“Anche la scienza è una forma d’arte”. Così Fondazione Fendi sbarca tra i bosoni

Maurizio Crippa

Milano. “Anche la scienza è una forma d’arte. Nasce da una intuizione, basta pensare a Newton, a Galileo. Sono linguaggi e metodi diversi, ma non dovrebbero essere considerati percorsi separali, come accade nella nostra mentalità attuale”. Da poco più di un anno Maria Teresa Venturini Fendi ha preso le redini della Fondazione Carla Fendi. La stilista che la fondazione aveva fortemente voluto e sostenuto, come contributo e sostegno alla cultura, ha voluto fosse lei a prendersene cura, farla crescere. E lei, che si definisce “una umanista”, per formazione e forse anche per indole, ha intuito come c’è uno spazio – in grande espansione anche in Italia – per un mecenatismo culturale di alto livello, ma concentrato soprattutto sul mondo dell’arte, o della musica, è altrettanto importante costruire una presenza di mecenatismo – cioè di un contributo privato che non sia casuale, ma che sia stabile e “pensato” – per ciò che riguarda la cultura scientifica. Un obiettivo di impegno a lungo periodo, del quale, dice la nuova presidente, si sono appena iniziate a gettare le basi, ad esempio una collaborazione con il Cern, e con il sostegno a progetti anche internazionali che verranno selezionati con l’aiuto di un pool di esperti.“Perché viviamo in un mondo in cui il ruolo della scienza sarà sempre più decisivo, preponderante, dalla genetica alla medicina alle intelligenze artificiali, ed è giusto aiutare le persone a comprenderne il linguaggio, i temi, e anche i problemi etici o filosofici che ne sono implicati. Per questo dico che la sfera dell’arte, della cultura umanistica e quella delle scienze non devono essere separate”. Viviamo anche in un mondo in cui paradossalmente c‘è un rifiuto della scienza, dall’anti-vaccinismo alla diffidenza contro la medicina o il parere degli esperti: forse davvero contribuire alla diffusione di una migliore cultura scientifica è una mission che vale la pena assumersi. “Certamente sì, forse è inevitabile che di fronte a un progresso scientifico così accelerato, onnipresente, le persone abbiano timore, si pongano domande. Nella società attuale c’è una sorta di forza centrifuga che riduce in pochi istanti ogni stabilità. Questo genera problematiche nuove, ma la qualità delle risposte deve venire da più conoscenza”.

 

 

Due mondi, l’arte e la scienza. “Due mondi”, è il nome del Festival di Spoleto, iniziato il 29 giugno e che proseguirà fino a domenica 15 luglio. Con il Festival di Spoleto, la Fondazione Fendi ha un rapporto storico, che va al di là del ruolo di un “main sponsor”, fin da quando nel 2010 la Fondazione iniziò la lunga collaborazione e mise mano al restauro del Teatro Caio Melisso, il magnifico teatro all’italiana della città, oggi Spazio Carla Fendi e una delle sedi prestigiose del Festival.

 

Così è proprio a Spoleto, in un contesto di eccellenza votato soprattutto alla musica, al teatro e all’arte, che Maria Teresa Venturini Fendi ha deciso di far debuttare la nuova “filosofia” della Fondazione, incentrata sulla scienza (ma anche sulla filantropia, sarà l’altro punto di attenzione: del resto progresso scientifico e impegno per il miglioramento delle condizioni di vita vanno di pari passo, sottolineano alla Fondazione).

 

La scorsa domenica, ha inaugurato una doppia mostra, tra arte e scienza appunto, due istallazioni, dedicate a “Il mistero dell’origine”. Nella prima, “Miti, trasfigurazioni” sono esposte in uno spazio che simboleggia l’intelletto umano opere che nelle varie culture indagano i temi di ciò che pertiene all’inizio, al fondamento dell’essere. La seconda, “La scienza” nella chiesa della Manna d’Oro è virtuale, a carattere astrofisico, ed è prodotta in collaborazione con l’Istituto nazionale di fisica nucleare e il Cern: un viaggio nel tempo e nello spazio a partire dal Big Bang fino alle sperimentazioni che appunto si svolgono nei laboratori attuali per indagare l’origine dell’universo. La prossima domenica, il 15, a chiudere idealmente il percorso, al Teatro Caio Melisso la Fondazione Carla Fendi consegnerà tre premi – contributi economico da impiegare in attività didattiche – a tre scienziati di chiarissima fama, Peter Higgs e a François Englert i due fisici Premio Nobel nel 2013 per la teorizzazione del bosone di Higgs e a all‘italiana Fabiola Gianotti, fisico delle particelle e direttore del Cern, il centro di ricerca con il quale Fendi ha iniziato a sviluppare un rapporto continuativo. “Credo siano premi – dice la presidente Venturini Fendi – che oltre a onorare il lavoro di questi scienziati indica una direzione per la nostra attività, che deve essere improntata all’eccellenza, all’apertura internazionale e allo stesso tempo a una capacità di divulgazione alta. Io stessa, che come dicevo ho una formazione umanistica, mi sono avvicinata ai territori della scienza attraverso la mediazione della parola, dei libri. La scorsa domenica ad esempio abbiamo tributato un omaggio a Stephen Hawking, un grande astrofisico che aveva anche la capacità di comunicare, con un video inedito da noi prodotto, “con la proiezione del video inedito ‘A sense of wondere” e ospitando Lucy Hawking, sua figlia, a sua volta una brava divulgatrice di scienza”. C’è bisogno di un impegno in questo ambito anche da parte dei privati, conclude Maria Teresa Venturini Fendi, e fortunatamente anche in Italia l’atteggiamento verso il mecenatismo culturale sta cambiando, superando antiche diffidenze legate a una concezione in cui è la collettività, cioè “lo stato”, l’unico titolare dell’intervento in questi ambiti. Nell’arte, nel collezionismo, nelle mostre questa barriera è ormai abbattuta. Provarci con il mondo della scienza è l’obiettivo della Fondazione voluta da Carla Fendi.

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