Vivere per un'Amica geniale
Leggere Elena Ferrante e Matilde Serao per credere all’amicizia assoluta tra donne

"Ti ricordi quante cose abbiamo fatto che ci facevano paura? Ho aspettato te apposta", risponde Lila, la geniale, a Lenù, la geniale sottotraccia, quando lei le dice di avere paura. E’ uno dei molti momenti della tetralogia di Elena Ferrante in cui le due protagoniste si prendono per mano e vanno incontro a tutto. Maschi, mare, Napoli, campagne, burroni, risse, libri, compiti, adulti, competizione, confronti (tra l’una e l'altra, tra loro due e il resto, tra ciascuna e la solitudine). Tutto.


“Quello che fai tu, faccio io”, dice Lenù a Lila. Prendersi per mano è la cosa che fanno più spesso in “L’amica geniale”
Per le donne, gli amici si dividono, se le danno, s’ammazzano o si fanno ammazzare (succede nel Decameron, nei film di Verdone, Bertolucci, Truffaut e in tutto quello che c’è in mezzo e anche dopo). “Pensavo che ci saremmo fidanzati e saremmo stati sempre tutti e tre insieme, io, tu e la tua amica”, dice a Elena Nino Sarratore, quando le confessa di averla amata, da ragazzino. Non lo pensa per rispetto e ammirazione di quel nodo che stringe Lila e Lenù, naturalmente: lo pensa da una parte per istinto predatorio, lui che in “L’amica geniale” assomiglia al Gassman di “C’eravamo tanto amati” (altro film dove una donna sfascia un’amicizia maschile); dall’altra parte lo pensa perché riconosce, come tutti, che Lina e Lenù sono indissolubili, se prendi una paghi due. Come Evelyn e Ninny in “Pomodori Verdi Fritti”, quando Evelyn (Kathy Bates) impone al marito di convivere con la sua amica Ninny, e lui si oppone, e lei lo minaccia di sfasciare il salotto (come ha fatto il giorno prima). “La narrativa dell’amicizia in genere si concentra negli uomini”, scrive Dakota Fanning all’inizio di un saggio su Matilde Serao, scrittrice e giornalista che, in Italia, e quindi in Europa, a metà dell’Ottocento, di amiche riempì i suoi romanzi, ne fece un tratto costante e onnipresente come nessuno e nessuna mai prima di lei. Matilde Serao nacque a Patrasso, da babbo napoletano e a Napoli diventò chi è stata (tra le varie cose, direttrice e fondatrice di giornali). Prima di lei, nota Fanning, l’amicizia femminile aveva cominciato a fare capolino nel romanzo occidentale a partire dal Settecento, ma sempre sullo sfondo e sempre come tema subalterno, attore non protagonista.


Il biografismo forzoso che Ferrante ha disintegrato è quello nel quale una donna si fa accompagnare da un’altra