Alla faccia dei truci, il porno diventa letteratura e (incredibile!) di carta

Simonetta Sciandivasci

Roma. Non vi spaventate, parliamo di riviste erotiche. Innanzitutto, se avete fatto il test estivo dell’Espresso, tranquilli: lo abbiamo fatto tutti, di nascosto e previa manifestazione di dissenso e indignazione su Facebook. Per chi se lo fosse perso, il test domandava a un certo punto: “Con chi, idee politiche a parte, fareste sesso?”, proponendo, nella rosa di scelte per i maschi, “Daniela Santanché per zittirla” e “Marine Le Pen per sculacciarla” e, in quella per le femmine, “Giancarlo Giorgetti perché sa come si fa” e “Roberto Fico perché è ruspante”. Se non vi turba il disequilibrio, che ha scatenato un’indignazione tale per cui il direttore Damilano ha dovuto scusarsi, significa tante cose, non per forza brutte o belle, una delle quali è che avete una vita sessuale etica e senza tossine, però – magari – giusto un po’ noiosa (si consiglia la visione di Baby Cobra, su Netflix, dove Ali Wong spiega bene perché a noi ragazze piace che a letto – “almeno a letto, almeno ogni tanto, santo cielo, ché già ho dovuto far tutto in ufficio” – qualcuno ci zittisca e s’incarichi di governare). Eppure, un sesso non diciamo paritario ma liberato da certi schemi (dominatore-dominato; attivo-passivo; traditore-tradito; guardone-guardato), un sesso quotidiano e leggero, piacevole e facile, non solo esiste, non solo si fa, ma dà anche così tanta soddisfazione e pungoli, che può persino essere erotico, letterario, pop porno.

 

Piccola così è il racconto intorno al quale la rivista Ossì (bravi: l’intercalare dell’orgasmo) ha costruito il suo primo numero. Diciamolo meglio, perché “rivista” è polveroso: Ossì è una fanzine erotica, nuova di zecca, italiana, romana (fanzine erotica è scritto a più riprese sulla copertina, che è un po’ vintage, e grunge, e punk, e hardcore e renderebbe il vostro tavolino da fumo un grande protagonista della No Wave newyorkese: insomma, prima ancora che è una grande idea editoriale, Ossì è uno strepitoso oggetto d’arredamento e poi vi diventa anche argomento di conversazione, perché è stampata in risograph e potete spiegare per diversi quarti d’ora che questo rende unica ciascuna copia). Sfogliate Ossì e ci trovate dentro foto di tette e lecca lecca loliteschi e calzini altrettanto loliteschi e petting, “foto scattate da qualcuno che vorresti ti piacesse”. Foto ritmate da un progetto grafico caotico ma perfetto, colorato e post pop, post porno, post tutto e quindi prima di qualcosa, non importa cosa, chissà, il sesso domanda mica risponde; foto che stanno intorno a un “racconto zozzo da mondi che speriamo esistano davvero”, uno per ogni numero (250 copie per volta, numerate a mano).

 

In Piccola Così il mondo che si spera esista è questo: la convivenza di due ragazzi normalissimi e innamoratissimi che non vogliono mai separarsi l’uno dall’altra, tanto che comprano un aggeggio per rimpicciolirsi di modo da diventare tascabili, alla bisogna, e potersi sempre accompagnare a vicenda. Una sera, lei si rimpicciolisce per fare a lui delle carezze un po’ speciali, poi va a dormire in una tasca della giacca di lui per non restare schiacciata nel sonno, ma la mattina dopo, quando si sveglia, si accorge che lui l’ha portata con sé a lavoro e non riesce ad avvisarlo e in pausa pranzo si ritrova ad assistere a lui che fa sesso con un’altra. Non finisce nel modo che state immaginando, perché il mondo che le ideatrici di questo progetto delizioso (sono tutte donne: Alice Scornajenghi; Elena Atzori; Marzia Grillo; Francesca Pignataro) non è un romanzo di Elena Stancanelli e nemmeno il nostro, dove a rimpicciolirsi non ci pensa nessuno: è, invece, un posto dove per amare l’altro, per osservarlo, per capirlo, per farglisi più vicini, si accetta di farsi minuscoli, di non avere abbastanza voce per urlare “son qui!”. Mentre tutto s’affolla di ego gonfiati, con gli scrittori che si candidano a rieducare il paese e redimerlo dalla “deriva fascista”, che sia una rivista erotica a dire che ridimensionarsi è il primo passo da fare, per meglio vedere, meglio sentire, parecchio godere e quindi meglio amare, mette tantissimo di buon umore. E che sollievo, poi, tutto questo porno e neppure una porcata.

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