Foscolo, lo stalker

Rinaldo Censi

Che vita avventurosa quella di Niccolò Ugo Foscolo. Verrebbe da dire quasi picaresca, stando al ritratto che emerge dalle belle pagine che Luigi Guarnieri gli ha dedicato, nel suo “Forsennatamente Mr Foscolo” (La nave di Teseo).

 

Che vita! Nel 1800 combatte i francesi, tenta la carriera militare, ma fatica ad arrivare al grado di capitano. Si sposta dal fronte verso altre destinazioni, come una pallina da flipper: Lugo, Pistoia, Siena, Bologna. Si piazza a Milano, dove non disdegna il gioco d’azzardo e le belle donne – una costante della sua vita. Arriva a Firenze e incontra una delle tante prede, muse ispiratrici: Isabella Roncioni. Non è ancora l’acclamato autore dell’Ortis. Il testo è in fieri. Esiste infatti un primo Ortis, costruito sulla figura di Teresa, vedova non più giovanissima, a cui la moglie di Vincenzo Monti fa da modello (insieme alla Carlotta del Werther). Così – fermi tutti! – davanti a Isabella l’intero libro viene rimesso in discussione.

 

Disdetta vuole però che inizi a circolare in edizione pirata, pubblicata dall’editore Marsigli, intitolato “Vera storia di due amanti infelici”. Marsigli aveva fatto rimaneggiare la storia da un bolognese, tal Angelo Sassoli, di professione avvocato. Ovviamente Ugo, dal temperamento bilioso e irruento, sbotta. Come si permettono?

 

Eppure, lo vedremo, gli avvocati sono proprio la categoria che dovrebbe ingraziarsi. Inizia a tampinare la Roncioni, che gli risponde picche (come avverrà sempre). È già promessa sposa. Ma che importa. Le lettere servono per dare linfa alla nuova versione del libro.

 

Ugo è un grafomane indefesso. Se vivesse oggi, coi social network a disposizione, sarebbe a un passo dallo stalking. Anzi, togliamo il passo. Scrive sempre. Riempie pagine pomposamente retoriche. Comico, mellifluo, sempre arrapato. Melodrammatico come pochi, minaccia pure il suicidio. Si prodiga in una serie di colpi a effetto che, ogni volta, vengono rintuzzati e rispediti al mittente. Un esempio? Mentre la pratica Roncioni è già archiviata nel faldone dei documenti letterari, il nostro Ugo mette gli occhi su Antonietta Fagnani Arese, moglie del conte Marco Lucini Arese. Non si tiene: “Oh! E adesso sento ch’io t’amo, e che ti devo amare eternamente. Grazie, celeste creatura, grazie. Ho coperta di baci la tua lettera, e l’ho bagnata di lagrime riconoscenti. Io la rileggo, e me la stringo al petto come sacro e prezioso tesoro...”. Che attore. Che ridicolo seduttore. Non vedete anche voi, qui, tra le righe, in filigrana, l’immagine del geometra Calboni, intento a prodigarsi in piroette e baciamano a Courmayeur, davanti a qualche contessa?

 

Dopotutto, il libro è tutto un vorticare di cognomi multipli. Qualche grande nome, ma non siamo all’Ippopotamo. Il bel mondo, appunto, come lo chiama Ugo, desideroso di accasarsi. Farà la stessa cosa in Inghilterra, ma prima, rifiutata la direzione di un giornale per paura di passare da traditore filo-austriaco, va a svernare in Svizzera senza soldi, e non resiste: si ritrova protagonista di un ménage memorabile con una donna sposata, praticamente ninfomane. Lei gli mostra addirittura lettere di un amante tedesco. Ugo, tuttavia, non comprende la lingua.

 

Guarnieri è maestro nel descrivere Foscolo con affettuoso piglio caricaturale. Una specie di Daumier. E in Inghilterra? Giunge a Londra e si intrufola nei salotti che contano, acclamato come una star. Una specie di Erri de Luca in terra straniera, ma più prestante e ciarliero: con l’abito del dandy.

 

Goffo, scimmiesco, tricologicamente smisurato, come il suo ego. In undici anni fa il fenomeno. Accumula debiti e malanni. Scrive. Firma cambiali. Dimentica la sorella, che lo crede ricco e famoso. Proprio come i colleghi italiani, invidiosi. Tenta la sorte con la figlia di qualche lord. Manca di praticità.

 

È insomma un megalomane, chioserebbe la Franca Valeri de “Il vedovo”: “Un megalomane è uno che si crede superiore a tutti invece è un cretino ridicolo che si circonda di incapaci”. La descrizione gli calza quasi a pennello.

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