non dobbiamo resistere? “I fascisti ci sono sempre stati. E in piena democrazia. Il Msi si rifaceva direttamente a Mussolini, aveva per simbolo una fiamma che sembrava scaturire dalla bara del duce. Eppure stava in Parlamento, e la Dc ci faceva accordi. Il Msi arrivò a raccogliere fino al 10 per cento dei voti. Quella sì che era un’onda nera. Oggi quanto conta CasaPound? Lo zerovirgola?”. Ondina nera. Però c’è Salvini. “Appunto. Alla fine questo antifascismo più che col fascismo ha a che vedere con la campagna elettorale. Io le tesi di Salvini le respingo. Ma per contrastarlo ci vogliono argomenti forti, più forti di quelli che agita lui. E dargli del fascista invece non è un argomento. E’ un epiteto. Ma come si può dimostrare che Salvini è fascista? Qual è il suo richiamo all’ideologia fascista? Vuole le corporazioni? E’ per le leggi raziali? Non so. Vorrei capire”.

  

Ogni tanto cita Mussolini. Poi gli piace molto mandare bacioni dal balcone. “Quello ha il Bignami delle frasette del duce in tasca. Sbeffeggia e provoca gli antifascisti eterni. Che ci cascano come il cane di Pavlov”. Al Salone del libro è scoppiato un pandemonio. Christian Raimo, scrittore e consulente del festival, aveva parlato di fascisti al Salone. Su Facebook ha redatto anche una breve lista. “Mi piace confrontarmi con tesi ben argomentate, non mi occupo di quelle fatte solo per strappare un titolo sul giornale”. Nella lista di Raimo ci sono anche Pietrangelo Buttafuoco e Alessandro Giuli, che vengono dal Foglio. “Già la sola idea di una lista di proscrizione mi fa stare un po’ male. E poi sulla base di cosa? Ma di che stiamo parlando? Bisogna aver mandato il cervello all’ammasso”. Quindi tu ci andrai al Salone di Torino? “Certo. E a quanto vedo ci vanno anche i resistenzialisti”. Presenterai il tuo libro (“Il gesto”) su Berlinguer e Almirante che collaborarono nei giorni del rapimento di Moro. “Provo a spiegare perché due personaggi così diversi e opposti cercarono di parlarsi e confrontarsi di fronte a un pericolo maggiore: il terrorismo. Evidentemente c’è anche un altro modo di stare al mondo rispetto a lanciarsi ogni minuto sputi, sampietrini e insulti”.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.