Eschilo censurato alla Sorbona

Giulio Meotti

Blitz contro le Supplici “razziste”. Aggressioni dei militanti di colore: “Fate propaganda afrofoba”

Roma. “Le Supplici” sono state definite il più arcaico dei drammi antichi. Eschilo vi racconta dello sbarco ad Argo delle cinquanta regali figlie di Danao, guidate dal padre. Sono fuggite dall’Egitto per sottrarsi a un matrimonio coatto. Chiedono ospitalità al re d’Argo, Pelasgo, che garantisce alle giovani protezione e respinge l’assalto di un araldo egizio e della sua scorta, che volevano riprendersi le prede ambite. Dunque un dramma femminista d’antan. Ma per la militanza antirazzista, prima di tutto un dramma razzista.

  

Così, la messa in scena delle “Supplici” è stata cancellata all’Università Sorbona di Parigi in seguito a una protesta di un gruppo che accusava l’opera di diffondere l’odio. Lunedì 25 marzo, nell’anfiteatro Richelieu della Sorbona, “agli attori e ai comici è stato impedito con la forza di prepararsi e il pubblico è stato tenuto fuori da persone che accusavano l’opera di razzismo”, denuncia la presidenza dell’università. “Parte della troupe è stata sequestrata”, accusa Philippe Brunet, direttore della compagnia Demodoco, in omaggio a un personaggio dell’Odissea, che aveva allestito il dramma all’interno del festival Les Dionysies. Alcuni personaggi indossavano delle maschere di rame corrispondenti ai codici del teatro antico. E alcune di quelle maschere delle donne egizie erano nere. Sufficiente perché cinquanta attivisti della Lega di difesa afroamericana e del Consiglio di rappresentanza delle associazioni nere denunciassero il dramma. Hanno chiesto la fine delle rappresentazioni, le scuse dell’università e una conferenza di rieducazione. Una conferenza sulla storia del “blackface” “alla presenza del direttore, la direzione del centro culturale e il decano di questa università”. “Sarà una sorta di riparazione”, ha detto il presidente del Consiglio di rappresentanza delle associazioni nere, Ghyslain Vedeux.

  

Le associazioni antirazziste hanno ricevuto il sostegno dell’Unione studentesca Unef: “In un contesto di razzismo dilagante a livello nazionale i nostri campus universitari, purtroppo, rimangono permeabili al resto della società, perpetuando modelli razzisti”, deplora la sezione studentesca di Parigi IV, chiedendo le scuse dell’università.

  

Frédérique Vidal, ministro dell’Istruzione, e Franck Riester, ministro della Cultura, hanno parlato di “un attacco senza precedenti alla libertà di espressione e di creazione nello spazio accademico, che è contrario a tutti i valori accademici e ai principi repubblicani”. Philippe Brunet, sconvolto dagli insulti e dalla violenza scagliate contro la sua troupe per diversi giorni, condivide lo stesso destino del canadese Robert Lepage, costretto l’estate scorsa a cancellare la performance del suo “Kanata” con la compagnia del Théâtre du Soleil sulla base del fatto che non c’erano comici amerindi. Spiega in una nota il servizio culturale della Sorbona: “L’anno scorso, c’erano attori neri e vi erano stati ‘alcuni commenti’ negativi. Quindi, in questa edizione, gli attori hanno specificato che avrebbero recitato con delle maschere bianche e nere, secondo le tradizioni del teatro greco antico”.

   

Agli occhi di Philippe Brunet l’assalto fa parte di “una pratica del terrore, sia fisica sia sociale. Sfortunatamente, questi attivisti rompono con la tradizione universalista della Francia. E queste associazioni diventano parte dell’ordine morale e adottano comportamenti fascisti. Hanno il diritto di boicottare, ma non di comportarsi come i censori. Nell’ultima rappresentazione dell’ “Antigone” ho fatto recitare i ruoli da uomini a delle donne. Recito Omero ma non sono cieco come lui; ho fatto recitare i ruoli dei persiani a dei ragazzi nigeriani a Niamey; la mia ultima regina persiana era nera di pelle e portava una maschera bianca”. Ma una volta scatenata la furia del nuovo razzismo antirazzista, l’acquiescenza non è più in grado di placarla. Neppure indossando una maschera più rassicurante.

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.