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L'Unità va all'asta tra bottiglie di vino e lampade infrarossi

Dopo il pignoramento la testata dello storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci in vendita il 21 maggio per 300 mila euro 

11 Maggio 2018 alle 16:59

L'Unità va all'asta tra bottiglie di vino e lampade infrarossi

Cantava Gaber che “qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari”. Che poi in fondo, per tanti comunisti, non erano altro che la feste dell'Unità. Non sapeva Gaber. E non sapevano i compagni commossi, che nel 2018 quel “connubio rosso”, vino-Unità, si sarebbe riproposto. Non nella piazza di un qualche comune dell'Appennino tosco-emiliano, ma sulle pagine di un sito di aste giudiziarie.

 

La vicenda del quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924 è purtroppo nota. Superate diverse peripezie il 3 giugno del 2017 ha cessato le pubblicazioni. Ora, dopo che i giornalisti l'hanno pignorata non avendo ricevuto due stipendi, la testata è stata messa all'asta. L'annuncio è stato pubblicato sul sito ufficiale dell'Istituto vendite giudiziarie di Roma. In mezzo tra un “Lotto unico di bottiglie di vino e birra, attrezzature e arredamento per bar” e una “Lampada infrarossi per essiccare vernici marca 'Infrarr Technologic star'” (foto sotto).

 

 

La vendita verrà aperta il 21 maggio alle 9.30 e si chiuderà il 24 alle 17. Il prezzo base è di 300.000 euro (più 32.924 di oneri), il rilancio minimo è del 10 per cento. È sempre difficile dare un prezzo alla storia. E quella dell'Unità, legata a doppio filo con quella della sinistra italiana, è una storia che, in un modo nell'altro, ha accompagnato, raccontandoli, i cambiamenti dell'Italia degli ultimi 90 anni. L'impressione è che in molti proveranno ad accaparrarsela per 300 mila euro o poco più. Di certo è quello che sperano i giornalisti anche perché, se l'azienda non farà uscire almeno un numero entro fine maggio, la testata sarà ufficialmente decaduta.

 

“Ci sono storie che non dovrebbero finire - scriveva l'Assemblea dei redattori e delle redattrici del quotidiano il 3 giugno annunciando la fine delle pubblicazioni -, per la storia che hanno raccontato e testimoniato, per quella che hanno cercato di capire, per chi ci ha creduto, per chi ci ha messo passione, professionalità e attaccamento. Questa storia, la nostra, hanno deciso di chiuderla nel modo peggiore, calpestando diritti, calpestando lo stesso nome che porta questa testata, ciò che ha rappresentato e ciò che avrebbe potuto rappresentare”. “Le storie possono essere scritte in tanti modi - concludevano -. Per noi hanno scelto il peggiore”. E stavolta, vedere l'Unità accanto ad un lotto di vino, non fa commuovere, mette solo tanta tristezza.

Nicola Imberti

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Commenti all'articolo

  • filotea62

    14 Maggio 2018 - 10:10

    Ma forse Guareschi ci avrebbe fatto qualche spiritosa vignetta

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  • quadroemerito

    12 Maggio 2018 - 12:12

    Strano che anche questa vicenda non sia stata dichiaratamente addebitata a Renzi e al PD riformista. Io, che a quindici anni, invece di andare a giocare a pallone come i miei coetanei, mi alzavo alle 5 la domenica mattina per la "diffusione militante" al seguito di mio padre, posso indicare benissimo le cause di questa tragedia: la nascita di Rep, alle cui lusinghe cedettero molti redattori di allora, le gestioni sciagurate di Uolter l'americano prima e della bella Concita dopo, aver imbarcato gente estranea alla tradizione di sinistra come Padellaro, il furioso Colombo (fino al giorno prima a libro paga dell'Avvocato), travaglio persino! Il tutto all'inseguimento di tematiche mal intese come l'ambientalismo reazionario dei no tutto e il giustizialismo manettaro che ci doveva liberare dal nemico di turno, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi oggigiorno. Scusate lo sfogo, ma l'idea che manchi dalle edicole una testata riformista mi preoccupa non poco. Saluti

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